Francesco Di LietoFrancesco Di Lieto

Riceviamo e pubblichiamo

Un aeroporto è la porta d’ingresso di un territorio.

Il primo biglietto da visita per chi arriva.

A Lamezia Terme (Cz), invece, rischia di diventare la prima trappola che incontra chi mette piede in Calabria.

Il sistema di controllo automatico degli accessi allo scalo era stato presentato come una misura per rendere più ordinata e sicura la viabilità davanti al terminal.

Ma se l’effetto concreto è quello di spingere automobilisti, famiglie e accompagnatori a girare attorno all’aeroporto, fermarsi dove capita, occupare strade laterali e creare nuove situazioni di pericolo, allora bisogna avere il coraggio di dire una cosa semplice: questo sistema non sta governando il traffico, lo sta spostando fuori dai varchi.

Codacons lo aveva segnalato prima ancora dell’attivazione del controllo automatico, chiedendo a Enac, Sacal, Comune di Lamezia e Prefettura di Catanzaro regole chiare, un’area di attesa gratuita e soluzioni concrete per evitare che gli utenti fossero costretti a uscire, rientrare, girare a vuoto o fermarsi dove non dovrebbero.

Oggi quel rischio è diventato realtà.
Per evitare una multa da 30 euro si producono code, soste improvvisate, manovre pericolose e tensione.

Per recuperare pochi euro si mette a repentaglio la sicurezza del transito.

È il paradosso di un sistema che nasce per ordinare e finisce per generare disordine.

“Non difendiamo la sosta selvaggia — afferma Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale Codacons —.

Chi blocca corsie, rotatorie o strade deve essere controllato e sanzionato. Ma proprio per evitare la sosta selvaggia bisogna offrire agli utenti una soluzione vera. Se non dai alle persone un luogo sicuro dove attendere, non stai organizzando il traffico: stai creando il caos e poi lo stai multando”.

Qui non si tratta di essere contro le regole. Si tratta di impedire che le regole diventino una trappola.

Un aeroporto non può funzionare come una tagliola piazzata all’ingresso della Calabria.

Ancora più grave è il trattamento riservato alle persone fragili, ai disabili, agli anziani, ai minori e a chi ha bisogno di assistenza.
Cronometrare la disabilità non è organizzazione: è disumanità travestita da regolamento.

Chi deve aiutare una persona con mobilità ridotta, far salire in auto un minore disabile, accompagnare un anziano o prestare assistenza effettiva non sta abusando dell’aeroporto. Sta esercitando un diritto.

E quel diritto non può essere schiacciato da un sistema automatico che tratta nello stesso modo chi corre da solo con un trolley e chi deve assistere una persona fragile.

Applicare gli stessi tempi a situazioni radicalmente diverse significa ignorare la realtà.

Significa scaricare la disabilità sulle famiglie.

Significa trasformare un bisogno di assistenza in una colpa. Significa dire a chi è fragile: “muoviti più in fretta, altrimenti paghi”.

Questo non è accettabile. La Costituzione non impone soltanto di trattare tutti allo stesso modo. Impone di rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto l’eguaglianza, la dignità e la libertà delle persone.

Una disciplina aeroportuale che non prevede tempi, spazi e procedure adeguate per disabili, anziani, minori e soggetti fragili rischia di violare proprio questi principi.

Per questa ragione Codacons ha già chiesto l’intervento del Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità della Calabria, affinché verifichi se l’attuale organizzazione dello scalo sia compatibile con i principi costituzionali di eguaglianza sostanziale, tutela della persona, solidarietà e non discriminazione.

Non si tratta di chiedere privilegi per i disabili. Si tratta di impedire che una barriera organizzativa diventi una barriera economica.

Servono subito spazi riservati, visibili, accessibili e chiaramente segnalati per la sosta temporanea dei veicoli utilizzati da persone con disabilità, soggetti fragili e accompagnatori che prestano assistenza. Spazi veri, non teorici.

Indicazioni chiare, non nascoste. Procedure umane, non automatismi ciechi.

Non basta dire che esistono 20 minuti gratuiti.

Non basta invocare un regolamento.

Non basta nascondersi dietro una telecamera.

La domanda è semplice e dovrebbe far vergognare chi ha pensato di applicare multe senza prima risolvere questo problema: una persona disabile ha davvero, oggi, il tempo e lo spazio per arrivare, scendere, essere accompagnata, salire in auto e ripartire senza essere trattata come un intralcio da multare?

Se la risposta è no, il sistema non va difeso. Va cambiato. Subito.

Codacons chiede a Sacal, Enac, Comune di Lamezia e Prefettura di intervenire senza ulteriori rinvii: area gratuita di attesa esterna ai varchi, spazi riservati per soggetti fragili, cartellonistica chiara, procedure rapide di annullamento, accesso ai dati di transito e controlli veri contro le soste pericolose.

La sicurezza non si costruisce con multe automatiche da 30 euro.

Si costruisce organizzando gli spazi, rispettando le persone e impedendo che l’aeroporto diventi una trappola.

La Calabria parla di turismo, accoglienza e rilancio.

Ma di quale turismo vogliamo parlare se il primo messaggio che diamo a chi arriva è: attento, qui puoi essere spennato?

Un aeroporto deve accogliere, non spennare.

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