Riceviamo e pubblichiamo

È notizia di ieri che le città di Torino, Milano e Genova, assieme alle Regioni Piemonte, Lombardia e Liguria, hanno avviato un percorso condiviso per valutare la candidatura unitaria del Nord-Ovest ai Giochi Olimpici e Paralimpici estivi del 2036 o 2040, puntando su sostenibilità, riuso delle infrastrutture esistenti e cooperazione tra territori.

Un modello innovativo che conferma come le sinergie tra grandi centri siano oggi decisive per affrontare sfide globali e attrarre investimenti.

Se anche le grandi realtà, più forti e strutturate, scelgono di fare sistema, la Calabria – proprio perché caratterizzata da minori risorse – non può più permettersi di restare a guardare.

Al contrario, deve cogliere questa lezione con ancora maggiore determinazione, facendo della cooperazione territoriale una leva indispensabile di sviluppo.

Non è più rinviabile l’accantonamento del campanilismo e l’apertura di tavoli di concertazione permanenti tra centri limitrofi, al fine di costruire strategie condivise e rafforzare la competitività dei territori.

In questa prospettiva, la Grande Catanzaro non può più restare un solo progetto.

Vi è la necessità che veda la luce e non solo come una semplice estensione amministrativa.

Ma come un vero progetto strategico di area vasta, capace di integrare funzioni, servizi, infrastrutture e visione politica.

Un polo urbano moderno, competitivo e attrattivo, in grado di superare frammentazioni storiche e di posizionarsi come riferimento per l’intero territorio regionale.

Pari importanza assume anche la costruzione dell’asse Catanzaro–Lamezia come polo industriale e sociale condiviso, capace di generare sviluppo economico, occupazionale e di coesione territoriale.

Allo stesso tempo, è necessario evitare che discorsi di piccola misura e di scarso valore continuino a fagocitare il dibattito pubblico, distogliendo l’attenzione dalle vere priorità strategiche.

Costruire alleanze tra istituzioni, condividere progettualità e adottare una visione comune di sviluppo non possono più essere solo opzioni ma devono diventare un necessario orizzonte politico: una scelta indispensabile per ridurre i divari, generare opportunità concrete ed evitare che le comunità locali scompaiano sotto il peso dello spopolamento.

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