Fonte Polizia e Comune Catanzaro
Già nel 1948 una prima forma di tutela e scorta era stata individuata tra le prerogative esclusive dell’amministrazione di Pubblica sicurezza.
Il cittadino, nel nuovo quadro costituzionale Albertino, assume una valenza umana da tutelare rispetto a qualsiasi minaccia ed i soggetti particolarmente esposti per ragioni di posizione istituzionale, o professionale, hanno diritto ad essere oggetto di completa e costante protezione all’integrità fisica e psicologica allorquando diventino “obiettivo umano”.
Ma non solo; anche i beni che garantiscono la Nazione stessa (riserve auree, valori monetari) o il libero commercio e scambio devo essere oggetto di tutela.
In seguito, nel novembre del 1900, all’indomani dell’assassinio di Re Umberto I di Savoia, venne istituito un presidio di P.S. a protezione dell’erede al trono d’Italia, Vittorio Emanuele III.
Il Decreto istitutivo del Regio commissariato di Pubblica Sicurezza del 6 novembre 1900, affidava in via esclusiva peculiari competenze focalizzate sulla sicurezza e la protezione dei sovrani, con specifico riguardo ai loro spostamenti, della famiglia reale e delle relative residenze: il nuovo ufficio di Ps,, antesignano dei Reparti scorte, disciplina le modalità operative dei servizi di scorta e di vigilanza e, soprattutto il riparto di competenze con i carabinieri Guardie del Re, che fino ad allora avevano assolto in via esclusiva i compiti di sicurezza dei sovrani.
Risale a questo primo decreto la distinzione fra i servizi di sicurezza all’interno del Palazzo Reale e di guardia d’onore, affidati ai Carabinieri Guardie del Re e quelli di sicurezza all’esterno, assegnati al Regio Commissariato di pubblica sicurezza ed ai suoi uomini.
Si può notare come nel Regolamento di servizio approvato nel novembre del 1901 vi siano profonde analogie con gli attuali servizi di protezione e sicurezza della Presidenza della Repubblica; inoltre, nel 1941, il commissariato di Ps. presso la Real Casa fu trasformato in ispettorato generale di Ps per poi essere profondamente riorganizzato nel 1991, con l’istituzione dell’ufficio presidenziale della Polizia di Stato.
Prima degli anni ’80, i servizi di scorta in Italia non avevano una struttura unitaria o specialistica come oggi. Spesso erano affidati in modo occasionale a reparti territoriali o ad agenti di altri uffici, in base alle necessità contingenti.
Questo significava che non esisteva una formazione dedicata né criteri omogenei per valutare rischi e modalità operative. Nel periodo successivo agli assassinii di Piersanti Mattarella (1980), Vittorio Bachelet (1980) e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (1982), si rese evidente la necessità di un sistema di protezione professionale e continuativo: nasceva, quindi, il Reparto scorte della Polizia di Stato, istituito presso le Questure, come struttura organica e stabile, in risposta diretta alla stagione del terrorismo e della criminalità organizzata.
I reparti scorte sono destinati alla tutela di persone esposte a grave rischio (magistrati, esponenti politici, funzionari dello Stato, testimoni di giustizia, ecc.) ed il personale, appositamente selezionato e addestrato, viene impiegato esclusivamente nei servizi di protezione dando, quindi, una struttura permanente a un’attività che fino ad allora era spesso svolta in modo occasionale o emergenziale.
Da quel momento la “scorta” non è più solo un servizio temporaneo, ma un reparto specializzato, con una formazione dedicata e una propria identità all’interno della Polizia di Stato.
Un momento fondamentale per l’organizzazione dei servizi di scorta fu l’istituzione, nel 2002, dell’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale (Ucis).
Questo organismo, previsto dal D.L. 83/2002, aveva il compito di centralizzare le decisioni relative alle misure di protezione delle persone a rischio e di garantire uniformità nei criteri di valutazione e nell’addestramento degli operatori.
Prima di allora la valutazione delle minacce e l’assegnazione delle scorte avvenivano in modo frammentato a livello locale.
Successivamente, con il Decreto del Ministero dell’Interno del 2003 si razionalizza e si modernizza il sistema di tutela delle persone esposte a minaccia, inserendosi nel più ampio quadro delle misure di sicurezza pubblica e di prevenzione.
