Riceviamo e pubblichiamo
Con la maggioranza acquisita dai democratici sia alla Camera dei rappresentanti sia al Senato, si accentua nella democrazia americana il fenomeno della cosiddetta “anatra zoppa”.
Il Senato americano, che richiede una maggioranza qualificata dei due terzi per mettere in stato di accusa il presidente degli Stati Uniti — maggioranza che in questo momento nessuna forza politica possiede —, può esercitare questo potere, mentre il Presidente può porre il diritto di veto sugli eventuali provvedimenti approvati dal Congresso che non ritiene opportuni.
Questo meccanismo rischia di paralizzare nei prossimi due anni il funzionamento della democrazia americana.
Tuttavia, considerando i limiti di tale sistema, il presidente Trump — ridimensionato su tutta una serie di materie di politica interna — concentrerà la sua attenzione sulla politica estera, campo in cui il Presidente non ha alcun contrappeso esercitato né dalla maggioranza congressuale né da quella del Senato, entrambe in mano ai democratici.
L’altro elemento di complessità in questa situazione paradossale della democrazia americana è rappresentato dal potere esercitato dai governatori dei singoli Stati.
Alcuni dei quali molto importanti all’interno di una federazione in cui il potere esecutivo statale è passato, in vari casi, da rappresentanti repubblicani a rappresentanti democratici.
Pensiamo innanzitutto a uno Stato fondamentale per l’economia americana: il Texas, storicamente bacino elettorale dei Repubblicani e, insieme alla California, uno degli Stati della federazione più ricchi al mondo.
Inizia per la più importante democrazia del mondo una fase inedita che, con un effetto domino, condizionerà tutta la geopolitica mondiale.
Forse questa è la vera forza degli Stati Uniti: riuscire a modificarsi repentinamente anche quando tutto sembra perduto.
