Franco Janfer CritelliFranco Janfer Critelli

Riceviamo e pubblichiamo

Dopo plurime sollecitazioni a scendere il campo per le elezioni amministrative della prossima primavera come candidato a sindaco di Simeri Crichi (Cz), dichiara Janfer abbiamo deciso, insieme ad amiche e amici, di iniziare un giro di consultazioni.

Le molteplici richieste sono arrivate da persone sensibili che vogliono il bene del territorio quali artisti, professionisti, imprenditori, giovani, anziani, parte del popolo quotidiano e donne che hanno condiviso il mio percorso.

A fianco dei centri antiviolenza; per l’effetto, ho accolto queste pressanti sollecitazioni con gratitudine e dovuto rispetto.

Tutto questo non mi ha lasciato indifferente e mi ha portato ad una profonda riflessione con connesso senso di responsabilità.

Perché in fondo ognuno è figlio della propria storia.

Quindi, prima di sciogliere definitivamente il nodo della mia discesa in campo vogliamo valutare se la ideata offerta politica programmatica “culturalmente rivoluzionaria”, che vogliamo portare avanti, sia quella desiderata dalla comunità.

Sentiamo fortemente, in questo momento, il dovere etico di intervenire per indicare la via maestra che verrà seguita qualora decida di partecipare alla competizione alla guida di un terzo polo.

Ad oggi constatiamo, ahimè, un quadro sociologico derivato di tipo allarmante, a causa dello straripante odio rancoroso riversato finanche sui social ed in atti giudiziari, in spregio ad una sana dialettica.

Per l’ effetto, Simeri comunità dalle enormi potenzialità con un patrimonio umano, culturale, commerciale, storico e archeologico, e non solo, che vive una fase di stallo di buio medievale di conseguenziale povertà sociale ed economica con chiusure di esercizi commerciali nonostante il nostro comune sia ricco come Pil e le ragioni sono evidenti.

Merita di diventare finalmente una città “una e indivisibile” con la piena valorizzazione di tutte le risorse, soprattutto del mondo giovanile e non, della dignità femminile e della popolazione più fragile i c.d detti ultimi, nonché una totale riappacificazione territoriale.

Così stando le cose, invito tutti a partecipare seppure con angolazioni e culture differenti ad un sano confronto dialettico che genera crescita sociale.  

Perché non possiamo dimenticare da dove veniamo, chi siamo e dove andiamo o per meglio dire dove vogliamo andare.

Il solco tracciato che si intende condividere con la cittadinanza è quella di ricreare l’entusiasmo sociale, la valorizzazione dell’intero territorio, con un programma, fatto di proposte realizzabili e non con le solite chiacchere di vane promesse elettorali.

Che punti ad una comunità una e indivisa, sviluppata concretamente in tutte le aree territoriali con la propria attitudine e logistica, che superi il clima litigioso e stagnante esistente. 

Urge una progettuale di discontinuità e cambio di rotta, ripartendo dalle nostre sane radici, con una visione a medio-lungo termine per creare finalmente una classe dirigente, perché in fondo non basta solo vincere bensì saper amministrare in modo efficiente e stabile, per tornare alla vera politica della dignità del popolo sovrano. 

Quindi, completato il giro di consultazioni, insieme alle amiche ed amici che stanno lavorando all’unisono incessantemente sul rinascente progetto, decideremo se sussistono le condizioni per scendere in campo concretamente per una svolta storica. 

Fermo rimanendo che il mio fardello umano, culturale e professionale di respiro internazionale e la mia disponibilità nonostante i miei molteplici impegni di ogni genere in varie parti, a sacrificare la sfera privata e pubblica, nel superiore interesse del bene comune, deve trovare piena sintonia negli ideali di legalità.

Intesa come educazione alla giustizia giusta, nell’auspicata rinascita come arcobaleno costituzionale, della nostra frantumata comunità, per l’invocata nuova alba di primavera. 

Perché, chi sceglie di temporeggiare alla Fabio Massimo, chi si gira dall’altra parte oggi e chi decide di non decidere, domani perde moralmente il diritto di lamentarsi.

Ora tocca a voi,  senza condizionamenti di sorta, ma con coscienza e libertà, aprire la porta del coraggio ora o mai più, per diventare artefici del proprio destino, all’insegna dell’invocato umanesimo-rinascimentale, come obiettivo principale, sempre per l’amor di patria comunitaria sovente calpestata da egocentrici emotivi interessi.

La politica è arte nobile cone diceva Paolo VI e “essun uomo può attraversare due volte lo stesso fiume, perché l’uomo né l’acqua saranno più gli stessi” per dirla come Eraclito. 

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