Riceviamo e pubblichiamo
Un’altra provincia, un’altra “denuncia” sulla sanità calabrese.
In tutta la provincia di Vibo da sei mesi sarebbero fermi tutti gli screening mammografici.
Sembrerebbe incredibile, ma non sarebbe possibile per una donna fare una mammografia negli ospedali pubblici.
Stiamo parlando di uno strumento imprescindibile di prevenzione e diagnosi precoce il tumore al seno previsto, tra l’altro, all’interno dei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza).
Occorre ricordare come quello al seno sia il tumore femminile maggiormente diagnosticato, rappresentando circa il 30 per cento di tutti i tumori femminili.
Ogni anno sono circa 60mila i nuovi casi di tumore al seno.
E se la sopravvivenza a questa malattia è aumentata negli ultimi tempi, il merito è proprio della frequenza con cui le donne si sottopongono a questo tipo di esame diagnostico.
L’anticipo e la costanza con cui si effettuano le mammografie è decisivo per la sopravvivenza di una donna: sottoporsi in tempo ad una mammografia vuol dire spesso vivere o morire.
E anche in questo caso, quindi, l’organizzazione del comparto sanitario dovrebbe andare incontro ai pazienti, ai medici e a tutto il personale per assicurare condizioni di lavoro adeguate.