Fonte Gdf

La guardia di finanza di Catanzaro ha dato esecuzione al decreto emesso dal Tribunale di Catanzaro, che ha reso definitiva la confisca delle quote di partecipazione ad una società proprietaria di un noto villaggio turistico del litorale vibonese, a due compagnie di navigazione e ad una società avente ad oggetto la gestione di un chiosco-bar di Briatico (Vv), per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro.

Riconducibili ad un soggetto (ora deceduto) di Briatico, coinvolto nell’anno 2016 nell’operazione Costa Pulita.

Le investigazioni di polizia giudiziaria, coordinate da questa Procura Distrettuale, avevano consentito di accertare, tra l’altro, come la citata consorteria mafiosa, appoggiata dalla potente cosca Mancuso di Limbadi-Nicotera (Vv).

Attraverso una delle compagnie di navigazione riferibili anche al predetto, si fosse ingerita nel business delle mini-crociere alle isole Eolie.

Il compendio investigativo, costituito precipuamente dal materiale intercettivo, aveva altresì documentato la riconducibilità in capo al proposto ad ai suoi soci di un noto villaggio turistico di Briatico, oggetto del provvedimento in esecuzione, malgrado questi ultimi si avvalessero di cosiddette teste di legno per non apparire direttamente coinvolti nella proprietà e nella gestione della struttura ricettiva.

Il predetto provvedimento scaturisce da complessi accertamenti economico-patrimoniali condotti dal Gico di Catanzaro, che hanno documentato una significativa sproporzione tra il valore dei beni ed i redditi dichiarati dall’interessato.

Sequestro autobotte con carico gasolio irregolare

Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale Guardia di Finanza Vibo Valentia, nell’ambito dell’intensificazione dei servizi di controllo economico del territorio e delle attività programmate nel settore delle accise sui prodotti energetici, hanno sottoposto a controllo, nel comune di Vazzano, un’autobotte adibita al trasporto di carburante.

I finanzieri di Vibo, nel corso dell’attività ispettiva, hanno accertato che l’autocisterna trasportava circa 7.000 litri di gasolio per autotrazione, mentre la documentazione elettronica di accompagnamento (il cosiddetto e-Das) esibita dal conducente attestava il trasporto di 5000 litri.

Gli approfondimenti eseguiti nell’immediatezza hanno consentito di rilevare una difformità quantitativa tra il prodotto effettivamente trasportato e quello risultante dalla documentazione di accompagnamento.

Pertanto, ricorrendone i presupposti, il prodotto energetico è stato ritenuto di presunta illecita provenienza.

I militari hanno quindi proceduto al sequestro probatorio d’iniziativa dell’autobotte e del relativo carico, per irregolarità nella circolazione dei prodotti soggetti ad accisa, informando senza ritardo la competente autorità giudiziaria.

Al termine delle attività, il conducente del mezzo e l’amministratore unico della società proprietaria dell’autobotte sono stati deferiti alla Procura competente per violazione della normativa in materia di accise, con contestuale richiesta di sequestro preventivo dei beni sottoposti a vincolo.

Nel corso delle attività è stato altresì rilevato che il conducente era già stato interessato da un precedente procedimento cautelare nell’ambito dell’operazione denominata “Dedalo Petrolmafie”, circostanza che ha ulteriormente orientato gli approfondimenti investigativi svolti dai militari operanti.

L’operazione conferma il costante impegno della Gdf nel contrasto alle frodi alle accise, che arrecano gravi danni alle entrate dello Stato e comportano effetti distorsivi alle regole della libera concorrenza, anche a causa delle infiltrazioni delle organizzazioni criminali.

Si evidenzia che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità delle persone sottoposte a indagini potrà essere accertata solo con sentenza irrevocabile di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.

Confisca 400mila € a ditta autotrasporti

I finanzieri di Crotone hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca “anche per equivalente”, emesso dal Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura della Repubblica, per un importo pari ad oltre 400 mila euro, nei confronti di una società operante nel settore degli autotrasporti.

La misura cautelare reale trae origine da una verifica fiscale, effettuata dalla Gdf di Cirò Marina (Kr), che ha permesso di scoprire un complesso sistema fraudolento, realizzato mediante emissione ed utilizzo di fatture false, posto in essere a beneficio di un’altra impresa, operante nello stesso settore, con sede nella provincia di Lucca, finalizzato all’evasione di imposte e di oneri contributivi e sociali.

L’impresa cirotana, già dall’anno 2018, aveva accumulato una elevata esposizione debitoria, soprattutto nei confronti dell’Erario, per oltre quattro milioni di euro e si era privata di tutti gli automezzi, cedendoli nel corso degli anni immediatamente precedenti.

La società successivamente al 2018 aveva proseguito ad assumere lavoratori dipendenti ed aveva continuato la sua attività utilizzando quasi esclusivamente automezzi di proprietà della società di lucchese, mediante falsi contratti di noleggio, in totale evasione contributiva e fiscale, continuando in tal senso ad aumentare il proprio debito nei confronti dell’Erario, fino a circa sei milioni di euro.

I costi venivano scientificamente ripartiti tra le due imprese, secondo le finalità del meccanismo evasivo. Infatti, i dipendenti in carico all’impresa di Cirò M. venivano impiegati, promiscuamente, per i trasporti di entrambe le società, così come il carburante acquistato dalla società cirotana veniva somministrato anche ai mezzi nella disponibilità dell’impresa lucchese.

Quindi, attraverso il suddetto meccanismo, l’impresa verificata formalmente “caricava” il costo del personale, omettendo di versare imposte e oneri contributivi e sociali e così permetteva alla società lucchese di effettuare i trasporti in totale evasione contributiva e fiscale e, nello stesso tempo, di detrarsi indebitamente l’Iva sulle “false” fatture ricevute.

Attraverso un analitico e certosino lavoro di elaborazione dei dati, anche con l’ausilio delle indagini finanziarie, le Fiamme Gialle hanno ricostruito l’intero sistema criminoso, constatando, con riferimento alla società di Cirò M., l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per quasi tre milioni di euro ed una base imponibile sottratta a tassazione di circa un milione di euro.

Al termine dell’attività, sono state svolte mirate indagini di polizia giudiziaria, coordinate dalla Procura di Crotone, finalizzate all’individuazione degli autori dei reati e delle relative condotte.

Che hanno permesso di individuare quattro persone responsabili per i reati di omessa dichiarazione ed emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, nonché, per una delle società coinvolte, la responsabilità per illecito amministrativo dipendente da reato.

Sono state quindi sottoposte a sequestro preventivo, con l’ausilio del Gruppo della Gdf di Lucca, disponibilità finanziarie rinvenute su nove rapporti bancari, quote societarie e quattro immobili, di cui uno ubicato in Cirò M. e gli altri tre nella provincia di Lucca.

Il risultato operativo raggiunto testimonia il costante impegno della Gdf, in ragione delle sue peculiari prerogative di forza di polizia economico – finanziaria, nel contrastare l’evasione fiscale in modo da contribuire alle prospettive di ripresa e di rilancio dell’economia del Paese e favorire una più equa ripartizione del prelievo impositivo tra i cittadini.

Si precisa che il procedimento penale pende nella fase delle indagini preliminari e, pertanto, le ipotesi di accusa dovranno essere valutate ed eventualmente trovare conferma nella fase processuale con il contributo della difesa, dovendosi presumere l’innocenza degli indagati sino alla irrevocabilità della eventuale sentenza di condanna.

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