Riceviamo e pubblichiamo

Dei sedicenti giornalisti catanzaresi (molti, moltissimi) torneremo a parlare nella nostra consueta rubrica di domenica, perché è noto come siano uno dei grandi mali del capoluogo. Scrivono (o parlano) infatti per organi di stampa che hanno tutti come… sottotesto la dicitura “l’informazione libera”. Ma che è libera al pari di molti Stati africani con nel nome il sostantivo: “Repubblica” o l’aggettivo “democratica”, mentre in realtà sono in mano ai più feroci dittatori e regimi totalitari del pianeta terra. Un inganno lessicale, insomma.

Simile appunto a quello di giornalisti, absit iniuria verbis per chi svolge (o tenta di farlo) questo mestiere davvero in modo libero, i quali lavorano e vengono pagati (o ricevono altre utilità) da poteri forti e spesso oscuri più che occulti, essendo noti a tutti in un contesto assai piccolo e… provinciale come quello di Catanzaro. Gente che (ed è tutto facilmente documentabile), ad esempio, è in prima persona o ha mariti, mogli, fratelli, figli o vari congiunti, alle dirette dipendenze di poteri e padroni appena citati.

O da questi ultimi è comunque a vario titolo finanziata con per giunta contatti con associazioni e conventicole varie del tessuto cittadino. In alcuni casi persino dipendendo, interamente o quasi e stavolta sì in modo occulto, da personaggi assai chiacchierati e sodali di organismi illegali.

Un bel fritto misto, quindi. Che li spinge ad applaudire alle conferenze stampa dei politici e a ridere alle loro battute. Oltreché, a breve, magari a prenderne anche dietro loro indicazione le ordinazioni al bar, salendo poi con il vassoio in mano. E malgrado ciò, negli ultimi giorni, fatalmente trafitti da un colpo… al cuore, pur avendo ancora una volta “leccato il padrone” sul nuovo ospedale a Germaneto e portato così a casa la “pagnotta” sebbene fallendo miseramente la mission di condizionare l’opinione pubblica. 

Tanto che prossimamente saranno con ogni probabilità costretti a rimangiarsi le stesse leccate di… posteriore, fatte al solito sotto dettatura, virando bruscamente per cambiare rotta. Perché? Semplice: da De Nobili, e non solo, per bocca di chi conta poco in sé ma nella maggior parte dei casi è il ventriloquo di un ben più influente capo sono arrivati messaggi chiari del tipo: “Ribadiamo opportunità di rafforzare l’esistente partendo dal Pugliese. La classe dirigente regionale difenda Catanzaro, blindando i posti letto e le assunzioni del personale sanitario” o “il nuovo ospedale deve rimanere a Catanzaro: una scelta di sanità, di città e di futuro”. 

Ora: detto che noi stessi, a cui stanno assai a cuore Pugliese e Ciaccio esattamente dove stanno e ancor più “forti e stabili” di prima, non possiamo non fare ironia su titoli come questi considerato come Germaneto mica sia in Sudafrica, il focus della questione è chiaro. Ed è pure arricchito da una… ciliegina sulla torta. Il niet a “demolire il Pugliese” del Pd. Certo, quello non consociativo fuori dai palazzi importanti, che resiste… .  Lo testimonia un piccolo stralcio della nota di una esponente dei Democrat provinciali: “Le dichiarazioni del partito di maggioranza, oltre a ridimensionare il sensazionalismo politico di Roberto Occhiuto, dimostrano che pure nella principale forza del centrodestra si sta finalmente prendendo atto della fragilità e dell’inconsistenza delle politiche sanitarie del governo regionale, di cui fa pur parte”.

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