Riceviamo e pubblichiamo
A vent’anni dalla scomparsa di Mimmo Rotella (1918-2006), Catanzaro, la sua città natale, gli rende omaggio con una mostra che evidenzia la sua straordinaria capacità di confrontarsi con la dimensione pubblica dell’immagine, trasformando i linguaggi della comunicazione in un campo aperto di sperimentazione e rinnovamento.
Realizzata dal Comune di Catanzaro in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella, a cura di Alberto Fiz, Mimmo Rotella. Monumentale rappresenta l’occasione per riflettere sulla valenza strutturale delle sue creazioni in grado di diventare strumenti attivi del paesaggio urbano.
Da un lato il complesso monumentale del San Giovanni, con la sua forte identità architettonica e storica; dall’altra 25 opere di grandi e grandissime dimensioni, disposte lungo un percorso di otto sale, che modificano radicalmente il rapporto tradizionale tra spettatore e immagine creando un effetto immersivo.
È il caso di lavori come Pan Am del 1986, una sovrapittura su tela che si estende per cinque metri ai quali si affiancano grandi décollage su lamiera come Matrix e Shaolin legati all’universo cinematografico.
Non mancano nemmeno lavori che hanno come riferimento il western come Fort apache e L’ultima vendetta, entrambi del 2004, quest’ultimo in comodato presso l’università Magna Græcia di Catanzaro.
Di particolare significato anche Ikarus del 1999, una grande opera di tre metri, per lungo tempo esposta all’Aeroporto di Lamezia Terme (cz) e messa a disposizione da Sacal (Sistema aeroportuale calabrese), ispirata al mito del volo.
Dalla mostra appare evidente come la monumentalità riguardi soprattutto la dilatazione dell’immagine e la sua capacità d’interferire fisicamente con lo spazio.
Se negli anni Cinquanta Rotella aveva scoperto nei muri delle città una sorta di grande museo a cielo aperto, quella stessa intuizione si concretizza, tre decenni dopo, attraverso opere nelle quali cinema, pubblicità, cronaca e immaginario collettivo assumono una nuova dimensione ambientale.
Rotella rilegge, trasforma ed elabora le invenzioni che avevano caratterizzato la sua ricerca precedente proponendo nuove modalità di appropriazione intese come dispositivi semantici di trasgressione in continuità con lo strappo.
Una rassegna dal taglio inedito che documenta la forza espressiva di Rotella che ha utilizzato la sua arte come strumento d’intervento all’interno del contesto sociale ribaltando ogni canone prestabilito.
