Riceviamo e pubblichiamo

“La Regione continua a investire sulla qualità dell’offerta educativa e sulla valorizzazione delle autonomie scolastiche”: È l’annuncio dell’adozione del decreto di modifica dell’avviso pubblico “Vivi e Scopri la Calabria”, finanziato nell’ambito del PR Calabria FESR FSE+ 2021/2027.

“Le modifiche introdotte nascono dall’esperienza maturata con la prima edizione dell’iniziativa e mirano a migliorare le modalità di partecipazione, innalzare la qualità delle proposte progettuali e valorizzare pienamente il ruolo delle istituzioni scolastiche”.

In particolare, le variazioni introdotte riguardano i seguenti profili principali:

Valorizzazione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche: le proposte progettuali potranno essere presentate dalle singole istituzioni scolastiche prescindendo dalla formale adesione dei partner, al fine di rafforzarne la capacità progettuale e favorire una maggiore coerenza tra i progetti presentati e i rispettivi contesti educativi.

Revisione dei criteri di selezione: i criteri di valutazione sono stati oggetto di aggiornamento e adeguamento, al fine di rendere il processo di selezione più oggettivo e coerente con le nuove modalità di partecipazione e con gli obiettivi di qualità e originalità progettuale perseguiti dall’Amministrazione.

Differimento dei termini di presentazione delle domande: al fine di consentire alle istituzioni scolastiche un’adeguata rielaborazione delle proposte progettuali alla luce delle modifiche introdotte, i termini di presentazione delle domande sono stati differiti, con avvio dal 16 febbraio e scadenza al 20 marzo, rispetto alla precedente data del 27 gennaio.

Sostituzione di una nuova area tematica di intervento: l’avviso rimodulato prevede l’inserimento di una nuova area tematica denominata “Economia dello Sport e del Benessere”, finalizzata a promuovere lo studio del settore sportivo ed il benessere psico-fisico anche sotto il profilo economico, valorizzando la pratica sportiva come strumento educativo, formativo, di inclusione sociale e di crescita personale.
Adeguamento della dotazione finanziaria: in coerenza con la rimodulazione del Piano di Azione “Competenze Istruzione e Formazione”, approvata con DGR n. 581 del 20/11/2025, la dotazione finanziaria prevista per le finestre temporali 2026 e 2027 è incrementata da euro 3.000.000,00 a euro 4.000.000,00 per ciascuna annualità.

Nel complesso, le modifiche apportate mirano a migliorare l’efficacia dell’intervento, innalzare la qualità delle proposte progettuali e rafforzare il ruolo delle istituzioni scolastiche quali soggetti protagonisti della progettazione educativa e formativa sul territorio.

“Con queste modifiche intendiamo promuovere progetti più originali, radicati nei territori e capaci di valorizzare le specificità delle comunità scolastiche calabresi, rafforzando il ruolo della scuola come presidio educativo, culturale e sociale”.

Da P. Campanella

Il ciclone Harry ha lasciato macerie e devastazione sulle coste della nostra regione e ha messo in luce tutta la fragilità dei nostri territori di fronte a questi eventi meteorologici, purtroppo sempre più frequenti.

Il presidente Occhiuto nelle ultime ore ha detto di attendere un impegno concreto da parte del Governo nazionale per quanto riguarda la prevenzione.

Mi auguro fortemente, per il bene della nostra terra, che ciò possa accadere nel minor tempo possibile e in maniera ingente, ben oltre le cifre (solo 33 mln di euro!) ad oggi ottenute.

Sicuramente il ciclone Harry è stato un fenomeno di portata enorme, ed è un bene che non si siano verificati danni alle persone, tuttavia non si può non evidenziare come in questi ultimi anni il centrodestra, al governo in Calabria da più di 6 anni, non abbia fatto nulla per migliorare la situazione, pur avendone la possibilità.

Mi riferisco, in particolare, ad una dotazione finanziaria di ben 65 milioni di euro a valere sul POR FERS FSE 2014/2020 per interventi integrati per il completamento delle opere di difesa costiera del litorale tirrenico che per anni non sono stati utilizzati, sebbene disponibili.

Già nel marzo del 2022, ben 4 anni fa, avevo presentato al riguardo un’interrogazione all’assessore ai Lavori Pubblici in cui chiedevo le ragioni del ritardo nell’affidamento dei lavori, denunciando anche sui giornali la situazione di stallo. Alla mia interrogazione mi fu risposto che già dal 2020 era stata nominata una commissione riunita ben 13 volte, ma che, di fatto, nessun lavoro di fatto era partito.

Aggiungendo che “le diverse riorganizzazioni della struttura della giunta regionale e le ristrutturazioni dei dipartimenti avevano inciso negativamente sull’efficienza della commissione” e ammettendo che “il lasso di tempo intercorso era del tutto incoerente con i fenomeni in atto”.

