Riceviamo e pubblichiamo
In base all’articolo 87 comma 11 della Costituzione, la concessione della Grazia è una prerogativa esclusiva esercitata dal Presidente della Repubblica, che interviene generalmente motivandola su un provvedimento di esecuzione di una pena passata in giudicato, stabilito dall’organo giudiziario.
Il Presidente con l’esercizio di questa prerogativa interviene sulla commutazione della pena attraverso questo provvedimento di clemenza, provvedimento che deve essere firmato dal Presidente e contro firmato dal ministro della Giustizia che funzionalmente e formalmente ne assume totalmente la responsabilità. Questo anche in conseguenza del fatto che il Presidente in base al dettato Costituzionale è responsabile degli atti compiuti, ad eccezione dell’eventuale messa in stato di accusa da parte del Parlamento per altro tradimento alla Costituzione, poi giudicato dalla Corte costituzionale in speciale composizione.
Questo provvedimento concesso dal Presidente deve essere richiesto dall’avvocato, dal condannato o dai familiari ma l’istruttoria deve essere verificata dai magistrati di Sorveglianza o dai procuratori generali della Corte d’Appello, che esercita la giurisdizione sul richiedente e deve essere supervisionata con la concessione anche di un parere non vincolante dagli uffici amministrativi del ministero della Giustizia.
In questo caso il Presidente della Repubblica ha firmato la concessione della grazia ma non c’è stata un istruttoria completa da parte degli uffici giudiziari e una supervisione attenta da parte del ministero della Giustizia, mettendo il Quirinale e il Presidente in una situazione imbarazzante.
Se interverranno elementi sopravvenuti verificati dalla magistratura, il Presidente per la prima volta nella storia repubblicana potrebbe procedere alla revoca della concessione della grazia alla consigliera Minetti smentendo una sua decisione precedente assunta e smascherando l’inconcludenza e l’incompetenza del ministro della Giustizia che assume la responsabilità sia giuridica che politica del provvedimento emanato dal Presente e contro firmato dal ministro della Giustizia.
Questa Legislatura si connota per una serie di sgrammaticature costituzionali, più volte corrette dall’intervento degli ordini competenti e in questo caso fatte rispettare da un approfondimento da parte dei giornalisti di un quotidiano.