L’attività di scorta e sicurezza, così come si è evoluta nelle modifiche ordinamentali e operative fino all’attuale Ucis, è diretta conseguenza dell’aggressione terroristica vissuta dal nostro Paese e dalla risposta dello Stato come soggetto aggredito di fronte agli omicidi di uomini delle Istituzioni votati alla tutela dell’ordine democratico costituito.
Le Digos (Divisione investigazioni generali e operazioni speciali) con le Sezioni antiterrorismo, cosi come il personale dedicato del Nucleo operativo centrale di sicurezza (Nocs), coordinate dall’Ufficio centrale investigativo generale operazioni speciali (Ucigos), hanno rappresentato la prima e più importante forma di risposta all’attacco a persone fisiche (magistrati, uomini politici, uomini delle istituzioni, giornalisti, sindacalisti, prelati, esponenti della società civile, collaboratori di giustizia, ecc…).
L’azione di scorta e sicurezza non si fondava più solo sulla “sicurezza passiva”, che si realizzava nel frapporre tra l’obiettivo fisico elementi umani di difesa, ma sull’analisi del rischio corso dal tutelato in relazione alle informazioni possedute.
L’azione coordinata, sinergica, selettiva tra le fonti di informazione, azione investigativa ed evoluzione delle tecniche dei servizi di tutela fisica di soggetti a rischio, ha permesso all’Ucis di realizzare un alto standard nei servizi di scorta e sicurezza, il cui cardine è l’azione interforze, il coordinamento, la gestione in via prioritaria delle informazioni privilegiate.
Dopo i tragici eventi degli Anni ’70 segnati dalla violenza terroristica, si affianca la minaccia della criminalità organizzata. Il servizio di scorta entrò profondamente nell’immaginario collettivo e nella storia recente dell’Italia soprattutto negli anni ’90, quando personalità pubbliche, magistrati e alti funzionari dello Stato furono oggetto di gravi minacce di stampo mafioso.
In questo periodo, gli operatori della Polizia di Stato impegnati nei servizi di scorta persero la vita negli attentati contro i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (strage di Capaci e strage di via d’Amelio, entrambe nel 1992).
Eventi che segnano drammaticamente la storia dell’antimafia italiana e sottolineano l’importanza e il rischio connesso ai servizi di protezione.
In questo contesto maturò l’esigenza di strutture dedicate alla formazione specialistica. Il Centro addestramento e istruzione professionale (Caip) della Polizia di Stato ad Abbasanta, in Sardegna, ha le sue origini alla fine degli anni ’70 del XX secolo: fu infatti istituito come centro di addestramento e istruzione professionale verso la fine del 1970 nel vecchio quartier generale del Reparto di Polizia Anti-abigeato.
Prima di evolversi nelle strutture moderne che conosciamo oggi e che ospitano corsi specialistici come quelli per operatori addetti ai servizi di scorta e sicurezza.
Il corso scorte rappresenta uno dei momenti formativi più delicati e qualificanti nella carriera di un operatore di polizia.
Non si tratta di un semplice addestramento tecnico, ma di un percorso che unisce disciplina, responsabilità e consapevolezza del ruolo istituzionale, preparando gli agenti a una delle missioni specifiche più complesse: la tutela della vita altrui.
L’istituzione del corso scorte della Polizia di Stato ad Abbasanta si colloca tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, quando l’Italia fu attraversata da una stagione drammatica segnata dal terrorismo politico e dalla violenza della criminalità organizzata.
Magistrati, funzionari dello Stato, giornalisti e uomini delle istituzioni divennero bersagli di attentati che miravano a colpire il cuore stesso della democrazia.
Le stragi, gli omicidi eccellenti e le minacce continue resero evidente che la protezione delle personalità a rischio non poteva più essere affidata soltanto all’esperienza individuale o a procedure improvvisate.
Ad Abbasanta fu istituito il “corso scorte”, destinato a diventare nel tempo un punto di riferimento per tutta la Polizia di Stato, dove si svolgevano addestramenti intensivi in sicurezza e si dava forma a una vera e propria dottrina operativa della protezione.
L’obiettivo non è soltanto insegnare a guidare in sicurezza o a usare correttamente le armi, ma formare uomini e donne capaci di agire con lucidità in situazioni di pericolo estremo per garantire la protezione di personalità esposte a minacce.
Gli agenti imparano a muoversi in convoglio, a pianificare itinerari, a riconoscere segnali di rischio, a reagire in caso di attentato.
