Riceviamo e pubblichiamo

Apprendiamo con soddisfazione che il presidente del Tar Calabria ha accolto la richiesta cautelare per la sospensione della caccia al colombaccio per la giornata del 2 settembre.

Presentata nel ricorso dall’associazione. Earth Odv alla quale vanno tutta la nostra stima e sostegno.                    

Ma ci chiediamo, si doveva per forza arrivare a un ricorso formale al Tar?                            

In una regione civile e attenta alla natura e ai suoi delicati equilibri, gli stessi cacciatori e tutti quelli che li rappresentano avrebbero dovuto decidere, proprio in virtù dei mesi contrassegnai da siccità e moltissimi incendi, di sospendere le attività venatorie senza polemiche.

Non sono proprio i  cacciatori ad attestare in ogni comunicato e commento sui social di essere amanti della natura e di fare di tutto per proteggerla?

Beh, quale migliore occasione sarebbe stata quella di decidere di non incidere e stressare gli ecosistemi calabresi ulteriormente con armi e pallini.

Che ricordiamo ricadono in terra perché sono fatti di piombo che è un metallo fortemente tossico e inquinante per le falde acquifere?

Ricordiamo poi a chi di dovere due importantissimi tasselli: secondo il Piano regionale antincendi boschivi (Aib), solo un numero limitato di enti locali (67 su 404) dispone di un catasto incendi regolarmente aggiornato e il Piano faunistico calabrese risale al 2003.

Quindi su quali basi è stata elaboratala relazione ufficiale approvata dalla Regione per autorizzare la stagione di caccia ’26, addirittura con le preaperture, se mancano, integralmente, i dati reali riguardanti i danni degli incendi e ci si riferisce a un piano faunistico non aggiornato da 23 anni? 

È mai possibile che i 30mila cacciatori stimati in Calabria sembrino vivere in un’altra dimensione, dove l’unica cosa improrogabile e da non mettere assolutamente in discussione sia la possibilità di uscire in natura e sparare ad essere viventi indifesi, la cui sopravvivenza è già stata messa alla prova dalla siccità e dai continui e mai terminati incendi?

Quale grado quale grado di umanità e empatia contraddistingue questa categoria? Sarebbe il caso di indagarlo nelle sedi opportune.

Ma soprattutto perché permettiamo noi tutti con la nostra indifferenza e disinteresse, che questa categoria tenti di influenzare la politica?

Attenti ai politici calabresi…gli elettori mirano verso amministratori attenti al benessere della natura e degli animali, le nuove tendenze ci dicono questo.

Rimaniamo in attesa vigile, le firme per chiedere l’annullamento dalla stagione di caccia 2026 in Calabria hanno superato i 10mila sostenitori in pochi giorni e la raccolta invece per avere i due referendum di iniziativa popolare contro la caccia, firmabili con Spid o Cie al www.noddlcaccia.it, proseguono.

Noi siamo sempre più convinti che basterebbe un atto di coraggio e coscienza del presidente Roberto Occhiuto per dare un segnale forte e coerente alle sue precedenti affermazioni in merito al rispetto e alla dignità degli animali da compagnia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *