Meglio tirare a campare che tirare le cuoia, sentenziava il controverso statista Giulio Andreotti. Che però nel 99% dei casi le carte le dava. Non certo come il “povero” Nicola Fiorita. Che, pur ispirandosi al… citato Divo da democristianone scaltro e opportunista qual è, per restare sindaco le carte al massimo le può passare. E mai come adesso, in cui il ricatto (politico) della destra ha preso forma (pubblica), avendo peraltro già sostanza sin dal primo giorno di questa “disgraziata” consiliatura con il silenzio e la connivenza di tutti. In primis della stampa asservita. Ma in particolare, come ovvio, dei partiti. Come il Pd. Che ora vorrebbe tardivamente (ri)farsi una verginità. Magari aggrappandosi a uno sparutissimo gruppo dirigenziale che, essendo costituito da persone autenticamente adamantine, prova a salvare la faccia del suo indecifrabile (e a Catanzaro impalpabile) partito per mero ideale e senso di appartenenza. Proprio mentre la città è sempre più allo sbando.

Il gioco delle tre carte

Di quanto appena detto torneremo a parlare presto, dopo aver peraltro nei giorni scorsi stigmatizzato il… gioco delle tre carte dei Costanzo, dei Celia, degli Scarpino e così via. E dei partiti tutti: dal Pd stesso a Fi e dalla Lega (con Fdi) ad Azione. Attori di poca classe nella farsa della politica cittadina, che pensano di confondere le acque rimbalzandosi attacchi e responsabilità in nome del “tutti colpevoli, nessun colpevole”. Comportamento che però adesso ha assunto i contorni di un ricatto (politico, s’intende!) alla piena luce del sole. Perché i 17 dimissionari ci sarebbero. Eccome! Solo che non sono le dimissioni lo scopo reale della sceneggiata in atto a Palazzo De Nobili e dintorni. Bensì qualcosa di extra-politico e assai più preoccupante. Attenzione, però, noi parliamo di politica ed esclusivamente di politica. Non siamo infatti Pm o carabinieri, semmai indegnamente giornalisti. Ragion per cui, ci appelliamo a cosa dicevano negli anni ‘90 gli allora magistrati requirenti di Mani Pulite Antonio Di Pietro e Piercamillo Davigo: esiste pure il reato di… porcata, non perseguibile penalmente perché no contra legem, tuttavia esecrabile sul piano morale. E, a patto sia ancora ancora consentito scriverlo in Italia, eticamente discutibile proprio come l’attuale decadente scenario catanzarese.

Nick, che fai, lasci o raddoppi?

Il sindaco è appeso a un filo. Guardato negli occhi da quanti tengono il dito sul… grilletto della fine corsa con i fucili puntati su di lui. Gente che gli starebbe ad esempio intimando una scelta precisa su quella struttura attualmente solo sportiva nell’area di Lido che dovrebbe invece cambiare destinazione d’uso per potervi costruire sopra. E attorno. Decisione per cui c’è il sì di tutti, o quasi, ma parrebbe non quello di Fiorita. Che, attenzione però, non è diventato il compianto e indimenticato Giorgio La Pira tutto d’un botto. E che può darsi stia dicendo no, pur rischiando seriamente di andare a casa, in ragione dei suoi calcoli. Magari per strappare una candidatura sicura in Parlamento a una delle forze di sinistra. Mah, chissà… . Di sicuro ci sarebbe solo che per ora pare abbia appunto detto di no, senza se e senza ma, a una colata di cemento su Lido. E questo è comunque bene. Altra certezza, tuttavia, è che se continuerà il mandato gli scenari saranno preoccupanti. Perché significherà una cosa sola: ha ceduto, si è accordato, e per un anno e mezzo circa sarà in balia delle onde (leggasi di un centrodestra catanzarese, esecutore come larga parte della sinistra oltretutto, della volontà di una nota mano).    Che purtroppo grava, immanente e sempre pro domo sua, sulla città.

