Riceviamo e pubblichiamo
Il sazio non crede al digiuno. Forse è per questo che, davanti a famiglie, pensionati e attività economiche che ricevono bollette dell’acqua da migliaia di euro, qualcuno pensa ancora che basti dire: “sono due annualità insieme”.
Non basta. Innanzitutto perché la fatturazione biennale non è il modello ordinario previsto dalla regolazione del servizio idrico.
Arera ricorda che il gestore è tenuto a emettere un numero minimo di bollette nell’anno, differenziato in base ai consumi medi annui dell’utenza.
Quindi concentrare due annualità in un’unica richiesta non può essere trattato come un fatto inevitabile, privo di conseguenze per il cittadino.
Il problema, però, è ancor più grave.
Non è solo che il Comune abbia accorpato il 2024 e il 2025.
È che quelle fatture sono state emesse sulla base di letture stimate, consumi presunti e scaglioni di “supero” applicati su numeri che il Comune “presume”.
Questa non è normale fatturazione. È un azzardo.
La stima non può diventare una scorciatoia.
Arer disciplina il servizio di misura proprio per garantire consumi certi in bolletta.
Tanto che per le utenze con consumi medi annui fino a 3.000 mc sono previsti almeno due tentativi annui di lettura, distanziati almeno 150 giorni.
In buona sostanza prima si legge il contatore poi, sulla base del consumo reale, si fattura.
Non si manda una bolletta basata su ipotesi e poi si chiede agli utenti di dimostrare che quella bolletta è sbagliata.
Il cittadino non è il revisore contabile del Comune.
In questi giorni abbiamo esaminato casi incredibili. Ci sono fatture in cui la lettura stimata al 31 dicembre 2025 è superiore alla lettura attuale del contatore. In questi casi non c’è nulla da spiegare: la fattura va annullata.
Ci sono bollette in cui la lettura resta identica al 31 dicembre 2023, al 31 dicembre 2024 e al 31 dicembre 2025, ma il Comune addebita comunque centinaia di metri cubi.
Se la lettura iniziale e quella finale coincidono, il consumo misurato è zero. Non serve uno sportello per capirlo.
Vorremmo ricordare all’assessore che una stima sbagliata ha delle conseguenze devastanti.
Dentro il sistema tariffario dell’acqua, il consumo stimato (e gonfiato) trascina tutto il resto: fa scattare gli scaglioni di “supero”, fa aumentare le voci collegate al consumo, incide su fognatura, depurazione, componenti perequative, Iva e importo finale.
Così un dato presunto, se non viene prima verificato, produce una bolletta molto più pesante di quella che sarebbe derivata da una lettura reale.
Intanto il cittadino riceve un importo da pagare, che rischia di diventare morosità nei sistemi contabili e nei flussi destinati al nuovo gestore.
È questo l’aspetto più inquietante: una stima può trasformarsi, nei fatti, in un credito apparente.
E un credito apparente, se non viene fermato in tempo, può diventare un numero utile a chiudere una gestione, a far tornare i conti.
Ma resta un numero costruito sulle spalle del cittadino, non su un consumo realmente accertato.
Il rischio è che, nel chiudere la gestione comunale del servizio idrico, vengano lasciati in piedi crediti apparenti, costruiti su stime non verificate e poi trasferiti come se fossero debiti reali degli utenti.
Questo non può accadere.
I conti non si fanno quadrare sulle spalle dei cittadini.
La rateizzazione non basta.
Quando una fattura è corretta, può aiutare chi è in difficoltà.
Ma quando una fattura è sbagliata, rateizzarla significa solo far pagare a rate ciò che non era dovuto.
Il Comune non deve aiutare i cittadini a pagare bollette errate.
Deve annullarle.
Il Codacons ha già investito Arera e lo Sportello per il Consumatore Energia e Ambiente delle criticità del sistema di fatturazione fondato su letture presunte, consumi stimati e posizioni anomale, chiedendo verifiche sulla validazione dei dati, sui tentativi reali di lettura, sugli importi abnormi e sulla bonifica delle posizioni prima del passaggio al nuovo gestore.
Ora chiediamo al Comune la sospensione automatica di tutte le posizioni contestate, blocco di ogni sollecito, blocco di ogni morosità, annullamento immediato delle fatture smentite dai contatori e divieto di trasferire al nuovo gestore dati non bonificati.
Chi contesta una bolletta fondata su letture stimate non può essere trattato come moroso.
Chi mostra un contatore che smentisce la fattura non può aspettare mesi.
Chi riceve una richiesta costruita su consumi non misurati non deve pagare prima e difendersi dopo.
Se davvero il Comune vuole far pagare solo quanto dovuto, lo dimostri con i fatti: sospenda, verifichi, annulli.
La trasparenza non è spiegare perché una bolletta è alta.
La trasparenza è cancellarla quando è sbagliata.
