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Riceviamo e pubblichiamo

Si è svolto nei giorni scorsi a Rende (Cs) un incontro-dibattito sul tema La radioattività naturale impropria della Calabria, organizzato congiuntamente dal Rotary Club Rende e dal Rotaract Club Rende.

A relazionare Salvatore Procopio, tecnico professionale dell’Arpacal, specialista in Fisica Sanitaria ed esperto di radioprotezione.

Procopio è referente del laboratorio fisico Ettore Majorana per le radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, componente del consiglio direttivo – già vicepresidente – dell’associazione italiana di Radioprotezione, docente e autore di numerose pubblicazioni

Nel corso della sua relazione, Procopio ha illustrato il fenomeno della radioattività naturale impropria, ovvero l’aumento dei livelli di radioattività naturale determinato da attività umane e industriali che hanno modificato o concentrato radionuclidi già presenti in natura.

Particolare attenzione è stata dedicata al caso della città di Crotone, la storica Cotrone, caratterizzata da una lunga tradizione industriale nel settore chimico-fosfatico.

Le indagini radiometriche condotte dall’Arpacal hanno infatti evidenziato la presenza diffusa di materiali derivanti dai cicli produttivi dell’industria chimica – in particolare metasilicati e altri scarti contenenti radionuclidi naturali – utilizzati in passato come materiali di riempimento per strade, piazzali, porti e vespai di edifici pubblici e privati.

Tali materiali, appartenenti alla categoria dei Tenorm (Technologically Enhanced Naturally Occurring Radioactive Materials), possono determinare un incremento dei livelli di radioattività ambientale e, in alcuni casi, concentrazioni superiori fino a sei-sette volte il fondo naturale.

Il relatore ha spiegato come questo tipo di contaminazione, pur derivando da radionuclidi naturali, presenti caratteristiche peculiari perché non tipiche del contesto geologico locale, essendo stata introdotta dalle attività industriali legate alla trasformazione di materie prime ricche di uranio e torio.

Le indagini svolte hanno consentito di individuare e caratterizzare 16 “hot spot” radiometrici nel territorio crotonese, aree nelle quali sono stati rinvenuti materiali con elevata radioattività naturale, spesso collocati sotto strati di asfalto o all’interno dei vespai degli edifici.

Un ulteriore aspetto evidenziato riguarda il possibile incremento delle concentrazioni di radon negli ambienti confinati, dovuto proprio alla presenza di questi materiali nei vespai o nei riempimenti strutturali.

Per questo motivo, le attività che comportano l’impiego o la gestione di materiali contenenti Norm e Tenorm sono oggi disciplinate dalla normativa nazionale in materia di radiazioni ionizzanti, in particolare dal decreto legislativo n. 101/2020, che prevede specifiche procedure di monitoraggio e valutazione dell’esposizione per lavoratori e popolazione.

Nel suo intervento, Procopio ha inoltre sottolineato il ruolo fondamentale delle istituzioni di controllo ambientale, ricordando come l’azione congiunta di enti quali Arpacql e Prefettura di Crotone abbia permesso di individuare e mappare le aree interessate dalla contaminazione radiologica.

Le zone attualmente censite rappresentano circa lo 0,55% della superficie comunale di Crotone, ma continuano a essere oggetto di monitoraggio e aggiornamento.

La serata si è conclusa con un vivace dibattito, nel corso del quale sono emerse numerose domande da parte del pubblico, segno dell’interesse suscitato da un tema che intreccia storia industriale, tutela ambientale, salute pubblica e responsabilità istituzionali.

L’iniziativa si inserisce nel solco delle attività culturali e divulgative promosse dal Rotary Club Rende e dal Rotaract Club Rende, con l’obiettivo di favorire la diffusione della conoscenza scientifica e stimolare una riflessione informata sulle principali questioni ambientali che interessano il territorio calabrese.

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