Il Dipartimento e l’assessore confermavano, dunque, i ritardi avvenuti, certificando l’incapacità da parte del Centrodestra di spendere 65 milioni di euro di fondi già disponibili.

Milioni che in questi 6 anni avrebbero certamente migliorato la condizione delle nostre coste e la capacità dei territori di difendersi da fenomeni metereologici di questa portata.

Emergenza Sanità

“Interrogazione scritta al presidente della Regione, nella sua qualità di commissario alla Sanità, per segnalare le gravi criticità del sistema di emergenza-urgenza che, quasi quotidianamente, continuano a caratterizzare la Calabria.

Risposta lascia aperte numerose perplessità, a partire dall’ottimismo con cui viene rappresentato lo stato del sistema”.

“È vero che il numero unico 116-117, destinato alle cure mediche non urgenti, è ancora inattivo. Ed è altrettanto vero che, da solo, potrebbe incidere in misura limitata sulle performance del 118.

Ma resta un fatto: la sua assenza priva il sistema di un filtro territoriale fondamentale e contribuisce a scaricare sul 118 richieste che potrebbero essere gestite diversamente, soprattutto nelle ore notturne e nei giorni festivi, quando spesso manca anche il medico di continuità assistenziale, assente in molti grandi comprensori territoriali.

Ma il problema non si esaurisce qui. Nella risposta si afferma che sul territorio esisterebbe un servizio efficiente di ambulanze di presidio per i servizi programmati e per le consulenze intraospedaliere.

Questa affermazione non corrisponde alla realtà. In diversi territori, come ad esempio Soveria M. (Cz), questo servizio esiste solo sulla carta: gli autisti sono presenti, ma l’ambulanza è quasi sempre assente perché utilizzata come mezzo di supporto per le postazioni territoriali che hanno l’ambulanza in manutenzione. Una situazione che riguarda anche altri comuni e che costringe il 118 a supplire a funzioni che non gli competono”.

A Lamezia T. (Cz), ad esempio, ricorda ancora Bruno “il servizio è garantito solo nelle ore diurne e solo in presenza di personale nei reparti; negli altri casi intervengono le équipe del 118, cosa che accade frequentemente. È legittimo ipotizzare che anche nell’area di Catanzaro la situazione sia sostanzialmente analoga”.

“È vero che il numero delle missioni del 118 è aumentato ovunque, ma questo dato non può diventare una giustificazione. Questo aumento è la conseguenza di due problemi strutturali ben noti: da un lato l’inadeguata risposta del territorio, dall’altro l’incapacità delle centrali operative di Cosenza e Catanzaro di filtrare correttamente le chiamate. Le équipe del 118 lo riscontrano quotidianamente sul campo”.

La presenza del medico a bordo dell’ambulanza consente una valutazione clinica immediata e, in molti casi, permette di evitare il trasporto improprio in pronto soccorso, lasciando il paziente a domicilio quando non vi è una reale emergenza. In assenza del medico, invece, si finisce per convogliare tutti in pronto soccorso, aumentando la confusione, i tempi di attesa e i disagi per i cittadini”.

“Si fa inoltre riferimento alla digitalizzazione della sanità e all’attuazione del PNRR come fattori destinati a ridurre il carico di lavoro del 118. Allo stato attuale, però, questa prospettiva appare più come un auspicio che come una realtà concreta: i processi procedono con estrema lentezza e le strutture territoriali previste sono ben lontane dall’essere operative.

Anche sui tempi di intervento del 118, intesi come intervallo allarme–target, quanto riportato nella risposta non è attendibile. Basterebbe consultare i tablet delle singole postazioni territoriali per verificare che i 24 minuti indicati non rispecchiano la realtà. In molti casi, in quel lasso di tempo, le ambulanze sono ancora a metà del percorso. Parlare di dati medi senza una verifica puntuale rischia di offrire una rappresentazione distorta del servizio”.

“Le criticità, dunque, non solo esistono, ma peggiorano di giorno in giorno. E questo rende ancora più grave il tema della medicalizzazione del 118. Negli ultimi anni la Regione non ha messo in campo alcuna strategia efficace per rendere attrattivo il servizio per i medici.

Al contrario, molte scelte hanno contribuito ad allontanare i professionisti già in servizio e a scoraggiare nuovi ingressi, come dimostra il fatto che le zone carenti pubblicate continuano a rimanere sistematicamente deserte”

“In questo contesto, il riferimento a una maggiore “professionalizzazione dei dottori infermieri” richiede chiarezza e rispetto. Gli infermieri sono professionisti fondamentali del sistema sanitario, oggi dotati di una formazione universitaria solida, spesso arricchita da lauree magistrali e percorsi di alta specializzazione. Il loro ruolo è essenziale nell’assistenza, nella gestione del paziente e nel lavoro di équipe, e va pienamente valorizzato.

