Riceviamo e pubblichiamo

Ha continuato a percepire per sette anni la pensione di anzianità del padre deceduto nel 2019, usufruendone mensilmente e sottraendo al bilancio pubblico oltre 245.000 euro.

La complessa indagine, sviluppata nel corso dell’anno attraverso riscontri bancari e documentali anche esteri da parte dei militari della Gdf di Castrovillari coordinati dalla Procura di Castrovillari, ha consentito di denunciare per truffa ai danni dell’Inps due coniugi.

Secondo quanto emerso, gli indagati nel maggio 2019 si sarebbero trasferiti dall’Italia sull’isola spagnola di Tenerife, insieme al padre anziano, deceduto nel mese di settembre nel paese estero e lì sepolto presso un cimitero.

I coniugi, una volta rientrati in Italia, avrebbero omesso di comunicare i dati del decesso all’Inps, così da continuare tacitamente ad usufruire della pensione che confluiva su un conto corrente cointestato al percettore deceduto e alla nuora e, puntualmente, ogni mese, subito dopo l’accredito, prelevavano in contanti l’intera somma presso diversi sportelli bancari, lasciando il conto a “zero”.

Durante le investigazioni, inoltre, è emerso che oltre alla indebita percezione della pensione del parente, i coniugi avrebbero usufruito di un alloggio di residenza popolare, oggetto di concessione pubblica, in maniera abusiva per oltre 6 anni.

Infatti, i coniugi, una volta tornati in Italia, avrebbero occupato, senza averne titolo e senza un atto di concessione, una casa popolare, per la quale solo nel 2024 avrebbero fatto richiesta di sanatoria, dichiarando, ai fini del riconoscimento del beneficio, di essere indigenti.

Tutti gli accertamenti, svolti anche grazie alla collaborazione con le competenti autorità spagnole, hanno permesso di reperire il certificato di morte del cittadino italiano e, di conseguenza, comunicare le risultanze all’Inps consentendo, così, l’interruzione degli accrediti pensionistici.

L’esito delle attività investigative ha consentito al Tribunale di Castrovillari di emettere un provvedimento di sequestro preventivo.

Finalizzato al recupero delle somme illecitamente sottratte all’istituto previdenziale, nonché il sequestro dell’immobile di residenza pubblica.

Al fine di ripristinare una condizione di legalità e far accedere al beneficio pubblico i cittadini con reali difficoltà economiche e in possesso dei previsti requisiti di legge.

Le operazioni, svolte in stretta sinergia operativa con la Procura di Castrovillari, confermano il costante impegno della guardia di finanza nel garantire la repressione degli illeciti che, minando l’integrità del bilancio pubblico, pregiudicano la corretta destinazione delle relative risorse a danno dell’intera collettività.

Si precisa che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari, che gli odierni indagati sono da ritenersi innocenti fino a sentenza definitiva.

Catanzaro

Procura della Corte dei conti della Calabria ha notificato a nove tra persone giuridiche e fisiche (tra cui tre funzionari pubblici dei comuni di Montepaone e San Pietro Apostolo, in provincia di Catanzaro) un invito a dedurre con cui è stato loro contestato un presunto danno erariale pari a circa 600 mila euro.

Le indagini, delegate agli investigatori del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro della guardia di finanza, hanno consentito di valorizzare ai fini erariali uno strutturato modus operandi, posto in essere da un gruppo imprenditoriale che, grazie ad indebiti risparmi garantiti dalla sistematica elusione della normativa ambientale e dal preordinato abbattimento dei costi di gestione, è riuscito ad ottenere l’aggiudicazione sistematica di appalti per la gestione di depuratori comunali e consortili mediante l’offerta di ribassi d’asta estremamente elevati, talvolta superiori al 50%.

Gli accertamenti istruttori svolti, condotti prioritariamente attraverso acquisizioni documentali e analisi del materiale raccolto, hanno consentito di attribuire presunte responsabilità erariali a carico dei menzionati soggetti i quali, tramite l’irregolare smaltimento dei fanghi di depurazione, dei rifiuti da pulizia delle acque di scarico e dei fanghi delle fosse settiche nonché attraverso il sistematico differimento della manutenzione ordinaria e straordinaria prevista, hanno generato negli impianti uno stato di degrado funzionale che causava frequenti sversamenti di liquami non trattati;

condotte che, in generale, hanno recato una lesione diretta e immediata all’interesse pubblico generale alla corretta gestione del ciclo delle acque reflue, alla tutela degli ecosistemi idrici e, in ultima istanza, alla salute della collettività.

I presunti responsabili potranno, entro quarantacinque giorni dalla notifica dell’invito a dedurre, fornire le proprie deduzioni ed eventuali documenti attinenti alle condotte – e il relativo danno – contestate.

Le prossime fasi del procedimento, la cui istruttoria è stata eseguita dalla Procura della Corte dei conti dopo un’indagine coordinata dalla Procura.

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