Riceviamo e pubblichiamo
«La Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia aderisce alla petizione popolare contro le pre-intese sull’autonomia differenziata.
È una scelta politica e sindacale coerente con la nostra storia e con l’impegno quotidiano in difesa dell’uguaglianza, della coesione nazionale e del diritto di ogni cittadino ad accedere agli stessi servizi, indipendentemente dal luogo in cui nasce o vive.
Le pre-intese avviate con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria rischiano di accentuare divari che la Calabria paga già duramente. Non siamo di fronte a una disputa astratta tra istituzioni, ma a una questione che riguarda la vita concreta delle persone: sanità, scuola, trasporti, infrastrutture, lavoro e possibilità di sviluppo delle aree interne. Se aumentano le distanze tra territori ricchi e territori fragili, a pagare saranno ancora una volta lavoratori, pensionati, giovani e famiglie.
Per la Cgil Area Vasta, qualsiasi percorso autonomistico non può prescindere dalla preventiva definizione e dal finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni e dall’attivazione di adeguati strumenti perequativi.
«Non è accettabile – scrive il sindacato, proseguendo – trasferire ulteriori competenze senza avere prima garantito risorse e diritti uniformi in tutto il Paese. In una regione nella quale curarsi è già più difficile, i giovani continuano a partire e interi territori soffrono la carenza di servizi e collegamenti, l’autonomia differenziata rischia di trasformare le disuguaglianze esistenti in condizioni permanenti».
Ed ancora, particolare preoccupazione riguarda la sanità pubblica: «La Calabria perde ogni anno risorse economiche e professionalità, mentre migliaia di cittadini sono costretti a spostarsi per ricevere cure adeguate. Mettere ulteriormente in concorrenza sistemi regionali con capacità finanziarie profondamente diverse significherebbe rafforzare chi è già forte e indebolire chi parte da una condizione di svantaggio. La salute, però, non può dipendere dal codice di avviamento postale.
L’autonomia differenziata rischia inoltre di frammentare il sistema dei diritti e di rendere più difficile una politica nazionale capace di riequilibrare le opportunità di lavoro e di sviluppo.
Il Mezzogiorno non chiede assistenza o privilegi, ma investimenti, infrastrutture, servizi efficienti e condizioni uguali per competere. L’unità del Paese si difende riducendo le distanze, non istituzionalizzandole».
Da qui la richiesta rivolta alla Regione Calabria: «Il presidente Roberto Occhiuto e il Consiglio regionale non possono limitarsi ad assistere. Devono chiedere la sospensione del procedimento sulle pre-intese fino a una seria verifica costituzionale, finanziaria e amministrativa e assumere l’impegno di impugnare davanti alla Corte costituzionale eventuali intese lesive dei diritti e degli interessi dei calabresi».