Ma proprio perché si tratta di professionisti altamente qualificati, è necessario evitare qualsiasi ambiguità: diagnosi, terapia e stabilizzazione del paziente critico sono e restano competenze proprie della figura medica.

Pensare di risolvere una carenza strutturale di medici modificando di fatto l’assetto delle responsabilità cliniche non rafforza il sistema, ma lo espone a rischi ulteriori”.

“Per tutte queste ragioni non posso ritenermi soddisfatto della risposta ricevuta. Serve un cambio di rotta netto, fondato su investimenti reali, sul rispetto delle competenze professionali e su un rafforzamento autentico della medicina territoriale.

Continuare a negare o minimizzare i problemi significa mettere a rischio la sicurezza dei cittadini e degli operatori del sistema di emergenza-urgenza”.

Nota 2 Sanità

Trovare subito una soluzione al problema della mancanza dell’anestesista presso l’Ospedale di Serra San Bruno e poi procedere ad una ricognizione puntuale delle difficoltà presenti sul territorio per migliorare le condizioni del servizio sanitario pubblico. Occorre procedere al più presto: un presidio fondamentale per tutto il comprensorio non può rimanere ancora privo di una figura fondamentale come quella dell’anestesista, mettendo a rischio tutte le emergenze e l’attività generale dell’intero nosocomio serrese.

Per questo motivo chiedo all’Asp di riferimento di mettere in campo tutte le soluzioni possibili, come ad esempio richiamare in servizio Miceli, magari attingendo alla normativa da poco approvata in Consiglio Regionale relativa alle “Disposizioni per garantire la continuità dei Servizi sanitari regionali” (Legge regionale 19 gennaio 2026, n. 1). Miceli, in passato, ha saputo dare continuità alle prestazioni sanitarie dell’ospedale, seppur tra mille sacrifici e difficoltà. Si tratterebbe di una soluzione tampone, certamente temporanea, che dovrà essere seguita da azioni strutturali e durature, per quanto riguarda il personale, la dotazione, i servizi.

E’ importante fare presto, prestissimo. Come successo recentemente in altre zone della Calabria, dal vibonese a Polistena ad esempio, i comitati cittadini stanno giustamente manifestando tutta la loro preoccupazione, anche attraverso sit-in ed esposti. La comunità di Serra e il comprensorio si sentono abbandonati. Queste persone stanno vivendo sulla loro pelle tutte le difficoltà derivanti dalla graduale cancellazione dei servizi sanitari essenziali nelle aree interne. Occorre fare tutto il possibile per garantire, anche in questi territori, il sacrosanto Diritto alla Salute.

“Ottimo” ritiro bando Chiama Roma

Il ritiro del nuovo bando per il servizio di contact center “Chiama Roma 060606” è «una vittoria importante, ma non ancora definitiva»: un risultato che va riconosciuto, senza però abbassare la guardia.

La vertenza “Chiama Roma” riguarda un servizio pubblico essenziale, da anni gestito anche attraverso un call center con sede a Crotone, dove lavorano circa 150 persone. Un servizio garantito con continuità e professionalità da lavoratrici e lavoratori che, nel tempo, hanno costruito competenze specifiche e un equilibrio occupazionale prezioso per un territorio già segnato da forti fragilità economiche.

La pubblicazione di un nuovo bando aveva però fatto scattare l’allarme: criteri e impostazione rischiavano di mettere in discussione la continuità occupazionale, aprendo la strada a trasferimenti forzati o alla perdita del posto di lavoro.

«È un segnale positivo perché riconosce che le criticità sollevate erano reali e fondate. Soprattutto, riconosce le preoccupazioni dei lavoratori, che in queste settimane hanno vissuto nell’incertezza».

«Il supporto della Cgil e, in particolare, della Slc Cgil è stato determinante: hanno saputo tenere insieme la protesta e il dialogo, senza mai perdere di vista l’obiettivo principale. Ora viene il momento più delicato quello della nuova pubblicazione del bando. Bisognerà vigilare con la massima attenzione su ogni scelta, su ogni riga che verrà scritta».

Per il consigliere regionale c’è però un punto che non ammette mediazioni: il lavoro a Crotone. «Potranno cambiare gli appalti, le aziende, perfino le attività – afferma – ma una cosa deve restare ferma: ai lavoratori crotonesi va garantita la piena continuità occupazionale nella loro città. Non è accettabile che a pagare siano sempre gli stessi, per decisioni prese altrove».

C’è la dignità di circa 150 famiglie che da oltre dieci anni assicurano un servizio pubblico essenziale, costruendo competenze, stabilità e qualità del lavoro.

«Il ritiro del bando dimostra che quando un problema serio viene posto con forza, con argomenti solidi e con il sostegno delle parti sociali, i risultati possono arrivare.

Ma questo è solo un passaggio. Continueremo a seguire la vicenda passo dopo passo, perché il diritto al lavoro e alla stabilità non può dipendere da ogni cambio di appalto».

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