Francesco Di LietoFrancesco Di Lieto

Tratto dal profilo Facebook di Francesco Di Lieto

Il referendum sulla legge regionale n. 9 del 3 marzo 2026 (quella della moltiplicazione delle poltrone), è stato indetto con Dpgr n. 59 dell’11 agosto 2026 per il 29 novembre 2026.

Il 3 ottobre è stata poi presentata la proposta di legge n. 127, approvata dal consiglio regionale il 5 ottobre, che prevede la sospensione del referendum.

Nella stessa seduta è stata approvata, ma solo in prima deliberazione, la proposta diretta ad abrogare la legge n. 9/2026.

Per completare quella procedura occorre una seconda deliberazione, che lo Statuto impone sia adottata a distanza non inferiore a due mesi dalla prima (quindi non prima di dicembre 2026).

Quindi oggi la legge n. 9/2026 non è stata abrogata e il referendum su quella legge è già stato richiesto, ammesso e indetto.
Ed è questo il problema.

L’art. 123 della Costituzione e l’art. 58 dello Statuto regionale prevedono che, quando il referendum statutario sia validamente richiesto, lo Statuto debba essere sottoposto al voto popolare (e vale la maggioranza dei voti validi).

Quindi l’art. 123, terzo comma, della Costituzione non rimette alla discrezionalità della maggioranza la possibilità di “sospendere” il referendum.

Eppure qualcuno pensa di sospendere con una legge ordinaria una consultazione già indetta, facendo dipendere quella sospensione dall’eventuale approvazione futura di un’abrogazione statutaria che, oggi, semplicemente non esiste.

Potranno anche provare a cambiare tutto in corsa, ma il referendum non è capitato per caso, è la diretta conseguenza delle scelte che sono state compiute.

E finché la legge n. 9/2026 esiste, è illegittimo sospendere con una legge ordinaria un referendum già indetto in forza di una garanzia prevista dall’art. 123 della Costituzione.

Se davvero intendono fermare il referendum, dovranno assumersene fino in fondo la responsabilità e difendere questa scelta davanti ai giudici.

Ma era davvero necessario arrivare fin qui?

Si è modificato lo Statuto, si è arrivati al referendum, si è poi deciso di avviare l’abrogazione della stessa riforma e, non potendola completare prima della data fissata per il voto, si è scelto nel frattempo di fermare la consultazione.

La paura fa 90.

Le leggi si possono cambiare e gli errori si possono correggere.

Quello che non dovrebbe essere possibile è calpestare le regole e, soprattutto, il diritto dei cittadini di votare quando è proprio la Costituzione ad attribuirgli quel diritto.

Il referendum non è il problema da eliminare, è il conto presentato da scelte che qualcuno ha fatto.

Chi ha deciso di moltiplicare le poltrone ora si assuma le sue responsabilità.

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