Riceviamo e pubblichiamo
Dopo tre anni mi accingo a lasciare la guida dell’azienda sanitaria provinciale di Catanzaro.
Sono stati anni intensi, durante i quali ho cercato di servire questo territorio con responsabilità, impegno, equilibrio e rispetto delle Istituzioni.
Al termine di un mandato è naturale tracciare un bilancio.
Il mio, tuttavia, non vuole essere soltanto un bilancio di numeri e risultati, ma soprattutto di un’esperienza umana, costruita attraverso l’incontro con le Comunità, con i loro bisogni e con le molte condizioni di fragilità presenti nel territorio.
Chi vorrà approfondire l’attività svolta potrà consultare i dati pubblicati sul sito (https://www.asp.cz.it/news/comunicati-stampa/2026/09/22/il-commissario-antonio-battistini-traccia-il-bilancio-di-attivita-dopo-tre-anni-alla-guida-dell-azienda-sanitaria-provinciale-di-catanzaro-2173/) in maniera analitica e trasparente; desidero, tuttavia, richiamare alcuni risultati significativi.
Nel 2025 il valore complessivo della produzione aziendale è ulteriormente cresciuto del 3,7%, con circa 2,29 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente.
L’attività ambulatoriale ha registrato oltre 136 mila prestazioni aggiuntive e nei tre Distretti sono state erogate 58.405 prestazioni in più.
Anche sul versante delle liste di attesa sono emersi segnali positivi: nove tipologie di prestazioni hanno registrato una riduzione dei tempi medi.
E, in sette casi, il miglioramento si è accompagnato a un aumento della produzione.
Nel primo semestre del 2026, inoltre, il valore dei ricoveri è cresciuto di circa 982 mila euro rispetto allo stesso periodo del 2025, con risultati particolarmente rilevanti nei presìdi di Soverato e Soveria Mannelli (Cz).
Abbiamo garantito unincremento significativo nella copertura delle postazioni di continuità assistenziale ed abbiamo arricchito il parco tecnologico dell’Azienda in modo importante: la piattaforma robotica Versius e l’apertura della sala di cardiologia interventistica sono solo due delle implementazioni realizzate.
Ma il cambiamento dell’Azienda non si misura soltanto attraverso i dati di produzione.
Abbiamo ereditato un’organizzazione nella quale si arrivavano a stampare quotidianamente fino a duecento Pec, lette nel pomeriggio e poi smistate.
Gran parte dell’attività amministrativa si svolgeva ancora in forma cartacea, con grandi difficoltà nel ricostruire le filiere decisionali, le responsabilità e lo stato delle procedure.
Oggi le attività sono digitalizzate, documentate e tracciabili.
Non si tratta soltanto di un’evoluzione tecnologica, ma di un passo importante verso un’Azienda più moderna, trasparente e responsabile.
Questi risultati appartengono a tutte le persone che lavorano nell’Asp.
Ho avuto il privilegio di incontrare Amministratori straordinari, capaci di spendersi senza riserve per i propri territori.
Il confronto non è stato sempre semplice, ma è stato sempre necessario, franco e utile, e il loro supporto indispensabile.
Le Associazioni dei malati e dei cittadini sono stati interlocutori preziosi, capaci di rappresentare bisogni, diritti e aspettative che un’Azienda ha il dovere di ascoltare.
Mi sono confrontato quotidianamente con le difficoltà di tanti cittadini.
Non sempre siamo riusciti a dare risposte pienamente soddisfacenti e, per questo, sento il dovere di chiedere scusa.
Posso però affermare, con serenità e convinzione, che l’impegno e la volontà di trovare una soluzione non sono mai mancati.
Accanto ai risultati, restano tuttaviadiverse criticità che non posso e non voglio nascondere.
Ne ricordo tre: la prima riguarda la presa in carico delle fragilità.
Le persone anziane, disabili, non autosufficienti o affette da più patologie anche oncologiche non possono essere lasciate sole a orientarsi tra servizi diversi.
Occorre rafforzare l’integrazione tra le Aziende sanitarie e con i Comuni, medici di famiglia, assistenza domiciliare, ospedali e servizi sociali.
La seconda riguarda gli screening oncologici.
È necessario aumentare l’adesione, raggiungere chi non risponde agli inviti e garantire continuità tra prevenzione, approfondimento diagnostico e cura.
Non basta offrire un servizio: bisogna mettere concretamente ogni cittadino nella condizione di poterne usufruire.
La terza riguarda la formazione dei quadri aziendali e del personale non sanitario: una sanità efficiente ha bisogno anche di solide competenze amministrative, organizzative e digitali.
Procedure lente, responsabilità poco chiare e informazioni incomplete hanno un costo invisibile e possono ostacolare l’accesso alle cure quanto la carenza di personale sanitario.
Il Pnrr rappresenta certamente una grande opportunità e le case della comunità, gli ospedali di comunità e le centrali lperative territoriali potranno avvicinare i servizi ai cittadini.
Ma le nuove strutture avranno valore soltanto se saranno accompagnate da un autentico cambiamento organizzativo e culturalebasato su ascolto e accoglienza, primi passi della presa in carico.
In questi tre anni ho maturato un convincimento profondo: la sfida di un’Azienda sanitaria territoriale può essere vinta soltanto se tutti, dal primo all’ultimo dipendente, fanno proprio il significato autentico della parola “servizio”.
Lavorare nella sanità pubblica significa appartenere a un’organizzazione nata per tutelare la salute e affrontare i problemi delle persone.
Che spesso si rivolgono a noi nei momenti di maggiore vulnerabilità e che, per questo, devono rappresentare la nostra priorità assoluta.
Lascio la guida dell’Asp sapendo che è stato avviato un percorso, ma la strada più lunga resta ancora da fare:ognuno riceve un’Azienda, cerca di migliorarla e la consegna a chi verrà dopo.
Lascio la guida dell’Azienda, ma non il legame con le persone che ho incontrato e con un territorio che, in questi tre anni, è diventato parte sostanziale della mia vita.
