Riceviamo e pubblichiamo

Da Cose alle Gallerie del San Giovanni. Finanziamenti, gelaterie sociali e una concentrazione di opportunità che meritano risposte.

E sullo sfondo, una domanda politica. Tutto questo da quando è cominciato?

A Catanzaro c’è una domanda che merita di essere posta con chiarezza.

Quando un progetto viene presentato come un’iniziativa di inclusione sociale, chi controlla che a beneficiarne siano davvero le persone fragili.

Oppure che, dietro una nobile finalità, si sviluppino soprattutto opportunità economiche per chi gestisce il progetto?

Non è una domanda provocatoria fine a se stessa.

È una questione di trasparenza, di responsabilità amministrativa e, soprattutto, di rispetto nei confronti delle persone che dovrebbero essere al centro delle politiche sociali.

Partiamo dal progetto “Cose”, il bistrot, la bottega e la libreria nati nel cuore del centro storico di Catanzaro, in Piazzetta della Libertà.

Un luogo sponsorizzato molto sui social  dove è possibile fermarsi per un caffè, mangiare qualcosa, acquistare un libro e conoscere i prodotti di cooperative sociali provenienti da tutta Italia.

Il progetto viene presentato come un’esperienza di inclusione lavorativa e sociale rivolta ai cosiddetti care leavers.

Giovani adulti che, conclusi i percorsi di accoglienza, devono affrontare il delicato passaggio verso l’autonomia.

Nel caso specifico, parliamo dei giovani provenienti dai percorsi della struttura La Casa di Nilla.

Una finalità meritevole, sulla quale non abbiamo alcuna intenzione di esprimere riserve.

Accompagnare giovani che escono dai percorsi di accoglienza verso una vita autonoma è un obiettivo importante e necessario.

Ma proprio perché si parla di inclusione, è legittimo chiedere come sia stata costruita e sostenuta economicamente questa esperienza.

Ci risulta che il locale abbia comportato un canone di locazione superiore a 1.500 euro mensili per ben due anni.

Mi sembra lecito chiedere come sia stato sostenuto questo costo?

Attraverso quali risorse riconducibili a quali progetti? finanziati da chi?

E, Quale parte dei finanziamenti è stata effettivamente destinata alla formazione e all’inserimento lavorativo dei giovani  fragili?

Sono domande assolutamente legittime quando si utilizzano risorse pubbliche.

Ma la questione non si ferma a Piazzetta della Libertà.

C’è un secondo capitolo che riguarda il Complesso monumentale del San Giovanni.

Alla stessa realtà cooperativa che gestisce Cose risulta collegato anche il progetto finanziato per il Complesso del San Giovanni, nell’ambito di un percorso di valorizzazione e partenariato.

E qui si aggiunge un’ulteriore notizia sulla quale chiediamo conferma all’amministrazione comunale: è vero che all’interno delle gallerie del San Giovanni si prevede di realizzare anche delle gelaterie sociali, riconducibili allo stesso circuito cooperativo e ispirate a finalità analoghe a quelle di Cose?

Se la notizia fosse confermata, sarebbe necessario conoscere nel dettaglio il progetto, il soggetto attuatore, le procedure di individuazione del gestore, le risorse pubbliche coinvolte e le ricadute occupazionali effettivamente previste.

Non contestiamo la possibilità che una cooperativa realizzi più iniziative sociali.

Non contestiamo neppure che un progetto possa avere una componente commerciale, purché questa sia coerente con la propria finalità sociale.

Ma quando le opportunità si moltiplicano intorno agli stessi interlocutori, quando vengono coinvolti spazi pubblici di grande valore e quando si intercettano finanziamenti destinati a finalità sociali, la trasparenza non è un optional.
è un obbligo morale e amministrativo.

La domanda, dunque, diventa più ampia. Come si è arrivati a questa concentrazione di opportunità progettuali?

Quali risultati sono stati raggiunti dalle precedenti esperienze prima di affidare o sostenere nuove iniziative?

E soprattutto, chi verifica che le persone fragili non diventino semplicemente il volto rassicurante di attività economiche che hanno anche altri beneficiari?

Perché esiste una differenza sostanziale tra costruire un’attività commerciale utilizzando la comunicazione dell’inclusione e realizzare un autentico percorso di autonomia per chi vive una condizione di fragilità.

E c’è un’ultima questione, forse la più delicata, che riguarda la dimensione politica di questa vicenda.

È legittimo chiedersi se le relazioni, le convergenze e le opportunità che oggi sembrano accompagnare l’espansione di questa realtà abbiano radici più lontane, magari già nella campagna elettorale che ha preceduto la vittoria dell’attuale sindaco.

