Francesco Di LietoFrancesco Di Lieto

Riceviamo e pubblichiamo

Una bambina con disabilità gravissima è stata riconosciuta idonea nella graduatoria dell’Asp di Catanzaro per gli interventi socio-assistenziali finanziati con il Fondo per le non autosufficienze.

Ma il beneficio non arriva.

È questa la vicenda che il Codacons denuncia: una minore fragile, valutata positivamente dall’Amministrazione, resta fuori dalla concreta erogazione del sostegno economico.

Nel linguaggio degli uffici si chiama “idonea non beneficiaria”.

Nella vita reale significa una cosa molto più dura: il bisogno viene riconosciuto, ma la famiglia resta sola.

Non si tratta di una domanda respinta. Non si tratta di una posizione priva dei requisiti. Si tratta di una bambina considerata idonea e, tuttavia, lasciata senza copertura.

Dalla deliberazione Asp Catanzaro n. 552 del 30 aprile 2026 emerge un dato che dovrebbe scuotere le istituzioni: su 552 istanze, 245 risultano “idonee beneficiarie”, 241 “idonee non beneficiarie” e 66 “non idonee”.

Il cuore della vicenda è tutto in quelle 241 famiglie idonee ma non beneficiarie.
Non sono numeri.

Non sono pratiche ferme su una scrivania. Sono nuclei familiari ai quali il sistema pubblico ha riconosciuto un bisogno, senza però garantire il sostegno.

Dopo anni di sprechi, inefficienze, commissariamenti, ritardi e conti fuori controllo nella sanità e nel welfare calabrese, il prezzo non può essere pagato dai più fragili.

Non possono pagarlo i bambini con disabilità gravissima.

Non possono pagarlo le famiglie che vivono ogni giorno sul limite della resistenza.

«Quando una bambina viene riconosciuta idonea ma resta senza sostegno, non siamo davanti a una semplice questione contabile. Siamo davanti a un diritto accertato che rischia di restare senza tutela concreta.

La Pubblica Amministrazione non può certificare un bisogno e poi lasciare la famiglia sola davanti alle conseguenze di quella fragilità», dichiara Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons.

La Regione ha dichiarato che nessun avente diritto resterà escluso. Ora quelle parole devono diventare atti: fondi, scorrimenti, tempi certi, risposte scritte.
Le famiglie non possono vivere sospese tra graduatorie, rendicontazioni, riparti, competenze incrociate e promesse.

La disabilità gravissima non aspetta i tempi della macchina amministrativa.
Il Codacons ha chiesto ad Asp, Regione Calabria, Comune competente, Ambito territoriale, Prefettura e Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità di chiarire perché una minore riconosciuta idonea sia rimasta senza beneficio, quali risorse saranno utilizzate e quando verrà garantita la copertura.

«La formula “idoneo non beneficiario” è il punto in cui la burocrazia diventa più dura della realtà che dovrebbe sostenere: riconosce la fragilità, la mette in graduatoria, ma non assicura l’aiuto.

Nessun ritardo amministrativo, nessuna rendicontazione incompleta, nessun rimpallo tra Enti può essere scaricato sulle spalle di una bambina e della sua famiglia», conclude Di Lieto.

Qui non si chiede un favore.
Si chiede che un diritto riconosciuto non resti prigioniero di una formula amministrativa.

Ogni giorno senza risposta pesa su chi è già stanco.

Ed è esattamente questo che una comunità civile non dovrebbe accettare.

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