Fonte Gdf

Nell’ambito di un’estesa analisi di rischio, basata sulle informazioni disponibili nelle banche dati in uso alla Gdf, sono stati individuati dei percettori di reddito di cittadinanza residenti nel vibonese, rispetto ai quali sussistevano delle anomalie riferite ai requisiti previsti dalla normativa in vigore.

I successivi approfondimenti investigativi hanno permesso di accertare che un percettore aveva ricevuti i sussidi indicando nelle domande tre false identità.

Dagli ulteriori accertamenti eseguiti presso gli Istituti di credito, è stato possibile individuare le carte del reddito, e di acquisirne i relativi movimenti.

Invero, dall’attività di analisi dei flussi finanziari sono emersi ben 22 pagamenti, per un importo complessivo di oltre 9mila €, effettuati a favore di nota pasticceria locale.

Il dettaglio ha permesso di identificare l’unico effettivo titolare delle tre carte, ideatore e attuatore del disegno criminoso basato, soprattutto, nella creazione delle tre carte d’identità propedeutiche ad ottenere il beneficio economico.

L’autore dell’escamotage è ben noto alle forze dell’ordine, anche perché imparentato con una potente ‘ndrina già attiva nel vibonese.

A seguito delle indagini, i finanzieri vibonesi hanno deferito l’indagato alla Procura di Vibo, richiedendo contestualmente l’adozione di un sequestro cautelare per le somme indebitamente percepite.

Concordando con l’assunto investigativo, il Tribunale di Vibo ha emesso un decreto di sequestro preventivo, per un importo di oltre 12.500 euro, la cui esecuzione ha già assicurato alla giustizia beni mobili e immobili pari al valore scrivibile all’indagato.

Da Arma

Usura in concorso ed estorsione, con queste accuse la Procura di Lamezia ha richiesto il rinvio a giudizio per due soggetti lametini, di 46 e 36 anni, ora chiamati a rispondere delle rispettive condotte dinanzi al Gip.

L’ attività investigativa ha preso il via grazie al coraggio di un imprenditore locale che, trovatosi in un momento di forte difficoltà, si è rivolto ai carabinieri.

A causa dei tassi usurari applicati, ben presto, la vittima non era più riuscita a onorare i pagamenti alle scadenze pattuite.

A fronte dei mancati pagamenti, le richieste di restituzione del debito – nel frattempo lievitato a dismisura per via degli interessi usurari si trasformavano in vere e proprie richieste estorsive, caratterizzate da continue minacce rivolte non solo all’uomo, ma anche ai suoi familiari.

A fronte di tale insostenibile situazione, la persona offesa decideva di affidarsi all’Arına.

Le indagini, basate su accertamenti bancari, tecnici e sull’analisi di dati informatici e telematici, hanno confermato la sussistenza del debito, l’applicazione dei tassi illeciti e le dinamiche estorsive, poste in essere dagli indagati.

I militari hanno accertato infatti che, a fronte del prestito iniziale di 8mila euro, la vittima aveva già versato ben 20mila tra febbraio e dicembre 2025, subendo l’imposizione di un tasso di interesse mensile compreso tra il 13% e il 16% (con un Taeg del 56%).

Nonostante le ingenti somme già restituire, la persona offesa è stata persino costretta a noleggiare un’auto da consegnare al suo aguzzino, che riteneva debito non ancora saldato.

Concluse le indagini nel mese di giugno scorso con la notifica dei relativi avvisi, per i due uomini è stata ora formulata la richiesta di rinvio a giudizio ed è stata fissata l’udienza preliminare.

La vicenda sottolinea, ancora una volta, quanto sia fondamentale, in situazioni simili, trovare la forra di non cedere al ricatto, senza isolarsi.

E’ del tutto evidente che, in tali frangenti, denunciare è l’unica via d’uscita.

Rivolgersi con fiducia alle forze dell’ordine in generale, il primo e indispensabile passo per riappropriarsi della propria libertà, tutelare la propria famiglia e trovare protezione immediata da parte dello Stato.

Soverato

Espulsione e successivo rimpatrio di un cittadino straniero.

L’intervento, sviluppatosi a partire dai quotidiani servizi di controllo del territorio svolti dall’Arma.

E proseguito con gli adempimenti di competenza della polizia, ha consentito di portare a compimento le procedure previste dalla normativa in materia di immigrazione e di dare esecuzione al provvedimento di allontanamento.

Nella giornata di ieri, la polizia ha dato esecuzione al provvedimento di espulsione nei confronti dell’uomo, che è stato accompagnato presso l’aeroporto di Roma Fiumicino e successivamente rimpatriato nel Paese di origine.

L’uomo era stato rintracciato nei giorni scorsi dai carabinieri di Soverato nell’ambito dei quotidiani servizi di controllo del territorio e, all’esito degli accertamenti, era emersa la sua posizione di irregolarità sul territorio nazionale.

In quanto destinatario di un decreto di espulsione emesso dal prefetto di Catanzaro.

I militari dell’Arma lo hanno quindi accompagnato presso gli uffici della Questura di Catanzaro, consentendo l’avvio delle procedure di competenza finalizzate all’esecuzione del provvedimento di espulsione e al successivo rimpatrio.

L’espulsione è stata quindi eseguita dal questore di Catanzaro, che aveva precedentemente disposto nei confronti dell’uomo l’obbligo di presentazione presso gli uffici di polizia, ai sensi del testo unico sull’Immigrazione (D. Lgs. 286/1998).

Lo straniero, in attesa del rilascio del definitivo nulla osta da parte della competente autorità giudiziaria, era stato sottoposto alle misure alternative della consegna del passaporto e dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

A carico dello straniero risultano, infatti, precedenti giudiziari per diversi reati, tra cui ricettazione, indebito utilizzo e falsificazione di strumenti di pagamento diversi dai contanti, nonché invasione di terreni ed edifici.

Ultimate le procedure amministrative di competenza dell’ufficio Immigrazione della Questura di Catanzaro e acquisiti i necessari provvedimenti, si è proceduto all’esecuzione dell’espulsione mediante accompagnamento alla frontiera e successivo rimpatrio nel Paese di origine.

Nei confronti dello straniero è stato inoltre disposto il divieto di reingresso nel territorio italiano e nell’intera area Schengen per la durata di tre anni.

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