Riceviamo e pubblichiamo
Chi, pur appartenendo a organismi di livello diverso da quello cittadino e privi di qualsiasi funzione di rappresentanza del Pd di Catanzaro, interviene pubblicamente utilizzando il proprio ruolo interno al partito per esprimere valutazioni in contrasto con la linea ufficiale, non esprime una posizione del Partito Democratico di Catanzaro, ma esclusivamente opinioni personali.
L’attribuzione impropria al Pd di dichiarazioni personali alimenta polemiche che non giovano né alla chiarezza del dibattito né alla credibilità dell’azione politica del partito.
La linea del Partito Democratico di Catanzaro è una sola, è già stata espressa dai soggetti pienamente legittimati a rappresentarlo”.
La mia prima riflessione riguarda gli aspetti “tecnici/giuridici” che sono, in quel che sostiene Irene Colosimo, diregente provinciale del partito e assessore di Catanzaro.
Elementi concernenti le regole interne, quelle statutarie.
Il segretario dell’organismo cittadino del Pd ha, circa un anno fa, rassegnato le dimissioni.
Questa decisione ha privato l’organismo della città del segretario politico, ma non dell’organismo tutto.
Non è assolutamente conseguenziale che le dimissioni del segretario comportino la decadenza dell’intero organismo.
Il commissario nominato, altro chiarimento, non ha, diversamente da quanto sostiene Colosimo, un potere assoluto.
Il commissario resta alla testa del comitato cittadino, ma qualora il Comitato non ci fosse, sarebbe il coordinatore dell’attività dei Circoli e dell’assemblea degli iscritti.
Assolutamente egli riveste l’unica condizione politica organizzativa vigente.
La dirigente provinciale Colosimo, sulla base di un ragionamento privo di sostanza politica, afferma: “…in assenza di organismi cittadini eletti e in carica, non esistono sedi o strutture diverse da quelle previste dalla gestione commissariale che possano esprime posizioni ufficiali a nome del Partito Democratico di Catanzaro…”.
La Colosimo, intende il commissariamento quale organo monocratico.
Il commissario, allora, avrà, rispetto alle decisioni politiche da assumere a nome del partito, il solo obbligo, consultare solo sé stesso, in totale autonomia.
Se non avessi letto davvero quanto ho riportato, avrei pensato fosse il pensiero di uno sprovveduto bonaccione, ma si tratta, purtroppo di affermazioni vere, rese pubbliche da una dirigente del Pd.
Ho difficoltà, confesso, ad interloquire con tali affermazioni, che spero siano dabbenaggine, e come tali, recuperabili.
Gli eletti in consiglio comunale del Partito Democratico rispondono, come giustamente ci ricorda Colosimo, ai cittadini.
Tale affermazione mi consente di inserire qualche elemento utile, forse, per una più attenta riflessione.
Gli eletti al Comune nella lista del Pd sono anche iscritti al partito, e hanno, ritengo, il dovere, prima di assumere una posizione, peraltro su una questione strategica qual è l’ospedale, di rapportarsi con gli iscritti della città, di decidere possibilmente in sintonia con gli stessi e i simpatizzanti.
Essere consigliere comunale obbliga una serie di rapporti propedeutici alle scelte.
Infatti i nostri rappresentati in comune commetterebbero un grave errore politico se scavalcassero questi passaggi. Non hanno, è vero, un vincolo di mandato, ma un vincolo politico/etico, si.
I componenti la Giunta sono nominati dal sindaco, non arrivano a tale incarico con mandato elettorale, e fanno parte della sua “squadra”.
Il sindaco in qualsiasi momento potrà revocare la loro nomina.
Del loro operato rispondono direttamente al sindaco, ma anche, nei modi previsti, al Consiglio e ai cittadini.
Durante le sedute del Consiglio hanno il compito di illustrare atti deliberativi, per la votazione, documenti e di dare risposte, se chieste, ai consiglieri comunali.
Non hanno diritto di voto.
Coloro iscritti a un partito potranno, all’interno dello stesso o in manifestazioni pubbliche manifestare il proprio pensiero e concorre realle scelte politiche.
La condizione di assessore non li autorizza a decidere in autonomia la linea di un partito.
Domando a Colosimo, gli eletti, iscritti al PD, che non si sono curati di chiedere un incontro agli iscritti di Catanzaro, per chissà quale invenzione, rappresentano su quest’argomento la linea del Pd?
Un dirigente nazionale del Pd, solo perché è tale, ha il diritto di decidere la linea del Pd a Catanzaro?
Il commissario cittadino ritiene davvero di essere un organo monocratico?
Mi duole molto dover scrivere che quanto si contrabbanda per decisione politica del Partito Democratico, in merito alla questione nuovo ospedale a Catanzaro, è una falsità.
Anche se non ci fosse stato l’organismo cittadino del partito, il minimo necessario si sarebbe dovuto fare per esaminare con serietà l’argomento in questione.
Il commissario avrebbe avuto il dovere di convocare i circoli della città, anche più di una volta e in seduta congiunta; convocare l’assemblea degli iscritti, e forze anche dei simpatizzanti.
Tutto è stato violato: chi si arroga il diritto di rappresentare, su questo argomento, la linea del Partito Democratico, agisce in modo irresponsabile, gravemente, sia nella sostanza che nel metodo.
L’argomento ospedale Pugliese ha un valore strategico per Catanzaro: questo gruppo dirigente si è fatta sfuggire un’occasione politica di enorme portata.
Bisognava, e bisognerebbe che il Partito Democratico ascoltasse e parlasse alla città intera, per capire meglio, per rilanciare sui temi della Sanità una importante offensiva contro la destra di Occhiuto e di Catanzaro.
Difendendo e promuovendo, sapendo che l’intera città e non solo, è per i due ospedali (Policlinico e Pugliese-Ciaccio), uno in Viale Pio x e l’altro a Germaneto, dove già sono, peraltro in posti strategici nel centro della Calabria.
Si è persa un’occasione non perdonabile.
Il Pd, è stato, già da oltre quindici anni, non sulle posizioni assunte oggi da chi ha, arbitrariamente, fatto “scelte” sbagliatissime, che, peraltro sono ritenute non più discutibile dalla Colosimo; anzi paventa, per chi continua a osare contestarle, una sorta di lesa maestà.
Francesco Pitaro, quando lo stesso disse chiaramente di essere per il mantenimento, adeguato l’edificio, del Pugliese a viale Pio X, è stato applaudito con particolare entusiasmo.
È giusto ricordare come lui svolse negli anni una particolare battaglia, raccolse 20.000 firme e una totale adesione alla proposta di non trasferire il Pugliese.
Oggi il comitato per il Pugliese, in poco più di venti giorni, ha già raggiunto circa 7.000 firma.
Nulla è cambiato per i catanzaresi in questi anni rispetto alla richiesta di salvare il Pugliese, che si vuole ristrutturato, adeguato, dotato di ogni qualità, anche professionale.
Chi oggi nel PD svolge compiti di direzione politica ai livelli del Commissariamento, e non solo, ha purtroppo, pienamente fallito il mandato.