Non stiamo affermando che sia esistito un accordo preventivo, né che vi siano stati scambi o comportamenti illeciti.

Ma è proprio per fugare ogni dubbio che sarebbe opportuno ricostruire la cronologia dei rapporti, delle proposte, dei finanziamenti e delle assegnazioni.

La vittoria elettorale di un sindaco non può diventare, neppure indirettamente, il punto di partenza per la costruzione di posizioni di vantaggio per singoli soggetti o gruppi di interesse.

Non vorremmo che dietro una narrazione fatta di fragilità, autonomia e riscatto si consolidasse un sistema nel quale i soggetti più deboli diventano il volto pubblico di iniziative i cui benefici economici finiscono altrove.

Se queste preoccupazioni sono infondate, l’Amministrazione o chi per lei, dovrebbe avere tutti gli strumenti per dimostrarlo.

E dovrebbe farlo senza esitazioni.

Perché il sociale non può diventare un alibi, né una corsia preferenziale, né uno strumento per costruire rendite di posizione.

Catanzaro merita trasparenza anche alla luce del.prossimo bando Pon Metro che sta per varare il Comune di Catanzaro dove non vorremmo che fosse giá tutto…”Previsto”.

Sacal

Il 26 agosto avevamo posto una domanda tanto semplice quanto doverosa: quando partiranno i lavori della nuova aerostazione di Lamezia Terme (Cz)?

Due giorni dopo, i consiglieri regionali Ionà e Polimeni si affrettavano a rassicurare tutti, annunciando l’ingresso dell’opera nella «fase operativa» e l’affidamento dei lavori preparatori «nelle prossime settimane».

Ebbene, le settimane sono diventate mesi.

E dei cantieri, almeno per quanto è dato sapere, ancora nessuna certezza.

Prendiamo atto delle rassicurazioni, ma una cosa va detta chiaramente: non bastano gli annunci per realizzare le opere e non si può chiedere ai calabresi di continuare ad accontentarsi delle promesse.

Il tempo passa, le parole restano e le infrastrutture continuano ad aspettare.

Abbiamo riletto quelle dichiarazioni alla luce degli atti pubblici.

E il quadro che emerge merita alcune precisazioni, perché tra ciò che viene raccontato e ciò che risulta dai documenti c’è una differenza che non può essere ignorata.

Partiamo dai tanto sbandierati «100 milioni».

Non si tratta del costo della sola nuova aerostazione.

Il Contratto istituzionale di sviluppo «Cis Volare» destina a Lamezia 119,5 milioni per nove interventi, dei quali 75 milioni riguardano lo sviluppo del terminal passeggeri.

Il resto è destinato ad altre infrastrutture aeroportuali.

Investimenti certamente importanti, ma non si può continuare a fare confusione tra il finanziamento complessivo degli interventi e quello relativo alla nuova aerostazione.

Anche parlare di «nuovo aeroporto» rischia di alimentare aspettative non corrispondenti al progetto.

È previsto, infatti, il recupero dell’attuale terminal cargo per realizzare il terminal partenze e l’adeguamento dell’aerostazione esistente, da destinare agli arrivi.

Un’opera importante, attesa da anni, ma che consiste nella riqualificazione e nell’ampliamento delle strutture già esistenti.

Ma il vero problema, oggi, è un altro: a che punto siamo davvero con i lavori?

Ad agosto i consiglieri regionali riferivano dell’esistenza di un contenzioso amministrativo tra due operatori economici, precisando che Sacal stava valutando la possibilità di sottoscrivere il contratto per l’appalto principale.

Sono passati altri due mesi.

E i cittadini sono ancora costretti a interrogarsi su ciò che avrebbe dovuto essere già chiarito.

Il contratto è stato firmato?

Il contenzioso è stato definito?

Sono intervenuti provvedimenti cautelari?

Quando inizieranno effettivamente i lavori?

Non sono cavilli burocratici, ma informazioni essenziali per un’opera strategica.

Tanto più se consideriamo che il Cis Volare è stato sottoscritto il 30 dicembre 2022 e che la programmazione originaria prevedeva la conclusione degli interventi entro il 2026, salvo modifiche motivate e autorizzate.

Dal 2022 al 2026: quattro anni di programmazione.

E oggi siamo ancora qui a chiedere quando partiranno i cantieri.

Ma mentre Lamezia aspetta, c’è un altro aspetto che merita di essere approfondito: cosa sta succedendo dentro Sacal?

Il nuovo presidente Luciano Vigna, già capo di gabinetto della Regione, è chiamato a guidare una società strategica per l’economia e i collegamenti dell’intera regione.

