Riceviamo e pubblichiamo
Il resoconto sommario della Prima commissione del consiglio regionale della Calabria di avantieri segna una delle pagine più sconcertanti ed emblematiche per la gestione delle risorse umane nella Pubblica Amministrazione calabrese.
Ciò che era nato come un tentativo di valorizzare il merito e le competenze già selezionate tramite concorso pubblico (la Proposta di legge 65/13. a firma dei consiglieri Bevilacqua e Mattiani, nds) si è trasformato, nel giro di soli otto minuti di seduta, in una squallida manovra di depotenziamento e affossamento politico.
Attraverso gli emendamenti presentati dal consigliere Gianpaolo Bevilacqua (Lega) e sottoscritti dal consigliere Marco Polimeni, il testo originale della proposta è stato letteralmente svuotato di ogni efficacia vincolante, riducendo un’iniziativa potenzialmente storica a una scatola vuota, del tutto inutile e ridicola.
Per comprendere appieno la portata della presa in giro, basta mettere a confronto il testo originario presentato ad aprile 2026 con l’emendamento depositato in Commissione (prot. 18162/A01):
Nel testo originale: la Regione e la vasta galassia degli enti di sottogoverno e agenzie regionali (Asp, Aziende Ospedaliere, Arpacal, Arpal, Calabria Verde, Fincalabra e così via) avevano «l’obbligo di procedere allo scorrimento delle proprie graduatorie di merito in corso di validità» prima di poter indire nuovi concorsi.
Un vincolo perentorio, chiaro e protettivo.
Nel testo emendato (Art. 1 proposto): l’obbligo sparisce e viene sostituito da una formula edulcorata e assolutamente inoffensiva: gli enti «verificano la possibilità di procedere prioritariamente allo scorrimento».
Passare da un obbligo giuridico cogente ad una mera “verifica di possibilità” significa cancellare del tutto la forza della legge.
Un dirigente o un ente potrà ora liquidare l’intero bacino degli idonei con una semplice nota di rito in cui si afferma di “aver verificato” ma di preferire l’indizione di un nuovo, costoso e lungo concorso.
La norma perde così qualsiasi potere direttivo, trasformandosi in un’innocua raccomandazione che non vincola alcuno.
A completare l’opera di smantellamento arriva poi l’emendamento all’Articolo 4 (prot. 19872/A04): la legge avrà un’efficacia limitata a soli 12 mesi dalla sua entrata in vigore.
Un vero e proprio “scadenzario” a tempo: si finge di approvare una norma pro-idonei per poi vederla scadere un anno dopo, mentre nel frattempo tutte le graduatorie vigenti lasceranno scadere i propri termini di validità, condannando centinaia di professionisti all’oblio.
Il messaggio che arriva dal consiglio regionale è chiaro: il merito non deve essere riconosciuto.
La questione si è ormai spostata su un piano squisitamente politico.
È sotto gli occhi di tutti come la Giunta guidata dal presidente Roberto Occhiuto e le forze di maggioranza (in primis Forza Italia e Fratelli d’Italia) non abbiano alcuna intenzione di avvalorare le competenze certificate da concorsi pubblici.
Nelle stanze dei bottoni forse si ignorano — o si finge di ignorare — i sacrifici enormi, economici e personali, che un professionista sostiene per preparare un concorso pubblico.
Il paradosso e il corto circuito calabrese sono oramai grotteschi: i punteggi e le idoneità conseguiti nei concorsi della Regione vengono ritenuti perfettamente validi e utilizzati per le assunzioni nelle Regioni del Settentrione, ma vengono considerati carta straccia in patria.
Assistiamo così a una ondivaga politica senza precedenti:
da un lato si sventolano misure di facciata come il “reddito di merito” per i giovani studenti o gli incentivi per i medici;
dall’altro si rincorrono le stabilizzazioni a pioggia dei tirocinanti dell’inclusione sociale (Tis).
Ci chiediamo seriamente se negli enti locali e nelle amministrazioni calabresi ci sia davvero bisogno di soggetti privi di una qualifica concorsuale idonea o se servano piuttosto professionisti formati, vincitori e idonei di selezioni pubbliche, che conoscano a fondo il diritto amministrativo, le normative europee, la contabilità pubblica, i bilanci, l’ingegneria e le tecnologie informatiche.
È ormai evidente che per il dipartimento della Funzione Pubblica guidato dal ministro Zangrillo e per Forza Italia l’indizione continua ed elefantiaca di nuovi concorsi sia diventata un vero e proprio “business” politico ed economico.
Utile sia a canalizzare consenso elettorale che ad appropriarsi di ingenti risorse finanziarie.
Tuttavia, la politica regionale e nazionale ha commesso un errore strategico fondamentale, dimenticando un dettaglio decisivo: l’80% dei soggetti che superano e si piazzano utilmente in queste continue selezioni è composto sempre dalle stesse persone.
Siamo noi: professionisti preparati, qualificati e tenaci.
Questi stessi professionisti, che avevano riposto ampie speranze nel governo attuale e nelle promesse di valorizzazione delle graduatorie, prendono oggi atto del tradimento istituzionale.
Se la battaglia e gli ostacoli eretti contro il merito sono di natura politica, è sul terreno politico che ci trinceriamo e risponderemo.
Utilizzeremo l’unico strumento sovrano in nostro possesso: il voto.
Il bacino degli idonei, delle loro famiglie e di chi crede nel merito non regalerà più un solo consenso a chi considera le graduatorie un peso e la meritocrazia un impaccio.
Alle prossime scadenze elettorali, convoglieremo le nostre legittime aspettative e i nostri pacchetti di voti verso chi dimostrerà nei fatti, e non con leggi-truffa temporanee di 12 mesi, di voler restituire dignità alle competenze e al futuro della Calabria.
Luana Tassone, presidente nazionale del gruppo idonei concorsi e dello stesso Gruppo Regione Calabria