C’è chi dice no, pure nel Pd. Stavolta in buona fede, ma senza potere

In mezzo a tutto il casino fin qui descritto, però, ecco un manipolo di Dem, simili agli ultimi dei Mohicani. Non si sa se più ingenui o puri, ma di sicuro del tutto privi di potere reale e quindi, quasi certamente, ahinoi destinati a soccombere. Che, ieri, in una direzione provinciale di partito con pochi membri dell’organismo stesso e più iscritti e simpatizzanti hanno dato mandato al segretario Gregorio Gallello di confrontarsi con i circoli cittadini per decidere sul da farsi nel Comune di Catanzaro. Ma come ci ha detto una solita… gola profonda, parlandoci della riunione, la soluzione ci sarebbe già. Perché è una e una sola: ritirare cioè la delegazione assessorile Dem del De Nobili per non essere complici politici dello scempio (o della farsa, scegliete voi, cari amici lettori) in atto. Ma è quasi impossibile che avvenga, sebbene sarebbe la via più giusta. In cima ai Tre Colli come a Roma, però, la via più giusta è sempre quella che porta alla poltrona. O, una volta imboccata tale strada, il diktat di non abbandonarla. Mai. Costi quel che costi! E allora: “Ahi serva Catanzaro, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provinc(i)e, ma bordello!”.

Di seguito la durissima nota, a riguardo di Occupy Pd Catanzaro

La raccolta firme promossa da alcuni consiglieri comunali di opposizione con l’obiettivo di provocare la caduta dell’amministrazione Fiorita si configura sempre più come un’operazione di puro calcolo politico, lontana dall’essere un’iniziativa ispirata al bene della città, come invece viene rappresentato all’opinione pubblica.

È evidente la contraddizione di chi oggi tenta di mandare a casa una giunta che, in più occasioni, è stata sostenuta dagli stessi che oggi si recano dal notaio.

Una incoerenza che rivela la subordinazione delle scelte istituzionali a convenienze personali e a tatticismi di corto respiro, estranei agli interessi della città.

In questo contesto emergono personalismi esasperati e manovre opache, con pochi soggetti che orientano le dinamiche cittadine sulla base di interessi individuali, lontani dai bisogni reali di Catanzaro e dalle urgenze quotidiane di cittadini, famiglie e imprese.

Legittime le critiche all’amministrazione Fiorita se fondate sui contenuti e sulla richiesta di un cambio di passo concreto. Tuttavia, chiedere di più e di meglio non può tradursi in un gioco sulla pelle dei cittadini, né in un uso strumentale delle istituzioni per alimentare ambizioni personali.

Ancora più grave è la condizione del Partito Democratico, che arriva a questo possibile epilogo in uno stato di afasia politica, privo di una visione e di una proposta riconoscibile per la città. Un partito incapace di assumere una posizione chiara e di esercitare una funzione politica autonoma, ridotto a subire le scelte altrui.

Il commissario cittadino appare prigioniero di una gestione emergenziale e di equilibri precari, più attenta agli interessi dei singoli che alla costruzione di un progetto politico.

Il tentativo di conciliare tempi e logiche della periferia con quelli della città capoluogo si traduce in una sostanziale irrilevanza politica.

Il risultato è un partito svuotato, privo di organismi dirigenti e di luoghi di confronto, con una comunità democratica disorientata e di fatto abbandonata a se stessa.

Una condizione frutto di scelte – o mancate scelte – che hanno progressivamente allontanato il PD dal suo ruolo naturale di forza di governo e di rappresentanza sociale.
Come spesso accade, nessuno si assumerà la responsabilità di questo fallimento politico.

Gli stessi protagonisti continueranno a muoversi in piccoli calcoli, funzionali esclusivamente a coltivare aspettative personali.

Alla fine, saranno i cittadini e gli elettori a esprimere il giudizio più severo, valutando incoerenze, ambiguità e occasioni perse, nella consapevolezza che la credibilità, una volta compromessa, è difficile da recuperare.

Occupy Pd

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