Riceviamo e pubblichiamo
L’oscuramento di Catanzaro: Se la Rai Calabria gioca a nascondino con la realtà
C’è una Calabria che corre, che brilla, che accoglie il rosa del Giro d’Italia tra i sentieri lussureggianti del suo Parco delle Biodiversità.
E poi c’è una Calabria, in quel della sede Rai di Cosenza, che quella realtà preferisce semplicemente non inquadrarla.
Quello a cui tutti abbiamo assistito nelle ultime ore non è solo un banale errore di regia, ma è l’ennesimo atto di un boicottaggio sistematico, un esercizio di “miopia editoriale” che sta trasformando il servizio pubblico in un megafono campanilistico da cortile scolastico.
Mentre il capoluogo di regione si vestiva a festa per la partenza di una delle tappe più suggestive della carovana rosa, le telecamere della testata giornalistica regionale montavano il solito filtro ottico oscurante… .
Il Parco delle Biodiversità, un’eccellenza che tutta Italia ci invidia, è rimasto nell’ombra. Perché? Perché per il TGR Calabria la notizia sembra esistere solo se calpesta il suolo cosentino.
Il paradosso ha toccato vette grottesche durante la diretta: mentre a Catanzaro il cuore della manifestazione batteva forte, l’unico giornalista inviato veniva inquadrato nella sede dell’arrivo, a Cosenza, per l’appunto, per un’intervista che profumava di un provincialismo ormai fuori tempo massimo.
Come se la partenza non fosse mai avvenuta. Come se Catanzaro fosse una comparsa sgradita, il parente di cui vergognarsi…
E non chiamatela distrazione. Oramai è più che palese che qui siamo davanti a un’annosa e antipatica strategia del silenzio.
Il diritto di cronaca viene sacrificato sull’altare di uno sciocco campanilismo che vorrebbe Catanzaro declassata a sobborgo invisibile.
Ma vi sembra accettabile che il servizio pubblico, pagato con il canone di tutti i calabresi, si trasformi in uno strumento di egemonia provinciale?
La risposta è un “no” categorico che deve arrivare forte e chiaro fino a Roma.
In questo scenario di desertificazione dell’obiettività, non possiamo non interrogarci sul ruolo degli organi di garanzia.
Ci chiediamo dov’è il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Giuseppe Soluri?
La sua figura di garante, resa ancor più simbolica dalle sue note radici catanzaresi, non può permettersi il lusso del silenzio.
È tempo che intervenga con fermezza presso la sede Rai di Cosenza per chiedere conto di questa gestione asimmetrica dell’informazione.
Un Presidente dell’Ordine non deve difendere una città, ma deve difendere la dignità di una professione che, in Calabria, sembra aver dimenticato la regola numero uno: riportare i fatti, non le preferenze geografiche.
Ma c’è un altro tema di fondo che non può più essere ignorato: la collocazione della sede Rai. In ogni democrazia amministrativa degna di questo nome, la televisione di Stato risiede nel capoluogo di regione.
È una questione di baricentro istituzionale, di efficienza logistica e, soprattutto, di rispetto per il ruolo politico e simbolico che Catanzaro ricopre.
Spostare la sede Rai nel Capoluogo non è un capriccio, è un atto di giustizia storica e funzionale necessario per spezzare queste catene di localismo tossico.
Le istituzioni regionali non possono più restare a guardare. Il boicottaggio deve finire. Catanzaro non chiede favori, chiede solo di non essere più cancellata dalle mappe del servizio pubblico.
La Calabria è una sola, ma a quanto pare, per qualcuno in Rai, ci sono città che meritano la luce e città che meritano solo il buio. È ora di riaccendere i riflettori. Tutti.