Stand carabinieri

L’iniziativa “Il Lavoro Chiama”, promossa dalla Regione e ospitata dal polo fieristico di Catanzaro, ha visto protagonista anche l’Arma.

Tre giornate in cui Catanzaro è diventata la capitale delle opportunità, un luogo di incontro tra Istituzioni, giovani, imprese e cittadini, dedicato al futuro professionale e alla costruzione di percorsi di crescita.

Il Provinciale di Catanzaro ha allestito uno stand che ha riscosso un grande successo, attirando l’attenzione di oltre mille visitatori.

Studenti, famiglie, professionisti e curiosi hanno infatti potuto conoscere da vicino il mondo dell’Arma, le sue funzioni e le sue molteplici opportunità lavorative.

Lo spazio espositivo ha messo in risalto uniformi storiche e operative, simboli di tradizione, disciplina, identità ed efficienza.

Allo stesso tempo, sono stati mostrati anche strumenti e tecnologie all’avanguardia utilizzate quotidianamente per garantire sicurezza e legalità, come veicoli, mezzi in dotazione e strumenti di investigazioni scientifiche.

Dalle pattuglie Alfa Romeo Tonale, alle moto Ducati (mezzi utilizzati per il pronto intervento) fino ai dispositivi speciali impiegati nelle attività investigative e negli interventi più rischiosi, come quelli degli artificieri.

I carabinieri hanno dialogato con i giovani visitatori, hanno risposto a domande, raccontato esperienze operative e spiegato come l’Arma rappresenti non solo un presidio di sicurezza, ma anche una scelta professionale solida, qualificata e ricca di prospettive.

Ufficiali e sottufficiali in servizio nella provincia di Catanzaro, si sono così seduti a dialogare con i ragazzi.

Hanno spiegato che esistono due principali possibilità di arruolamento.

Una è  di diplomarsi e concorrere subito per aspirare a fare l’ufficiale di Accademia o il maresciallo dei carabinieri o più semplicemente il carabiniere.

Nei primi due casi, al termine del percorso formativo, si consegue una laurea.

La seconda prospettiva è di orientare la scelta di un percorso universitario in funzione delle numerose opportunità offerte dall’Arma per coloro che sono in possesso di una laurea.

E’ il caso dei posti a concorso per ufficiali della Forestale o ruolo Tecnico (medici, veterinari, farmacisti, chimici, psicologi, amministratori, biologi, fisici). Alcune di queste figure, ad esempio, operano infatti presso i Ris (agli studenti è stata illustrata l’area concorsi del sito www.carabinieri.it).

La partecipazione all’evento, ha permesso così, sia di valorizzare l’impegno quotidiano dei militari sul territorio, sia di mostrare ai giovani che l’Arma è una realtà dinamica, moderna e in continua evoluzione.

Entrare a far parte dell’Arma significa “servire lo Stato” con dedizione e senso del dovere, ma anche crescere professionalmente attraverso percorsi formativi altamente qualificati.

In questi tre giorni si è quindi ulteriormente consolidato il dialogo con i giovani e con il territorio, con la consapevolezza che il futuro della sicurezza passa anche attraverso la capacità di attrarre nuove energie, nuove competenze e nuove motivazioni.

La partecipazione all’iniziativa conferma ancora una volta, la volontà dell’Arma di essere sempre più vicina alla popolazione, non solo nella tutela della sicurezza, ma anche nella promozione di cultura, formazione e opportunità.

Gdf

Nell’ambito del dispositivo finalizzato al contrasto del fenomeno del lavoro nero e irregolare, i reparti della guardia di finanza, nel corso del 2025 hanno individuato circa 12.000 lavoratori in nero e 16.000 lavoratori irregolari.

E accertato l’emissione di fatture per operazioni inesistenti con riferimento a fenomeni di illecita esternalizzazione di manodopera per circa 980 milioni di euro, provvedendo a denunciare 774 soggetti per reati tributari, di cui 10 arrestati, e ad eseguire sequestri per 186 milioni euro.

Sono state inoltre denunciate:

– 128 persone per il reato di “caporalato” ex art. 603-bis c.p., di cui 5 arrestati, a danno di 1.224 persone vittime di sfruttamento lavorativo;

– 64 persone per il reato di favoreggiamento delle condizioni di illegalità dello straniero ex art. 12, comma 5, del D.Lgs. n. 286/1998;

– 225 persone per il reato di impiego da parte del datore di lavoro di stranieri privi del permesso di soggiorno ex art. 22, commi 12 e 12-bis, del D.Lgs. n. 286/1998.

DOVE CONCENTRIAMO LA NOSTRA ATTENZIONE

Nel 2025, l’azione della Guardia di finanza, nel contrasto al lavoro sommerso e alle diverse forme di illegalità connesse al mercato del lavoro ha riguardato sia il fenomeno del cosiddetto “lavoro nero”, ossia rapporti di lavoro completamente non dichiarati, sia le situazioni di lavoro irregolare, caratterizzate da apparente regolarità formale, ma da condizioni economiche e contrattuali differenti da quelle effettivamente applicate ai lavoratori.

L’obiettivo non è soltanto reprimere le violazioni in materia lavoristica, ma anche intercettare più ampi circuiti di illegalità economica che producono effetti dannosi per l’erario, alterano le regole della concorrenza e comprimono i diritti dei lavoratori. In quest’ottica, i controlli sono orientati al recupero di imposte e contributi evasi, oltre che all’individuazione e all’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati dai responsabili.

