Premessa sempre d’obbligo. Il pezzo parla di rischi potenziali per Catanzaro. Non riguarda quindi situazioni conclamate, o date per scontate, anche perché certi provvedimenti ancora non sono stati (neppure, tanto per rafforzare il concetto) approvati nelle sedi deputate. Ma i riferimenti storici del Paese, anche risalenti a circa 60 anni fa, consigliano di tenere alta la… guardia sul delicato tema trattato. Almeno quale compito precipuo, (costituzionalmente garantito) della libera informazione (davvero libera, perché senza “padrini e/o padroni” di sorta). Si aggiunge infine che un atto… incidentalmente gradito a ben noti “poteri forti” locali (definiti così con diritto di critica nell’accezione di lobby o gruppi di pressione, non quindi in modo denigratorio o peggio diffamatorio) non prelude o sottintende indebiti patti.

Catanzaro, a… rischio oggi, non deve patire quanto avvenne decenni fa in altre realtà, anche importanti, del Paese

Catanzaro è sostanzialmente una peculiare (per così dire) città di… provincia, con “regole di ingaggio” tutte sue. Lo scenario che vi proponiamo dopo ricerche flash fatte su internet è solo un riferimento storico, quindi. Che però descrive uno scenario (quello del Sud negli anni ‘60-’70-’80) potenzialmente a grandi linee replicabile nel capoluogo calabro oggi. Nell’ancora denegata ipotesi, che gli amministratori in carica non saranno rigorosissimi nel valutare con estremo scrupolo pro e contro delle loro scelte. Soprattutto in un ambito assai delicato come l’Urbanistica. Nel Mezzogiorno di 40-50-60 anni fa, infatti, è capitato che decenni di “urbanistica opaca” abbiano arato il campo per gigantesche (e nefaste in alcuni casi) operazioni edilizie e immobiliari in circa un 30ennio. Interventi tipo quello devastante effettuato, in particolare vicino al mare, nella più importante città siciliana con lo slogan: “Palermo è bella, facciamola ancora più bella!”. Il frutto di una commistione della Sicilia di allora tra politica, mafia e imprenditoria. Scenario, quest’ultimo, di certo assai diverso dall’attuale di Catanzaro, ma con in agguato il potenziale pericolo di larvate similitudini o leggeri punti di contatto.

Lo schema di partenza di certe operazioni

Lo schema di partenza, di queste operazioni,  è quasi sempre così strutturato: imprenditori, riservati ma potentissimi e abituati ad agire nell’ombra, capaci di muovere il consenso popolare sfruttando alcuni canali privilegiati. Canali in grado di generare ottimi ritorni d’immagine per arrivare, assai presto e bene, al… popolo, intrecciando al contempo solide relazioni politiche trasversali. La leva giusta per poi acquistare senza troppi “vincoli” aree e terreni, anche a prezzi leggermente sovrastimati, spesso dotati di preesistenti strategiche strutture in luoghi nodali. Ovvero mega-parcheggi “naturali”, pur non attrezzati e sfruttati, e decine di migliaia di metri quadrati a disposizione per costruirci sopra di tutto e di più proprio a pochi passi dal mare. Attività formalmente legittime, e persino frequenti, in operazioni del genere. Ma da interpretare come il segno del vero interesse della pianificazione complessiva o primo step di un progetto molto più ambizioso. Comprendente correlate azioni concesse da quasi assoluta libertà progettuale. Un “sacco edilizio”, in gergo, con piani enormi per residenze universitarie, appartamenti di lusso destinati ad anziani o professionisti facoltosi, servizi e presidi sanitari privati, spazi commerciali e grandi edifici vista mare.

La “traduzione” in termini economici

Quanto fin qui raccontato, tradotto in termini economici correnti, significa ad esempio tramutare un investimento da meno di un milione di euro in una rapida rendita da trenta. Davvero troppo per non attirare attenzioni e appetiti famelici di ogni genere, leciti, ma anche illeciti. Come purtroppo rivela la storia italiana dell’ultima parte del secolo scorso.

Il fondamentale ruolo della politica

Ma in tutto questo… marasma c’è un convitato di pietra, senza cui nulla sarebbe possibile. La politica, locale e non. Perché la politica è prima inter pares in tutto e in casi come questi agisce pure all’interno di forze in apparenza “insospettabili” rispetto all’apertura a mega-speculazioni. Eppure, nei palazzi del potere romani, possono “albergare” i veri registi di dinamiche locali malgrado la lontananza, geografica e… temporale, dai luoghi di riferimento. Si tratta di pontieri tra i gruppi imprenditoriali e le amministrazioni periferiche con l’indispensabile apporto finale di ossequiosi referenti disposti a fare il… lavoro sporco nei territori. Il riferimento è a quanti, ad esempio, si occupano di realizzare e far varare negli organismi in cui operano Piani, varianti e provvedimenti simili. Atti che rendono tutto formalmente regolare, quindi di conseguenza giuridicamente inattaccabile pure il compimento degli “spaventosi” interventi successivi. Così chiunque è coinvolto nel business ci guadagna. Sul piano economico, come ovvio, i possessori dei terreni, che assistono al moltiplicarsi in un amen del valore dei loro beni grazie al cambio di destinazione d’uso, con invece beneficiari della gratitudine degli stessi imprenditori dotati di notevole influenza elettorale. Quella che ha chi controlla “holding” con migliaia di dipendenti e un connesso vasto indotto.

La politica catanzarese e le sue “caratteristiche” che rendono certi rischi potenzialmente concreti

Quando vanno in porto operazioni come quelle fin qui descritte alcuni politici, quelli di Roma, possono blindare un posto in Parlamento nel loro partito. Mentre, scendendo “per li rami”, troviamo quanti, magari finora… appesi a imbarazzanti “grandi elettori” da cui prendere le distanze in pubblico forse per vergogna e… impiccati a voti personali asfittici e sovente insufficienti, possono stringere invece nuove e redditizie amicizie in termini di consenso. Una fitta ragnatela di rapporti e contiguità, insomma. Che può dar luogo, ma questo non lo sappiamo, ad atti debiti o indebiti. Di fronte a cui è però sempre lecito, anzi doveroso per chi esercita le nostre… funzioni, porsi un quesito. Preventivo, ma cruciale. Sebbene assai… scomodo in un contesto come il catanzarese. Vale a dire relativo a dove si collochi il confine  tra pianificazione urbana, interessi economici particolari e viceversa bene collettivo che è l’unico da perseguire. Soprattutto in una realtà storicamente popolata, tranne rare eccezioni, da figure politiche di 2., 3. o 4. fila. Subalterne ai “poteri forti” di cui sopra. Soggetti in posizione quindi rovesciata (e opposta) ad esempio a quella dell’allora ruggente premier Bettino Craxi nei confronti dell’accomodante tycoon Silvio Berlusconi negli anni ‘80.

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