Riceviamo e pubblichiamo
Clima rovente al Comando dei Vigili del Fuoco di Reggio Calabria.
Le sigle sindacali territoriali Fp Cgil, Fns Cisl, Uil Fp Vvf, Conapo e Usb di categoria hanno proclamato lo stato di agitazione, denunciando una gestione fallimentare e un ostruzionismo istituzionale inaccettabile, caratterizzato da un protratto e sistematico silenzio di fronte alle note dei sindacati.
Alle promesse iniziali di un’interlocuzione collaborativa sono seguiti zero fatti.
Le uniche convocazioni concesse si sono rivelate una provocazione: incontri farsa via webcam fissati all’ultimo minuto per semplici saluti o riunioni del tutto prive di ordini del giorno chiari.
Insomma, una totale assenza di un confronto effettivo sulle criticità del Comando. Elementi, questi, – proseguono i portavoce dei lavoratori – che lasciano ipotizzare una potenziale condotta antisindacale del comandante reggente Maurizio Lucia;
La gestione degli organici è disastrosa.
La sede aeroportuale è stata lasciata sotto la soglia minima di sicurezza.
L’Amministrazione ha accumulato colpevoli ritardi sulla mobilità straordinaria del personale graduato, violando deliberatamente i regolamenti vigenti.
Per tappare i buchi provocati da questa inerzia si ricorre in modo selvaggio e sistematico al prolungamento dei turni, allo straordinario forzato e persino alla chiusura temporanea delle sedi distaccate sul territorio della città metropolitana.
I dirigenti sindacali hanno chiesto con fermezza l’immediata revoca di questi provvedimenti restrittivi e l’adozione di criteri preventivi, uniformi e trasparenti.
Non è pensabile che il personale venga privato persino della tempestiva disponibilità di vestiario e dispositivi di protezione individuale idonei e conformi.
Mancano polo, divise, scarpe e guanti da intervento.
Le soluzioni temporanee adottate finora non hanno risolto il caos della gestione del magazzino.
Pretendiamo un inventario straordinario immediato per sanare il disallineamento tra le giacenze reali e quelle registrate.
Ferma condanna anche sulla gestione fallimentare che sta colpendo il settore della formazione, con particolare riferimento ai mantenimenti minimi obbligatori.
La sospensione di alcuni corsi di formazione – denunciano i sindacati – rappresenta un fatto di una gravità inaudita: non si tratta di attività opzionali, ma di adempimenti normativi stringenti che garantiscono la sicurezza degli operatori e l’efficacia del servizio pubblico sul territorio.
Interrompere l’aggiornamento significa esporre il personale a rischi inaccettabili e minare la continuità stessa delle attività operative.
A questa già intollerabile situazione si aggiunge una condotta nei confronti del personale istruttore, che definiamo inaccettabile e offensiva della dignità professionale.
Agli istruttori è stato formalmente comunicato il blocco dei fondi, accompagnato dall’incredibile richiesta di svolgere le attività a titolo gratuito o con la promessa di un indefinito pagamento futuro.
Una proposta irricevibile, soprattutto alla luce dei pesanti arretrati finanziari mai corrisposti per le prestazioni già regolarmente effettuate.
Non è tollerabile che le inefficienze gestionali e i bilanci in rosso vengano scaricati sulle spalle dei lavoratori, pretendendo spirito di sacrificio a fronte di inadempienze contrattuali sistematiche.
Chi lavora ha il diritto sacrosanto di essere retribuito e lo Stato, così come gli enti preposti, ha il dovere di garantire i fondi per la sicurezza.
A questo si aggiunge la fatiscenza delle sedi: i distaccamenti provinciali versano in condizioni precarie che ledono il decoro e la vivibilità, motivo per cui viene intimato un piano straordinario di manutenzione.
Importanti rilievi anche sul taglio unilaterale del lavoro agile, ridotto arbitrariamente a una sola giornata settimanale ed escludendone del tutto i Funzionari Logistico-Gestionali.
Questa misura che incide pesantemente sull’organizzazione del lavoro è stata imposta senza alcuna informazione o confronto preliminare.
Sul settore Nucleare-Biologico-Chimico-Radiologico (NBCR) invece, l’Amministrazione continua a rimanere in silenzio, non fornendo alcuna soluzione per garantire la continuità operativa di un settore ultra specialistico e vitale per la sicurezza pubblica.
Il territorio di Reggio non può più essere gestito a mezzo servizio o nei ritagli di tempo.
Per questo motivo è stato formalmente investito il Dipartimento, richiedendo la revoca immediata o la drastica rivalutazione dell’attuale reggenza: si esige una guida dirigenziale stabile, presente e pienamente dedicata al Comando.
A Lucia – concludono i sindacati – viene intimato il rilascio di un riscontro scritto, punto su punto, con scadenze certe.
Se l’Amministrazione continuerà a fuggire dal confronto, lo stato di agitazione salirà ulteriormente di tono con forme di protesta ancora più aspre e radicali coinvolgendo anche il prefetto, quale massima autorità sul territorio.