Riceviamo e pubbpichiamo

Da quando abbiamo fatto l’appello al governatore Roberto Occhiuto, lo scorso 5 agosto di annullare la stagione di caccia 2026 in considerazione della condizione eccezionale e ingestibile dei numerosi incendi boschivi (ancora in atto…) abbiamo creato una petizione online, che in pochissimi giorni ha raggiunto quasi 10mila adesioni.

In seguito abbiamo favorevolmente notato gli appelli del Wwf nazionale a tutti i presidenti di regione di annullare le preaperture alla caccia, a cui sono seguiti quelli del Pai e del consigliere Ferdinando Laghi a Occhiuto che non possiamo non condividere.

Non riusciamo però davvero a comprendere in virtù di cosa sia stato approvato il calendario venatorio calabrese il giorno dopo.

Da una parte ci sono stati video tragici, articoli, pubblicazioni di dati da parte del responsabile della protezione civile…e poi, di colpo, la pubblicazione del calendario venatorio sembra sia stata opera di altri fulminei “attori”… .

Per nostra personale attività di analisi, abbiamo letto con attenzione la relazione “tecnico scientifica” della Regione Calabria e abbiamo riscontrato una notevole quantità di falle argomentative e tecniche, nonché continui e imbarazzanti riferimenti a presunte “inesattezze” scientifiche riferibili all’Ispra.

Ricordiamo che l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) è un ente pubblico di ricerca italiano nato nel 2008 la cui funzione è quella di guidare lo Stato e le regioni a fare leggi giuste per la tutela ecologica… .

In alcune pagine della suddetta relazione del calendario venatorio calabrese ( i cui nomi dei relatori non ci è dato sapere) il parere dell’Istituto nazionale di ricerca accreditato viene tacciato come una “posizione di principio” (quale?) e in merito alla preapertura a settembre sconsigliata viene scritto: “è necessario puntualizzare che l’Ispra non è un organo competente in materia e la sua tesi può ritenersi una mera supposizione…” .

E continuando a screditare il parere scientifico di Ispra, si scrive anche: “Mancano anche reali e concreti riferimenti alla specifica situazione faunistica e territoriale della Calabria….”

Chi avrebbe dovuto fornire agli organi nazionali preposti i dati aggiornati della situazione faunistica calabrese?

E’ la Calabria stessa con tutti i suoi uffici-enti-commissioni preposte-consulenti che non emette dati scientifici validi da trasmettere a livello nazionale da 23 anni…prova ne è che il piano faunistico, strumento senza il quale non sarebbe possibile attuare nessun calendario venatorio, risale al 2003… .

Quindi su quali basi, dati, riscontri scientifici e realtà oggettive si baserebbe quanto riportato dalla relazione utilizzata come strumento incontrovertibile per giustificare la preapertura della stagione di caccia?

Ma poi, anche fosse, se ci sono state delle condizioni ambientali eccezionali, il caldo torrido e incendi boschivi continui e non arginati, è mai possibile che non si possano adeguare i piani e i calendari venatori in base a questo?

O in Calabria possiamo rinunciare a tutto, tutti possono fare sacrifici, rinunce, tranne i cacciatori ai quali sembra sia intollerabile rinunciare al loro hobby?

Anzi, le stesse associazioni venatorie avrebbero dovuto rinunciare di buon grado alla preapertura come anche all’intera stagione di caccia proprio in virtù del loro tanto declamato amore e attenzione per la natura più volte proclamati sui social e nella loro mission di “bioregolatori…” .

Per quale motivo i loro interessi privati devono scavalcare situazione oggettive, problemRibadiamo quindi il nostro appello a Occhiuto che attraverso l’ordinanza regionale per la tutela degli animali di affezione in Calabria durante l’estate ha dimostrato una sensibilità alla causa (richiamando l’attenzione nazionale sulla Calabria che è stata la prima regione in Italia ad aver posto indicazione chiare in merito) a considerare tutti gli animali non solo i cani e i gatti.

E citiamo quello che ha detto: “Il livello di civiltà di una comunità si misura anche da come si trattano gli animali….” .

Quale “civiltà” potremmo dimostrare noi calabresi se permettessimo ai cacciatori di sterminare i pochi animali stremati da questo periodo di aridità e incendi continui?

Ricordiamo che “La facoltà di vietare o ridurre la caccia per periodi prestabiliti spetta alle Regioni e alle Province autonome in base all’articolo 19 della Regione legge statale n. 157/1992.

Tale potere serve a proteggere la fauna in presenza di particolari condizioni climatiche, ambientali o sanitarie… quale migliore occasione per avvalersi di questo potere normativo?

Nella suddetta relazione per giustificare il calendario venatorio si minimizza anche con una certa inaccettabile e inopportuna arroganza alle indicazioni di Ispra in merito ai danni del piombo contenuto nei pallini, facendo riferimento alla proposta dell’Echa (Agenzia europea per le sostanze chimiche) che riguarda la restrizione globale dell’uso del piombo nelle munizioni (sia per la caccia sia per il tiro all’aperto) e nella pesca.

L’obiettivo è proteggere l’ambiente, la fauna selvatica e la salute umana dai rischi di contaminazione tossica, in quanto l’eliminazione graduale dei pallini e dei proiettili di piombo servirebbe a prevenire l’avvelenamento degli uccelli e l’inquinamento dei suoli e delle acque.

Tale impatto sulla salute pubblica viene spesso minimizzato dai cacciatori, ma si calcola che ogni anno la caccia disperda nel nostro ambiente tonnellate di pallini di piombo: quantità che in Europa supererebbero il peso di due Torri Eiffel!

Il piombo è un metallo pesante e neurotossico che contamina la terra, le falde acquifere e la catena alimentare arrivando a noi…per quale motivo gli interessi di una ristretta cerchia di italiani (400.000 cacciatori stimati in tutt’Italia) deve avere una ripercussione così impattante, dannosa per la collettività e totalmente non in linea con le direttive di salvaguardia dell’ecosistema e delle direttive comunitarie condivise?

Adesso alle belle parole e alla propaganda di chi ci governa, sarebbe utile e onesto seguissero i fatti.

Nessun cataclisma si abbatterà sulla nostra Regione se per un anno i cacciatori rinunceranno al loro mortifero hobby.

La Natura stremata ce lo chiede e sarebbe bello fosse un imperativo categorico da parte di tutte le nostre forze politiche, le cui priorità dovrebbero essere il reale e tangibile interesse della biodiversità unica di cui disponiamo e non adempiere alle promesse elettorali di una casta cieca e arrogante che sembra scollata dal resto della società civile.

È ora che la Calabria diventi la prima regione in grado di assumersi questa responsabilità con coscienza.

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