Articolo tratto dal web
Il documentario storico “13 maggio 1981 – Operazione Papa” prodotto da Loft Produzioni in collaborazione con Rai Documentari che ricostruisce l’attentato a Papa Giovanni Paolo II e i misteri geopolitici legati alla Guerra Fredda rilancia la cosiddetta pista bulgara (con l’allora Unione Sovietica in cabina di regia) dietro il rapimento di Emanuela Orlandi.
Dopo l’attentato del 13 maggio alle ore 17.19 in Piazza San Pietro, in cui il terrorista turco Mehmet Ali Ağca (militante dell’organizzazione sovversiva Lupi Grigi) sparò due colpi di pistola contro Papa Karol Wojtyła durante l’udienza generale.
Un atto criminale, a seguito di cui il Pontefice polacco fu ferito gravemente all’addome e trasportato d’urgenza al Policlinico Gemelli dove subì un lungo intervento chirurgico salvavita, con conseguenti misteri sull’esistenza di mandanti internazionali, tra cui la pista bulgara e sovietica, su cui non è stata raggiunta una verità giudiziaria definitiva.
Un riferimento che unisce il lavoro investigativo del giornalista e saggista Gian Paolo Pellizzaro e il filone d’indagine internazionale incentrato sul complotto e sulla disinformazione seguito all’attentato a Giovanni Paolo II.
Due elementi chiave legati a doppio filo su una monumentale opera investigativa dal titolo «1983. Mirella Gregori, Emanuela Orlandi e l’istruttoria del giudice Ilario Martella sull’attentato al Papa».
Nel libro si ricostruisce il contesto geopolitico della Guerra Fredda e le complesse manovre dei servizi segreti dell’Est.
L”Operazione papà” (o, in realtà, Operazione Papa, senza accento), come emerso dalle presentazioni dei documenti storici analizzati da Pellizzaro, assevera la tesi secondo cui i funzionari della Stasi (i servizi segreti della Germania Est) e quelli bulgari organizzarono relazioni meticolose e vertici segreti a Berlino Est (in particolare nel marzo 1983).
L’obiettivo di questa specifica attività di intelligence, denominata in codice dai funzionari dell’Est proprio “Operazione Papà”, era un piano di interferenza, depistaggio e destabilizzazione geopolitica.
E serviva a coprire la cosiddetta “pista bulgara” e a confondere le acque attorno all’istruttoria del giudice Ilario Martella sull’attentato al Papa operato da Ali Ağca, intrecciandosi inevitabilmente con i misteri delle sparizioni delle povere Orlandi e Gregori.
Un’attività di intelligence, e molto altro, mirata a giudizio di Pellizzaro, mirata a far scarcerare Sergej Antonov.
Caposcalo della compagnia aerea bulgara Balkan Air a Roma, asseritamente coinvolto nell’intera operazione.
Va però detto che nel 1986 Antonov fu assolto dalla Corte d’Assise di Roma per insufficienza di prove e tornò in Bulgaria, dove morì nel 2007, lasciando irrisolti i dubbi sui presunti mandanti internazionali dell’attacco.