Il corso non forgia soltanto professionisti, ma anche coscienze, poiché dietro ogni turno di scorta c’è un valore costituzionale: la difesa della legalità e delle istituzioni democratiche.
Con l’avvio del corso, la figura dell’operatore di scorta assunse un profilo professionale definito.
L’addestramento univa teoria e pratica: studio delle minacce, tecniche di osservazione, guida operativa, uso delle armi, coordinamento tra uomini e mezzi.
Ma soprattutto si puntava a formare una mentalità nuova, fondata sulla prevenzione, sulla disciplina e sul lavoro di squadra.
L’esperienza dolorosa degli anni di piombo aveva insegnato che l’improvvisazione costava vite umane.
L’istituzione del corso ad Abbasanta rappresentò quindi una risposta concreta dello Stato alla sfida lanciata da terrorismo e mafia e un segnale di maturità delle istituzioni.
La storia dei reparti scorte è anche una storia di sacrificio e dedizione, riflessa nel contributo umano di uomini e donne (all.1) che hanno dedicato la loro vita alla protezione di chi opera per la giustizia e la democrazia.
Eventi tragici come le stragi del 1992 hanno reso evidente all’opinione pubblica l’importanza di un sistema di protezione professionale, preparato e centralizzato, capace di rispondere alle minacce della criminalità organizzata e del terrorismo.
Il sistema di protezione, infine, è stato previsto dallo Stato anche nei confronti dei collaboratori di giustizia le cui testimonianze hanno consentito di smantellare organizzazioni mafiose, ricostruire delitti rimasti impuniti e colpire i vertici delle associazioni criminali.
Tuttavia, la scelta di collaborare comporta rischi enormi, poiché espone queste persone e i loro familiari a gravi minacce di ritorsione.
Le scorte ai collaboratori di giustizia sono affidate prevalentemente alla Polizia di Stato e all’Arma, con il coordinamento del Servizio Centrale di Protezione, istituito nel 1991.
Il livello di protezione viene attuato con accompagnamenti armati, trasferimenti riservati e l’inserimento in località protette. In molti casi, la protezione si estende anche ai familiari più stretti, riconoscendo che la minaccia mafiosa colpisce l’intero contesto affettivo del dissociato dal consesso criminale.
Le scorte, affidate alle forze di polizia appositamente addestrate, hanno il compito di garantire l’incolumità del testimone negli spostamenti e nella vita quotidiana.
Il servizio di tutela è svolto con la massima discrezione e professionalità, poiché deve contemperare l’esigenza di sicurezza con il rispetto della dignità e della libertà personale del testimone, evitando che la protezione si trasformi in una forma di isolamento forzato.
In conclusione, i Reparti ed Uffici scorte della Polizia di Stato rappresentano una componente fondamentale del sistema di sicurezza nazionale italiano: dalla mancanza di strutture dedicate prima degli anni ’80, all’istituzione dell’Ucis nel 2002, fino all’organizzazione moderna basata su criteri di rischio e formazione specializzata, la loro evoluzione è stata guidata tanto da esigenze operative quanto da eventi storici drammatici che hanno segnato il Paese.
La funzione dei Reparti ed Uffici scorte continua ad essere centrale per proteggere chi, per ruolo o impegno civile, è maggiormente esposto a pericoli e minacce.
Vigili a scuola
Continuano gli incontri della Polizia Locale nelle scuole nell’ambito del progetto “Scuole Sicure”, del Fondo per la sicurezza urbana del ministero dell’Interno, relativamente alle “Attività di prevenzione sull’uso di sostanze stupefacenti”.
Con la preziosa collaborazione del Centro Calabrese di Solidarietà, del Serd dell’Asp di Catanzaro e della Zarapoti Società Cooperativa Sociale, si sono tenuti incontri con gli studenti presso l’Istituto Tecnico Industriale Statale “E. Scalfaro”, il liceo socio psico pedagogico linguistico “G. De Nobili” e sono stati ricevuti, presso il Comando, gli alunni di terza media della scuola “Rodari”.
Gli incontri di sono svolti in forma di dialogo e in modo da far sentire i ragazzi a proprio agio. Si è cercato in particolare di far comprendere che durante l’adolescenza il cervello è ancora in formazione e l’uso di stupefacenti interferisce con lo sviluppo cognitivo normale. La prevenzione è di fondamentale importanza.