Riceviamo e pubblichiamo

Una svolta storica e un radicale salto qualitativo nelle politiche di tutela della salute pubblica e del welfare. La Calabria si dota ufficialmente di una cabina di regia scientifica e istituzionale per mappare, analizzare e contrastare le dipendenze patologiche, segnando il passaggio definitivo da una gestione emergenziale a una programmazione strutturata, rigorosa e validata dai più alti standard nazionali ed europei.

Si è tenuta oggi pomeriggio, presso la sala riunioni del Dipartimento Salute e Welfare alla Cittadella regionale di Germaneto, la prima riunione operativa dell’Osservatorio regionale sulle dipendenze patologiche (Ordp), istituito con Dca n. 8 del 22 gennaio 2025. L’incontro, finalizzato alla programmazione delle attività e all’avvio immediato dei lavori, ha riunito per la prima volta i componenti dell’organismo multidisciplinare e interistituzionale, i cui servizi di assistenza tecnica saranno in capo ad Azienda Zero.

La strategia della Regione Calabria si muove sul terreno della certezza finanziaria e della massima efficacia della spesa. La Regione Calabria ha infatti messo in campo un’importante dotazione finanziaria complessiva di oltre 11,3 milioni di euro, frutto di un’attenta ricognizione delle risorse che ha permesso di sbloccare poco più di 3.300.000 euro di fondi fermi dal 2013 destinati alla lotta alle droghe per il piano triennale regionale (Dca n. 8/2025), a cui si aggiunge lo stanziamento di poco superiore agli 8 milioni di euro per il nuovo Piano triennale sulle dipendenze 2025-2027 approvato e finanziato dal Ministero della Salute.

I pilastri della programmazione, che l’Osservatorio coordinerà su base scientifica, prevedono progetti biennali per la prevenzione selettiva e generalista, percorsi di reinserimento socio-lavorativo, una formazione continua dei professionisti e, soprattutto, un piano straordinario di potenziamento del personale qualificato all’interno dei SerD delle cinque Aziende Sanitarie Provinciali calabresi.

Dagli interventi dei vari partecipanti che si sono susseguiti al tavolo operativo – tra cui i rappresentanti accademici, i delegati del Terzo settore, i responsabili dei Serd territoriali e i rappresentanti delle comunità terapeutiche – è emerso con forza un orientamento metodologico chiaro e condiviso: ogni tipologia di dipendenza va trattata in maniera specifica e diversificata, rifiutando approcci standardizzati.

Nel corso del dibattito, gli esperti hanno auspicato la massima collaborazione e sinergia tra le istituzioni sanitarie, il mondo giudiziario, la rete scolastica e il privato sociale.

Al centro del confronto è stata posta inoltre l’importanza strategica della formazione continua e trasversale del personale operante sul campo, elemento ritenuto indispensabile per l’aggiornamento dei protocolli terapeutici, parallelamente alla messa a disposizione di ricerche scientifiche e competenze accademiche per la redazione del report annuale e per l’individuazione precoce dei fattori di rischio tra le giovani generazioni.

Una parte centrale degli interventi è stata dedicata all’importanza cruciale della prevenzione, definita un investimento fondamentale capace di generare ricadute determinanti non solo in termini di cura e salute individuale e della popolazione, ma anche sul piano economico, riducendo l’impatto sociale e l’onere futuro sui servizi.

L’organismo avrà il compito di applicare un sistema standardizzato di raccolta dati che coinvolgerà l’intera rete dei servizi pubblici, privati e delle forze dell’ordine, delle scuole, delle prefetture, degli uffici giudiziari e dei Servizi sociali dei Comuni, mettendo al centro l’analisi dei fabbisogni quale punto di partenza imprescindibile per mappare i reali bisogni del territorio e traducendo l’analisi in interventi di prossimità omogenei e capillari.

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