Simbolo Codacons

Riceviamo e pubblichiamo

Un quadro inaccettabile che penalizza i cittadini due volte: privati della sicurezza stradale minima e, al contempo, bersagliati da una raffica di richieste di pagamento.

Il Codacons interviene duramente sulla gestione della viabilità e della riscossione tributaria da parte dell’amministrazione provinciale di Catanzaro.

E lancia un appello ai sindaci affinché si schierino apertamente al fianco delle proprie comunità.

Il quadro emerso in questi ultimi mesi descrive un paradosso non più tollerabile. Da un lato, le strade provinciali versano in uno stato di totale abbandono, caratterizzato da cunette ostruite, erbe infestanti e detriti che mettono a rischio l’incolumità pubblica, tanto da aver già costretto qualche sindaco a emettere ordinanze d’urgenza per imporre all’ente intermedio la messa in sicurezza delle arterie viarie.

Dall’altro lato, la Provincia dimostra una feroce puntualità solo quando si tratta di pretendere denaro.

Stanno infatti arrivando a tappeto migliaia di ingiunzioni con cui la Provincia pretende dai cittadini il pagamento, anche di migliaia di euro, per presunti passi carrabili abusivi.

Un’operazione per fare cassa che colpisce illegittimamente persino i “varchi a raso” – ovvero gli accessi privi di marciapiede o modifiche strutturali – in aperta violazione di legge e di quanto stabilito dalla Corte di Cassazione.

La Costituzione (art. 97) impone alla Pubblica Amministrazione il rispetto dei principi di buon andamento e di buona fede, non il diritto al taglieggio fiscale.

È moralmente, prima che giuridicamente, inaccettabile pretendere tributi sulle strade mentre si calpesta il dovere elementare di garantirne la sicurezza.

Chi non è in grado di manutenere il territorio, non ha il diritto di tassare i cittadini. Qualcuno dovrebbe rammentare a chi guida l’Ente che i cittadini non sono il bancomat di una istituzione inadempiente.

Di fronte a questa situazione, il Codacons si rivolge direttamente ai primi cittadini del catanzarese: i sindaci non possono limitarsi a emanare ordinanze isolate, ma devono muoversi concretamente e compattare il territorio contro un sopruso amministrativo.

Chiediamo ai sindaci di farsi promotori di un’azione istituzionale congiunta, aprendo sportelli di tutela nei Comuni e intimando alla Provincia la revoca immediata, in via di autotutela, di tutti gli accertamenti illegittimi sui varchi a raso.

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