Riceviamo e pubblichiamo
Le correnti erano finite. Così si diceva.
A parole.
Archiviate in fretta durante la stagione referendaria, tornano oggi prepotentemente sulla scena, proprio mentre si ridisegnano candidature, nomine e nuovi equilibri di potere.
Correntismo, indipendenza del Csm, rapporto tra associazionismo e istituzioni, ricerca del consenso, logiche di appartenenza, modelli alternativi di autogoverno.
Temi rimossi ieri e riemersi oggi, più vivi che mai.
Perché i problemi si possono negare, minimizzare, nascondere.
Ma non si cancellano. E, prima o poi, tornano. E presentano il conto.
Caso Tanapo
Si chiude con un esito positivo la vicenda di Komalmoudou Tanapo, cittadino del Mali da dieci anni residente a Catanzaro e dipendente del lido Frontemare, al centro nelle ultime settimane di una vasta mobilitazione civile e sociale.
La commissione nazionale per il diritto di asilo, dopo aver avviato il procedimento di riesame della posizione amministrativa e aver convocato l’interessato a Roma per essere ascoltato personalmente, ha accolto in pieno le argomentazioni difensive contenute nella memoria, corredate da corpose indagini difensive, presentata dai suoi legali Valentina Macrì e Francesco Iacopino – quest’ultimo presente con lui nella capitale per sostenerlo nell’audizione, senza dimenticare il sostegno istituzionale e umano di Filippo Mancuso e Gianmichele Bosco.
Nel provvedimento, l’autorità nazionale ha valorizzato in modo decisivo il percorso di integrazione sociale e lavorativa maturato da Tanapo nel corso degli anni in Italia, ritenendo dimostrato un radicamento stabile e significativo nel tessuto della comunità locale.
Nel bilanciamento tra le esigenze richiamate a tutela dell’ordine pubblico e la condizione personale dell’interessato, la Commissione ha ritenuto prevalente il profilo dell’inserimento sociale e umano, tale da giustificare il riconoscimento della protezione speciale e, conseguentemente, la permanenza in Italia.
Una decisione che pone fine a una vicenda che aveva suscitato ampia partecipazione e una spontanea gara di solidarietà, sintetizzata dallo slogan: “Non mandate via Tanapo”.