Fonte Gdf
Il comando provinciale della guardia di finanza di Reggio ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre soggetti, per detenzione e vendita di armi da guerra, armi comuni e armi clandestine.
L’operazione riguarda la Piana di Gioia Tauro e interessa anche uno dei cartelli criminali egemoni in quell’area territoriale.
I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 9,30 odierne presso i locali del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, siti in via Enotria n. 107, Reggio Calabria.
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Il comando provinciale della guardia di finanza di Reggio, con il supporto dello Scico e della componente aerea del Corpo, ha dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre soggetti – di cui, due in carcere e uno agli arresti domiciliari – indagati per illecita detenzione e vendita di armi da guerra, armi comuni, armi clandestine e ricettazione, in taluni casi, aggravate dal metodo mafioso.
Tale provvedimento, emesso dal Gip di Reggio, costituisce l’esito di un’indagine eseguita dal dipendente nucleo Pef/Gico, con il coordinamento di questa Procura “Antimafia”, che trae origine dallo sviluppo di comunicazioni cifrate riferite ad alcuni degli odierni destinatari della misura cautelare, da cui è emersa la disponibilità, in capo ai medesimi, di numerose armi comuni da sparo e da guerra.
Raffrontando le immagini veicolate tramite la suddetta piattaforma informatica criptata con quelle relative all’arsenale rinvenuto a Gioia e sottoposte a sequestro nel mese di gennaio 2025 dalla locale compagnia carabinieri, è stato possibile rilevare una sostanziale corrispondenza tra alcune delle armi comuni ai due contesti.
Tali evidenze hanno trovato, altresì, un’importante conferma negli esiti degli accertamenti tecnici condotti dal Ris di Messina sulle suddette armi sequestrate a inizio anno 2025 e che hanno permesso di individuare delle impronte riferibili agli odierni arrestati.
Sulla base delle risultanze investigative, che dovranno comunque trovare conferma nelle successive fasi giudiziarie, nei confronti di uno dei tre indagati è stata riconosciuta l’aggravante mafiosa, in considerazione della finalità di agevolare.
Soprattutto in termini di “rafforzamento militare”, le attività di una cosca di ‘ndrangheta egemone nel mandamento tirrenico.
In tal senso, allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità, convergono anche le dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia.
E altri riscontri investigativi acquisiti nell’ambito di altre operazioni di polizia che vedono tale soggetto come ben inserito nell’ambito della predetta cosca.
L’ingente numero di armi detenute, custodite e, in parte, sequestrate, sono risultate riconducibili, pertanto, a quest’ultima compagine criminale quale strumento indispensabile per il perseguimento delle finalità mafiose del medesimo sodalizio, incrementandone enormemente la “forza intimidatoria”.