“Invisibili” che non fanno più notizia, gli ennesimi, nel mercato del lavoro italiano capace di stritolare tutto e tutti: nel privato principalmente, ma anche nel pubblico. Dove gente appartenente a ogni categoria professionale, senza distinzioni, annaspa tra mille difficoltà. Come, ad esempio, gli operatori del servizio di fonoregistrazione e trascrizione degli atti processuali, senza stipendio dallo scorso agosto. Donne e uomini, giovani e meno giovani, che lavorano per la loro società in forza di un appalto nazionale diviso in lotti. Aggiudicati, per intero, dal Consorzio Ciclat dal luglio 2017. Si tratta della stessa Ciclat che poi affida a livello operativo l’organizzazione del servizio a tre società cooperative: Verbatim, Nuovi Orizzonti e Ricina, mentre da maggio scorso è subentrata una quarta società. Il riferimento è a Biblos, che rileva la gestione di tutti i Tribunali della Lombardia, precedentemente di competenza di Verbatim. Realtà, quest’ultima, in cui i dipendenti sono peraltro soci-lavoratori, contrariamente ai dipendenti delle altre “aziende” citate. Il servizio è attualmente in proroga, essendo ormai da anni scaduto il termine di affidamento relativo a un solo biennio.
Prima il presente, poi… il passato
In passato, con i sindacati confederali, si era stabilito di applicare ai lavoratori il contratto collettivo nazionale Multiservizi, originariamente concepito per le attività di pulizia ma adattato, per così dire, a fonici e trascrittori. C’è da aggiungere che i rapporti tra una società e alcuni soci-lavoratori non sono sempre stati idilliaci, ma queste sono storie ordinarie in ambito professionale.
Un 2026 carico di nubi per i lavoratori
La situazione, però, è poi in generale peggiorata da quest’anno con Verbatim e Ricina che hanno chiesto e ottenuto la cassa integrazione a rotazione per i trascrittori, considerato come dal loro punto di vista dall’avvento della Riforma Cartabia la mole di audio da trascrivere si sia drasticamente ridotta e di conseguenza anche i relativi profitti. E in estate ecco lo stesso… copione anche con Nuovi Orizzonti, la cui richiesta è tuttavia ancora in sospeso, fino a risalire via via a una decina di giorni fa: metà settembre per l’esattezza. Quando i dipendenti di Verbatim hanno trovato (caricata sul portale utilizzato per rendicontare l’orario lavorativo) una comunicazione con cui si informava che, a causa del drastico calo di lavoro occorso durante il periodo feriale dei Tribunali, l’azienda non aveva liquidità sufficiente per corrispondere gli stipendi di agosto. Una doccia gelata per i diretti interessati malgrado l’afa del periodo.
I passaggi più recenti
Alla luce di quanto appena riferito, il giorno stesso, mercoledì 16 per la precisione, i sindacati Cobas e Cgil hanno inviato al ministero della Giustizia, ai Tribunali, al consorzio Ciclat e a Verbatim una diffida, con cui si chiedeva l’immediata corresponsione degli stipendi e la garanzia del loro puntuale pagamento pure per i mesi successivi. Ma soltanto una manciata di giorni orsono Ciclat ha risposto con una nota in cui rendeva noto di aver provveduto a fornire le risorse necessarie a Verbatim per l’erogazione degli stipendi. Ma quest’ultima, invece, fino a oggi non ha dato risposte ufficiali. Sebbene, dopo altri comunicati dei sindacati e due colloqui al ministero con Cgil e Cobas, abbia inviato una risposta alla diffida della scorsa settimana, comunicando che il pagamento degli stipendi sarà effettuato “nei prossimi giorni”. Ma senza specificare una data precisa tra il comprensibile disappunto dei destinatari.
Le immediate conseguenze
I fonici hanno dunque intrapreso, a metà della settimana corrente, una forma di protesta a oltranza, almeno fino al ricevimento della legittima retribuzione, che prevede semplicemente il rigido rispetto dell’orario lavorativo contrattualmente applicato a ogni lavoratore. Che è per lo più assunto con contratto part-time (orario 9-13). Mentre un’udienza non ha un orario di fine prestabilito tanto che i fonici sono soliti rimanere in aula abbondantemente oltre il loro orario contrattuale. Ritualità, per così definirla, che determina ore supplementari lavorate non interamente corrisposte in busta paga come straordinario. Ma che vanno a compensazione per coprire le giornate in cui all’operatore non è somministrato lavoro in udienza e rimane quindi a riposo a casa. Comunque sia, i fonici che hanno aderito all’iniziativa di astenersi dal servizio dopo l’orario canonico hanno lasciato l’udienza alla scadenza prestabilita con di fatto la scopertura del servizio. La società però, pur avvisata con anticipo dell’iniziativa, non ha ancora provveduto a organizzare la sostituzione mentre intanto la medesima iniziativa è stata portata avanti dai trascrittori. Che hanno anche loro interrotto il lavoro (da remoto) al termine del tempo contrattuale.
Lo spiraglio di luce
Nella situazione fin qui descritta, purtroppo negativa, uno spiraglio di luce però per fortuna c’è. La corresponsione, sebbene ancora a… singhiozza, della mensilità arretrata. Che sembra dare una nuova veste a tale vertenza, preludendo a una progressiva normalizzazione. Resta comunque inteso che questi lavoratori attendono ancora una risposta dalle loro società in relazione alle istanze sindacali, incentrate sull’ottenimento di precise garanzie per l’immediato futuro. In modo di non ritrovarsi, a breve, nella medesima spiacevole situazione.