Riceviamo e pubblichiamo
Acqua a Catanzaro, bolletta da 4mila euro azzerata dopo la diffida del Codacons
Ora si verifichino tutte le fatture anomale
Una bolletta dell’acqua da 4mila euro è stata azzerata dal Comune di Catanzaro dopo la diffida presentata dal Codacons.
La richiesta di pagamento, inizialmente trasmessa al cittadino come somma dovuta, è stata integralmente stornata con l’emissione di una nota di credito.
Il Comune ha riconosciuto la presenza di una “lettura errata” e ha rideterminato la posizione in un importo di circa 130 euro.
È un fatto che non può essere liquidato come un errore.
Una cosa è correggere una piccola imprecisione.
Altra cosa è chiedere 4mila euro per consumi non dovuti.
Una somma del genere, per molte famiglie, non è un disguido amministrativo: è paura, ansia, rischio di morosità, possibile avvio di solleciti e attività di recupero.
La domanda è inevitabile: se il cittadino non avesse reagito dinnanzi quella pretesa, cosa sarebbe accaduto?
Avrebbe pagato?
Sarebbe stato considerato moroso?
Quella somma sarebbe rimasta iscritta come credito?
Sarebbe stata trascinata nella posizione dell’utente anche in vista del subentro del nuovo gestore del servizio idrico?
È qui che la vicenda smette di essere un caso individuale e diventa un problema pubblico.
Il Codacons sta ricevendo segnalazioni di fatture idriche ritenute abnormi, spesso fondate su letture stimate o comunque non facilmente verificabili, con consumi fatturati molto superiori rispetto al “consumo medio per anno su utenza” indicato dallo stesso Comune.
In sostanza, può accadere che in bolletta venga indicato un consumo medio annuo contenuto e che, nello stesso documento, venga richiesto il pagamento di consumi molte volte superiori sulla base di letture presunte o non adeguatamente documentate.
Questo non può funzionare.
Prima si controlla. Poi, se il consumo è reale, si fattura. Non il contrario.
Una bolletta sbagliata non resta sulla carta.
Diventa morosità.
Diventa credito apparente.
Diventa un numero nei sistemi contabili.
E, se nessuno la contesta, rischia di diventare una somma incassata o comunque una pretesa consolidata.
Un credito fondato su una lettura errata non è un credito.
È una pretesa inesistente.
Per questo il Codacons chiede al Comune di Catanzaro di dire con chiarezza quante fatture idriche 2024/2025 siano state emesse su letture stimate, quante presentino consumi fuori scala rispetto allo storico delle utenze, quante note di credito siano state emesse per “lettura errata” e quali controlli siano stati effettuati prima dell’invio delle bollette.
La questione è ancora più delicata perché la fatturazione 2024/2025 viene presentata come funzionale all’allineamento delle posizioni in vista del subentro del nuovo gestore.
Proprio per questo serve una bonifica preventiva.
Non si possono trasferire debiti inesistenti, morosità apparenti o crediti non verificati, costringendo domani i cittadini a difendersi davanti a un soggetto diverso per errori nati oggi.
Il Codacons ha già investito Arera della vicenda, chiedendo verifiche sul rispetto della regolazione in materia di misure, stime, rettifiche, tentativi di lettura, controlli di validazione e qualità del servizio.
C’è poi un tema di coerenza che non può essere ignorato – sostiene Francesco Di Lieto – non si può parlare di acqua pubblica, bene comune e tutela dei cittadini, e poi lasciare che nelle case arrivino bollette sproporzionate, fondate su letture errate, stimate o non chiaramente documentate.
A maggior ragione in una città in cui gli utenti segnalano da troppo tempo problemi sulla qualità dell’acqua, interruzioni del servizio, disagi quotidiani e danni indiretti che, quando pressione irregolare, sospensioni e ripristini si ripetono, possono ricadere anche sugli impianti domestici e sugli elettrodomestici.
Il cittadino non può subire due volte: prima un servizio che non sempre appare all’altezza di un bene essenziale; poi una fatturazione che pretende somme abnormi senza dimostrare, prima dell’invio della bolletta, la piena correttezza delle letture e dei consumi.
L’acqua pubblica non si difende con le dichiarazioni.
Si difende impedendo che un cittadino venga travolto da una bolletta sbagliata.
Si difende proteggendo chi non sa leggere una fattura, chi vive con una pensione minima, chi ha paura di risultare moroso, chi non può permettersi un tecnico o un avvocato, chi paga perché pensa che “se lo chiede il Comune, sarà giusto”.
Altrimenti il rischio è evidente: si finisce per costruire una tassa sulla disattenzione.
Paga chi non controlla.
Paga chi non capisce. Paga chi non contesta.
Paga chi è più fragile.
Il Codacons chiede al Comune di sospendere le posizioni anomale, verificare d’ufficio le bollette sproporzionate, documentare le letture, consentire l’autolettura, bloccare solleciti e recuperi sulle fatture contestate.
E certificare la correttezza delle posizioni prima di ogni trasferimento al nuovo gestore.
I cittadini che hanno ricevuto bollette dell’acqua anomale, sproporzionate rispetto ai consumi abituali o fondate su letture stimate dovrebbero verificare subito la posizione: controllare il contatore, fotografarlo, conservare la bolletta e presentare reclamo.
Chiedendo la sospensione della richiesta, l’accesso agli atti e il ricalcolo dei soli consumi effettivamente dovuti.
Perché l’acqua è davvero pubblica solo se il cittadino non viene lasciato solo a difendersi da una bolletta sbagliata.
