Riceviamo e pubblichiamo
Un appuntamento imperdibile con la grande prosa d’autore e il fascino senza tempo di una delle icone del cinema e del teatro italiano. Ieri, alle ore 21, il Teatro Grandinetti di Lamezia Terme ha aperto il sipario su “Made in Italy”, lo spettacolo che vede protagonista la straordinaria Barbara De Rossi.
L’evento si inserisce nella prestigiosa cornice di Vacantiandu 2026, la rassegna di qualità curata dall’Associazione Teatrale I Vacantusi (sotto la direzione artistica di Nico Morelli ed Ercole Palmieri), che si conferma ancora una volta come il cuore pulsante della cultura e della narrazione d’eccellenza in Calabria.
Scritto da David Norisco e diretto da Francesco Branchetti, “Made in Italy” non è solo una rappresentazione, ma un’esperienza multisensoriale.
Barbara De Rossi, con la sua intensità magnetica, si fa guida di un viaggio spazio-temporale alla riscoperta dell’identità italiana. In un’epoca dominata dalla globalizzazione, lo spettacolo invita a fermarsi per ritrovare la bellezza e l’unicità delle nostre radici.
Ad accompagnare l’attrice sul palco, un ensemble di altissimo livello: l’Orchestra Filarmonica, che tesserà la trama sonora del racconto; Samanta Chieffallo, Simona Bettoni e Daniela Savoldi, presenze artistiche che arricchiscono la narrazione; le spettacolari visioni di Video Art curate da Emanuele Rossi, che trasformeranno la scena in un quadro vivente.
La presenza di un’artista del calibro di Barbara De Rossi nobilita ulteriormente il cartellone di Vacantiandu, una kermesse che quest’anno ha saputo coniugare intrattenimento e ricerca artistica, registrando continui sold-out.
La rassegna si attesta come un presidio culturale fondamentale, capace di portare a Lamezia le produzioni più significative della scena nazionale.
“Vacan
tiandu Fest” – Progetto realizzato con il supporto MIC – Direzione Generale Spettacolo.
“Teatri della Magna Grecia” finanziato con risorse PAC 2014-20 erogate ad esito dell’Avviso “Distribuzione Teatrale 2025” della Regione Calabria – Settore Cultura.
La regia di Francesco Branchetti ha puntato tutto sull’essenzialità: sul palco spiccavano solo una poltrona e un leggio. Questo minimalismo scenico è servito a dare risalto alla narrazione della De Rossi e, soprattutto, alla componente musicale.
Infatti, fondamentale è stato il contributo delle tre musiciste Samanta Chieffallo, Simona Bettoni e Daniela Savoldi che, vestite con i colori della bandiera italiana, hanno offerto un’esecuzione tecnica di alto livello, forte dell’esperienza maturata accanto a figure come il Maestro Pavarotti.
Un racconto stratificato, dunque, che ha utilizzato suoni, immagini e parole per ricostruire l’identità del Paese.
Lo spettacolo, scritto da David Norisco, si è ispirato al concetto di Grand Tour tra Settecento e Ottocento, rivisitandolo con una chiave di lettura moderna.
Il viaggio è partito dalla Sicilia, citando la corte di Federico II e la Scuola Poetica Siciliana, per poi risalire lo stivale con una narrazione che ha intrecciato storia e arte. Uno dei tanti momenti emozionanti della serata è stato l’omaggio a Pino Daniele; il passaggio narrativo verso la Campania è stato segnato da una versione intensa di “Napul’è”. Il racconto ha poi toccato il Lazio, l’Umbria, la Liguria e la Lombardia, “terra dei Longobardi”, spingendosi fino ai paesaggi senza tempo della Toscana e al fascino arcaico della Sardegna. In questo percorso, Barbara De Rossi ha evocato le anime di illustri artisti e poeti che hanno reso immortale l’Italia, dai versi di De André alle atmosfere mistiche di Battiato, legando ogni regione a una specifica bellezza poetica, dialettale e musicale.
Sul fondo del palco, la proiezione di immagini rappresentative dei luoghi ha fornito un contesto visivo costante che ha aiutato il pubblico a immergersi nelle parole.
Una straordinaria Barbara De Rossi ha condotto la serata con una voce profonda e una cura meticolosa per il testo, concentrandosi sulla sensibilità del racconto.
Lo spettacolo è riuscito nell’intento di mostrare un’Italia unita da un bagaglio culturale comune che ha spaziato dalla poesia classica, all’architettura e alla musica contemporanea.
È stata una prova d’attrice solida, supportata da un trio d’archi e piano che ha fatto la differenza in termini di atmosfera e suggestioni, emozionando il pubblico presente.