Un ruolo delicato, che impone trasparenza assoluta e una netta distinzione tra gestione aziendale e dinamiche politico-istituzionali.

Proprio per questo chiediamo chiarezza.

Ci risulta, infatti, che alcune riunioni riguardanti Sacal vengano svolte presso gli uffici della Cittadella regionale anziché nelle sedi della società.

Se così fosse, vorremmo sapere perché, chi vi partecipi e quale sia la natura di questi incontri.

Sia chiaro: non stiamo formulando accuse né sostenendo che ciò costituisca un’irregolarità.

Ma una domanda è legittima: per quale ragione le questioni di una società aeroportuale strategica vengono affrontate negli uffici della Regione anziché nelle sedi aziendali?

La collaborazione tra istituzioni e società partecipate è auspicabile.

Ben diversa sarebbe, invece, una sovrapposizione poco trasparente tra attività aziendale e gestione degli equilibri politici.

Ed è proprio questa distinzione che deve essere tutelata.

E se parliamo di equilibri societari, emerge un’altra questione sulla quale riteniamo doveroso accendere i riflettori.

Ci riferiamo a Sacal, società interamente controllata da Sacal, che svolge servizi aeroportuali e dispone di propri organi societari.

Dalla documentazione pubblicata risulta che il consiglio di amministrazione della controllata, nominato per il triennio 2026-2028, è composto dagli stessi tre amministratori della capogruppo: Luciano Vigna, Martina Maria Battaglia e Angelo Ferraro.

Una scelta che merita spiegazioni, soprattutto sotto il profilo organizzativo ed economico.

Quali vantaggi produce questa configurazione?

Quali esigenze gestionali la giustificano?

E soprattutto, quanto costa complessivamente mantenere due strutture societarie e i relativi organi amministrativi?

Non è un dettaglio trascurabile, considerato che la controllata aveva chiuso il bilancio 2024 con una perdita superiore a 362 mila euro.

Non mettiamo in discussione l’importanza dei servizi di assistenza aeroportuale e non sosteniamo che l’esistenza della società rappresenti automaticamente uno spreco.

Ma proprio perché parliamo di una società interamente controllata da Sacal, riteniamo indispensabile conoscere i risultati economici più recenti, i costi di funzionamento e le ragioni delle scelte organizzative adottate.

Le società a controllo pubblico non possono diventare luoghi in cui si distribuiscono incarichi o si sistemano equilibri.

Devono essere amministrate nell’esclusivo interesse dei cittadini, sulla base di competenza, efficienza e trasparenza.

Non stiamo attribuendo responsabilità personali a nessuno.

Stiamo chiedendo garanzie su un principio che dovrebbe essere scontato, ma che proprio per questo non può essere dato per scontato.

E intanto c’è una Calabria che viaggia, che produce e che continua a chiedere infrastrutture all’altezza delle proprie ambizioni.

Nel settembre 2026 l’aeroporto di Lamezia ha registrato oltre 393 mila passeggeri, con un incremento del 23 per cento rispetto all’anno precedente.

Numeri importanti, che dimostrano quanto sia forte la domanda e quanto sia urgente adeguare le infrastrutture.

I passeggeri aumentano, le esigenze crescono.

Ma i tempi delle opere pubbliche sembrano non conoscere la stessa accelerazione.

A questo punto non servono altri comunicati celebrativi, altre fotografie istituzionali o altre dichiarazioni rassicuranti.

Servono risposte, documenti e scadenze verificabili.

Chiediamo:

Il cronoprogramma aggiornato dei lavori.
Lo stato effettivo dell’appalto principale e del contenzioso amministrativo.

Una data certa per l’avvio dei cantieri.

I dati economici aggiornati di Sacal
Una rendicontazione chiara dell’attività e dei costi degli organi societari.

Perché i calabresi non hanno bisogno di sapere soltanto chi occupa le poltrone.

Hanno il diritto di sapere quando verranno realizzate le opere promesse, come vengono amministrate le società pubbliche.

E, soprattutto, come vengono spesi i soldi dei cittadini.

C’è una differenza enorme tra governare un’infrastruttura e amministrarne gli incarichi.

Tra annunciare un investimento e realizzarlo.

Tra promettere sviluppo e produrre risultati.

E oggi, davanti a un aeroporto che cresce e a un’opera che continua ad aspettare, questa differenza è sotto gli occhi di tutti.

Per le nomine le date sono state trovate. Per i cantieri, invece, continuiamo ad aspettare.

I cittadini meritano meno annunci, meno passerelle e più fatti.

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