L’azione operativa viene sviluppata attraverso un dispositivo articolato che comprende ispezioni amministrative nei confronti di imprese e professionisti, indagini di polizia giudiziaria, attività di analisi di rischio elaborate dai Reparti Speciali e servizi di controllo economico del territorio. Particolare rilievo assume l’attività di intelligence, che consente di individuare i fenomeni più diffusi e insidiosi e di indirizzare in modo mirato gli interventi dei Reparti territoriali.

Nel dettaglio, l’attenzione della Guardia di finanza si concentra soprattutto sui sistemi di interposizione illecita di manodopera, spesso realizzati attraverso società “serbatoio” create per abbattere artificialmente il costo del lavoro mediante il mancato versamento di imposte e contributi. Si tratta di meccanismi fraudolenti che generano gravi distorsioni del mercato, favoriscono forme di dumping salariale e determinano condizioni di forte precarietà per i lavoratori coinvolti.

L’attività di contrasto riguarda inoltre l’impiego di lavoratori in nero o irregolari, i fenomeni di sfruttamento lavorativo riconducibili al cosiddetto “caporalato” e le frodi nel settore agricolo finalizzate all’ottenimento indebito di prestazioni previdenziali e assistenziali.

In tutti questi ambiti, l’azione del Corpo è finalizzata a tutelare la legalità economica, garantire condizioni di concorrenza leale tra le imprese e salvaguardare i diritti dei lavoratori.

LE PRINCIPALI ATTIVITÀ DEL 2025

La polizia economico-finanziaria di Milano, nel mese di gennaio 2025, ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dalla locale Procura nei confronti di una società appartenente a un gruppo operante nel settore dei trasporti e delle spedizioni per oltre 46 milioni di euro, per l’ipotesi di reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture false.

Le attività investigative hanno permesso di accertare che la società, per abbattere il carico impositivo e previdenziale e avvantaggiarsi del risparmio d’imposta risultante dall’illecita detrazione dell’Iva, aveva utilizzato, negli anni dal 2022 al 2023, fatture per operazioni giuridicamente inesistenti emesse dalle proprie appaltatrici di servizi, a fronte di contratti di appalto, imponibili Iva, simulati per schermare la reale somministrazione di manodopera, fuori campo ai fini della stessa imposta indiretta.

La polizia economico-finanziaria di Torino, nel mese di settembre 2025, ha proceduto all’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di beni mobili, immobili e patrimoniali, nei confronti di 9 persone fisiche e 10 persone giuridiche, per un valore pari a 26,5 milioni di euro.

Le indagini hanno consentito di ricostruire un esteso fenomeno legato a somministrazioni illecite di manodopera dissimulate attraverso la stipula di fittizi contratti di appalto di servizi, poste in essere da due distinti gruppi societari torinesi operanti principalmente nel settore della logistica in favore di diversi committenti, allo scopo di conseguire guadagni illeciti attraverso il sistematico mancato assolvimento delle imposte dovute.

In tale contesto, è stato rilevato un volume complessivo di fatture afferenti a operazioni (giuridicamente) inesistenti scambiate tra le varie società pari a oltre €100 milioni nel periodo 2018-2023, con la denuncia dei responsabili individuati per i reati di associazione per delinquere, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione e omesso versamento di Iva.

La polizia economico-finanziaria di Reggio Emilia, nel mese di febbraio 2025, su disposizione della locale Procura, ha dato esecuzione, su tutto il territorio nazionale, ad un sequestro preventivo preordinato alla confisca, per un valore di circa 70 milioni di euro.

La complessa attività di indagine, che ha permesso di disvelare un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di frodi fiscali, ha visto coinvolti 179 indagati, 400 aziende, di cui 40 fittizie, ed il concorso esterno di 20 professionisti operanti nel settore commercialistico e notarile, responsabili di emissione di fatture per operazioni inesistenti, cessione di crediti fittizi, somministrazione illecita di manodopera, dichiarazione fraudolenta, occultamento e distruzione di documentazione contabile, truffa ai danni dello Stato e dell’Inps, riciclaggio ed autoriciclaggio.

La polizia economico-finanziaria di Biella, nel mese di ottobre 2025, ha concluso una complessa indagine in materia di sfruttamento di lavoratori stranieri, lesioni personali colpose aggravate dalla violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro e subappalto non autorizzato.

L’operazione ha tratto origine dalla segnalazione di un operaio straniero che, dopo essere stato vittima di un grave incidente sul lavoro, ha deciso di rivolgersi alle Fiamme Gialle biellesi per denunciare le inique condizioni di lavoro a cui lui e diversi suoi connazionali erano sottoposti.

Le conseguenti indagini hanno consentito di formulare ipotesi di reato per caporalato – poiché diversi cittadini stranieri in stato di bisogno, muniti di regolare permesso di soggiorno, sarebbero stati costretti a lavorare con turni prolungati ben oltre i limiti fissati dai contratti collettivi, senza poter fruire di pause, giorni di riposo e ferie adeguati, in condizioni igieniche precarie ed in mansioni pericolose senza la fornitura di idonee protezioni individuali, a fronte di retribuzioni arbitrarie, soggiacendo a minacce e violenze laddove intendessero protestare – ed illecito subappalto di alcuni lavori e prestazioni.

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