Teatro Grandinetti LameziaTeatro Grandinetti Lamezia

Riceviamo e pubblichiamo

In scena al Grandinetti “Minchia Signor Tenente”, uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Antonio Grosso.

Sul palco del Teatro Grandinetti, la pièce, che festeggia i suoi vent’anni di successi, si conferma non solo come un “cult” ma come un momento di coinvolgimento emotivo capace di scuotere le coscienze attraverso il filtro della commedia.

Il palco si trasforma in una modesta stazione dei Carabinieri in un paesino isolato della Sicilia. Attraverso allestimenti scenici dinamici e roteanti si dipanano le diverse atmosfere del racconto. Una scrivania carica di scartoffie, una vecchia macchina da scrivere e un Tricolore ci riportano ai vecchi uffici degli anni Novanta. Una panchina poco illuminata tratteggia momenti di tenerezza. Grazie al gioco di luci, la caserma appare come un rifugio sicuro, un microcosmo di normalità contrapposto a un esterno invisibile ma che incombe sulla scena.

Il punto di forza dello spettacolo risiede nell’affiatamento di un cast straordinariamente carismatico che, con la propria presenza scenica, ha trasformato la caserma in una piccola famiglia allargata dove i gradi militari cedono il passo ai legami personali.

Insieme ad Antonio Grosso, sul palco del Grandinetti si sono alternati Adriano Aiello, Gaspare Di Stefano, Francesco Nannarelli, Delia Oddo, Antonello Pascale, Giuseppe Renzo, Paolo Roberto Ricci, Mariano Viggiano, Martina Zuccarello e Natale Russo.

Il finale di “Minchia Signor Tenente” è ciò che lo ha effettivamente reso un classico contemporaneo. Dopo la prima parte dominata dalle risate e dalle denunce bizzarre di un compaesano, l’atmosfera vira drasticamente con l’arrivo del Tenente e la notizia di un pericoloso latitante che ha trovato rifugio nel paese. La commedia lascia così il posto a un momento di altissima tensione emotiva.

Un boato. E la scenografia diventa il palcoscenico di un addio; gli attori rompono la “quarta parete” del personaggio per diventare testimoni di storie vere, di storie che hanno investito le vite di giovani carabinieri negli anni delle stragi. Antonio Grosso compie un gesto di straordinaria sensibilità narrativa e decide di regalare ai suoi protagonisti ciò che la violenza mafiosa ha loro strappato per sempre: il riscatto degli ultimi desideri.

Nella realtà, le stragi del ’92 hanno interrotto bruscamente progetti, amori e legami familiari. Sul palco, invece, avviene un miracolo. Il teatro diventa un varco temporale che consente a quei due ragazzi di vivere, per un ultimo istante magico, il loro desiderio più grande, ovvero quello di poter riabbracciare una figlia e sposare la donna amata, chiudendo così lo spettacolo con un messaggio di speranza e dignità che ha spinto il pubblico a una lunga e commossa standing ovation.

A dare un’ulteriore emozione a questa serata è stato il richiamo di Antonio Grosso al legame profondo con Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, e il movimento delle Agende Rosse. Una vera e propria missione comune è, per entrambi, la forza di trasformare il dolore muto della perdita in una richiesta incessante di verità e giustizia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *