Fonte Gdf

Nell’ambito di mirate attività volte al contrasto dell’evasione su concessioni demaniali, riscontrate irregolarità riguardanti tributi locali Imu/Ici, concessioni governative e canoni demaniali lungo la fascia costiera.

I militari operanti hanno posto particolare interesse su soggetti giuridici occupanti aree demaniali marittime che, in qualità di soggetti passivi devono provvedere al regolare versamento dell’imposta municipale propria o unica (Imu ex Ici) sugli immobili costruiti su aree demaniali marittime in concessione.

Le attività ispettive condotte dai finanzieri lungo la fascia costiera, avviate già dall’inizio dell’anno, hanno permesso, dopo aver incrociato i dati contenuti nelle banche dati con le risultanze rilevate presso i comuni della provincia di Reggio Calabria, di individuare numerosi soggetti inadempienti.

E’ emerso che, una ditta individuale operante nella ristorazione e nella balneazione, occupava un’area demaniale senza mai versare i tributi dell’Imu relativamente agli anni d’imposta 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025.

Nel dettaglio è stato rilevato che le strutture insistenti sull’area, non erano state neanche accatastate presso la competente Agenzia del territorio.

Gli approfondimenti investigativi esperiti hanno consentito, quindi, di far emergere il mancato pagamento delle imposte Imu ex Ici per gli anni sottoposti al controllo unitamente all’omessa presentazione della dichiarazione al Catasto sugli immobili siti su superficie demaniale marittima della quale si possiede la concessione, configurandosi così una condotta evasiva protratta nel tempo.

L’ammontare dell’imposta non versata, comprensivo di sanzioni e interessi, sarà oggetto di recupero da parte dell’Ufficio Tributi del Comune di Gioia Tauro (Rc).

L’operazione si inserisce in una più ampia strategia di presidio della legalità economico-finanziaria sul territorio e conferma l’impegno costante del Corpo nel tutelare gli interessi erariali degli enti locali, per l’intero Mezzogiorno.

La Gdf continuerà a monitorare con attenzione le posizioni di soggetti economici operanti su aree pubbliche in concessione, al fine di garantire il rispetto della normativa vigente e il corretto assolvimento degli obblighi fiscali.

Lavoro nero

Prosegue senza sosta l’azione della guardia di finanza di Vibo in contrasto al lavoro sommerso e irregolare, un fenomeno illecito che rappresenta una delle maggiori piaghe sociali ed economiche del Paese.

Perché alimenta sfruttamento, ingiustizia sociale, concorrenza sleale, evasione fiscale e contributiva.

Nel periodo compreso tra il primo gennaio e il 31 luglio 2026 le Fiamme Gialle hanno eseguito 16 interventi ispettivi nei confronti di altrettante attività commerciali operanti in diversi settori economici.

Nel corso delle attività sono stati identificati complessivamente 98 lavoratori.

I successivi approfondimenti hanno consentito di individuare 30 lavoratori completamente “in nero”, impiegati in assenza della preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro e, pertanto, privi delle più elementari tutele previste in loro favore.

In ulteriori 13 casi, invece, l’impiego dei lavoratori è risultato irregolare.

Tra le situazioni maggiormente riscontrate figurano rapporti formalmente instaurati a tempo parziale dietro i quali si celava, in realtà, un impiego a tempo pieno a fronte di una retribuzione inferiore a quella dovuta, nonché periodi di prova svolti completamente “in nero”.

Con l’avvio della stagione estiva, una particolare attenzione è stata rivolta anche alle imprese operanti nel settore turistico.

In uno degli interventi eseguiti nei confronti di uno stabilimento balneare sono state applicate sanzioni pecuniarie che oscillano da un minimo di 20.000 a un massimo di 117.000 euro.

Dietro il lavoro sommerso si cela una realtà che non riguarda soltanto l’evasione fiscale e contributiva: chi viene impiegato senza contratto o in condizioni di irregolarità è frequentemente costretto ad accettare compensi inferiori a quelli previsti dai contratti collettivi, retribuzioni corrisposte totalmente o parzialmente in contanti e “fuori busta”, senza il dovuto trattamento previdenziale e assistenziale e, più in generale, senza le necessarie garanzie.

Le vittime di questo sistema sono soprattutto i lavoratori più vulnerabili, costretti a subire un fenomeno che alimenta precarietà e povertà lavorativa e compromette la possibilità di costruire un futuro dignitoso.

Il lavoro nero arreca danni all’intero sistema economico nazionale perché sottrae risorse all’Erario, mina gli interessi dei lavoratori, spesso sfruttati, e compromette la leale e sana competizione tra imprese.

Infatti, il sommerso pregiudica gli equilibri economici e finanziari, consentendo a chi opera nell’illegalità di ridurre artificiosamente i costi fiscali, organizzativi e del lavoro, massimizzare i profitti e conseguire ingiusti vantaggi competitivi.

Nel corso degli interventi sono state rilevate anche violazioni dell’obbligo di trasparenza nella corresponsione degli stipendi, che impone il pagamento delle retribuzioni attraverso modalità tracciabili.

Alla luce delle irregolarità riscontrate l’Ispettorato del lavoro ha disposto l’immediata sospensione dell’attività commerciale nei confronti di 6 aziende, mentre, in un ulteriore caso di maggiore gravità, l’amministrazione provinciale di Vibo ha disposto la cessazione definitiva dell’attività esercitata.

L’azione della Gdf conferma il costante presidio della legalità economico-finanziaria e la determinazione nel contrastare ogni forma di economia sommersa.

Colpire il lavoro nero significa tutelare la dignità dei lavoratori, difendere le imprese che rispettano le regole e contrastare quei meccanismi che alterano il mercato, favoriscono l’arricchimento illecito di chi opera nell’illegalità e sottraggono risorse indispensabili alla collettività.

Le Fiamme Gialle continueranno a operare con la massima attenzione sull’intero territorio provinciale per prevenire e reprimere i fenomeni lesivi della tutela dei lavoratori, delle imprese oneste e degli interessi dello Stato.

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