Riceviamo e pubblichiamo
Come sempre in Italia ad ogni legislatura che si conclude, il leader della coalizione che esprime una maggioranza parlamentare, nella fattispecie Giorgia Meloni, vuole intervenire nella modifica della legge elettorale per non consentire in corso d’opera che si possa determinare nella legislatura successiva un’altra maggioranza parlamentare.
Specularmente la maggiore forza politica delle opposizioni, il Partito Democratico, tacitamente si vuole anche avvantaggiare della modifica della legge elettorale.
Questa volta la modifica della legge elettorale assume un significato particolare per una serie di motivi:
1- è che da questa legge si determinerà la maggioranza parlamentare che esprime la fiducia al nuovo Governo
2- la determinazione della maggioranza dei grandi elettori che nel 2029 dovranno eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.
Considerando l’incompatibilità tra Fratelli d’Italia ed il Pd di poter partecipare entrambi a sostenere un governo di coalizione perché forze politiche antitetiche e che insieme non hanno mai governato, approveranno sicuramente una nuova legge elettorale che attraverso un meccanismo di premi di maggioranza favorisca l’ottenimento di una maggioranza parlamentare sia alla Camera che al Senato netta da favorire il mantenimento di un bipolarismo muscolare.
L’altro elemento molto discutibile è la nomina dei vertici dei partiti romani di tutti e 600 parlamentari collocati con l’adozione di un sistema proporzionale in posizione eleggibile in ordine decrescente, meccanismo che non consentirà al cittadino elettore di scegliersi il proprio rappresentante.
Tutto questo dovrà superare il vaglio di un primo controllo di costituzionalità del Presidente della Repubblica e poi come succede molto spesso in Italia dopo che i parlamentari saranno stati eletti con una legge elettorale non costituzionale, sarà dichiarata appunto incostituzionale dal controllo successivo effettuato dalla Corte costituzionale.
Quindi come molto spesso succede in Italia si interverrà a danno consumato. L’obiettivo non è quello di garantire un rapporto equilibrato tra stabilità dell’esecutivo e rappresentatività delle
Camere.
Ma è soltanto quello di conquistare una maggioranza parlamentare obbediente per compiere l’assalto alla diligenza e a prescindere da chi vince prendere il bottino intero.
Bisognerebbe evitare costituzionalmente che la legge elettorale nazionale possa essere modificata con procedimento ordinario e soprattutto a fine legislatura. Ma questa è un’altra storia.