Riceviamo e pubblichiamo
Una scelta incomprensibile, in contrasto con la valorizzazione delle filiere locali.
E con il percorso avviato dalla Calabria per il consumo di prodotti a Km zero nelle mense pubbliche
Con l’inizio dell’anno scolastico sono circa 100mila, in Calabria, i bambini che lasciano la cucina di casa, i ricordi di momenti lieti nei quali hanno potuto degustare e apprezzare la ottima e sana qualità dell’alimentazione calabrese con i prodotti di eccellenza e adesso ritornano al cibo delle mense delle scuole materne ed elementari.
Mentre l’Italia, con l’esempio virtuoso di Roma Capitale, sceglie di escludere i cibi ultraformulati dalle mense scolastiche, la Commissione Europea mantiene la possibilità di utilizzarli nelle gare per la ristorazione pubblica.
Una scelta che Coldiretti e Filiera Italia giudicano grave e pericolosa perché antepone gli interessi delle multinazionali del cibo industriale alla salute dei cittadini, a partire dai bambini.
Temiamo che l’Europa voglia fermare gli uomini di volontà che guidano amministrazioni che stanno facendo e vogliono fare scelte giuste.
Tra l’altro, così si incentiva la logica del massimo ribasso negli appalti a scapito della qualità.
Ci aspettiamo ora che il Parlamento difenda concretamente la salute delle persone modificando radicalmente la proposta della Commissione.
“L’Europa dei tecnocrati continua a ignorare le evidenze scientifiche che collegano il consumo di alimenti ultraformulati a numerosi effetti negativi sulla salute”, denuncia Coldiretti.
“Siamo pronti a scendere in piazza per difendere le famiglie e le nuove generazioni da decisioni che rischiano di compromettere la qualità dell’alimentazione nelle mense pubbliche”.
Una posizione che trova piena condivisione anche in Coldiretti Calabria, da sempre impegnata nella promozione delle filiere agricole regionali, della dieta mediterranea e dell’educazione alimentare nelle scuole.
L’organizzazione agricola calabrese ha più volte evidenziato come le mense scolastiche rappresentino uno strumento strategico non solo per la tutela della salute dei bambini, ma anche per sostenere l’economia agricola locale, garantire tracciabilità e qualità degli alimenti e ridurre l’impatto ambientale legato ai trasporti.
La linea seguita da Bruxelles è in controtendenza rispetto alle scelte compiute dalla Regione Calabria che, attraverso la normativa regionale Lr 29/2008 dedicata alla promozione dei prodotti agricoli a chilometro zero e di origine regionale, ha inteso favorire il consumo di alimenti provenienti dalle filiere locali e incentivarne l’utilizzo nella ristorazione collettiva e nelle mense pubbliche.
“Le mense devono diventare il luogo privilegiato dell’educazione alimentare e della valorizzazione delle produzioni agricole del territorio”, sottolinea Coldiretti Calabria.
“Sostituire i prodotti freschi e locali con alimenti ultraformulati significa allontanarsi dalla cultura mediterranea, penalizzare gli agricoltori e indebolire il legame tra consumatori e territorio”.
La polemica nasce dalla pubblicazione del Public Procurement Act, il regolamento con cui la Commissione Europea riscrive le regole degli appalti pubblici.
Nonostante il crescente allarme lanciato dalla comunità scientifica, il testo non introduce alcuna esclusione per i prodotti ultraformulati nelle gare per la ristorazione collettiva.
Secondo i più recenti studi scientifici, esiste infatti un collegamento diretto tra il consumo di cibi ultraformulati e ben 32 effetti avversi sulla salute, con particolare riferimento alle patologie gastrointestinali, metaboliche, respiratorie e cardiovascolari, oltre all’obesità infantile.
Per contrastare questa deriva è nata Campagna Amica per la Salute, l’iniziativa promossa da Coldiretti, Fondazione Campagna Amica e Fondazione Aletheia che ha dato vita al primo Patto nazionale tra agricoltori e medici per promuovere corretti stili alimentari e una maggiore diffusione dei prodotti agricoli freschi, stagionali e di qualità nelle scuole e nelle comunità.
Per Coldiretti, il modello da seguire è quello che valorizza i prodotti del territorio, la stagionalità e la trasparenza delle filiere.
Una scelta che tutela la salute dei cittadini sostiene il reddito degli agricoltori e rafforza le economie locali, mentre l’Europa rischia di imboccare una strada opposta, lontana dalle esigenze delle famiglie e dei territori.