Riceviamo e pubblichiamo

Sono molte le ragioni che rendono necessaria una legge capace di introdurre in modo esplicito il concetto di consenso nella definizione del reato di violenza sessuale. Un concetto che mette al centro rispetto, libertà e autodeterminazione, perché parlare di un “sì” esplicito significa spostare il fuoco dalla reazione della vittima alla responsabilità di chi agisce.

È questo il messaggio ribadito con determinazione durante l’incontro di ieri pomeriggio “Donne al centro – per difendere il consenso e l’autoderminazione”, promosso da Azione, che ha trasformato la Biblioteca comunale di Vibo Valentia in uno spazio di confronto e riflessione con l’obiettivo di generare consapevolezza e costruire un punto di riferimento condiviso dopo la modifica al testo del “ddl stupri” da parte della senatrice leghista Giulia Bongiorno.

A dialogare con i relatori è stata la giornalista Rosita Mercatante, guidando un dibattito che ha puntato a promuovere un cambiamento culturale capace di coinvolgere in particolare gli uomini e di superare polarizzazioni e narrazioni che troppo spesso finiscono per mettere sulle spalle delle donne il peso di dimostrare di non aver voluto.

Insieme a lei Ettore Rosato, segretario del Copasir, per affrontare un tema che nelle ultime settimane ha acceso il dibattito pubblico nazionale e che i referenti territoriali di Azione, Francesco De Nisi, coordinatore regionale Calabria, e Marisa Galati, commissario provinciale per la provincia di Vibo Valentia, hanno voluto portare all’attenzione della comunità vibonese. Un confronto necessario, soprattutto in una regione dove i dati sulla violenza di genere e sui femminicidi restano allarmanti e superiori alla media nazionale.

Le previsioni legislative, tuttavia, non bastano senza un lavoro più profondo sul piano culturale.

Asili nido, tempo pieno scolastico, strumenti che rendano possibile conciliare lavoro e famiglia. Senza questi interventi non si realizza solo un’ingiustizia, ma si frena lo sviluppo dell’intero Paese».

Ampio spazio è stato dedicato anche all’approfondimento tecnico con la relazione dell’avvocata Elda De Masi, consigliera dell’Ordine degli Avvocati di Vibo Valentia, che ha analizzato i risvolti giuridici legati alla sostituzione del termine consenso con dissenso.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione aveva già spostato l’attenzione dal solo atto di violenza manifesta all’assenza di consenso, includendo casi di pressione psicologica, passività, stato di ubriachezza o incoscienza.

L’eliminazione del riferimento esplicito al consenso rischia di aumentare la vittimizzazione secondaria e di rendere ancora più difficile il riconoscimento del reato, con il pericolo di scoraggiare le denunce.

Già oggi il 90% delle donne non denuncia perché teme di non essere creduta, mentre solo il 7% delle denunce per stupro sfocia in una condanna e circa il 60% viene ritirato durante l’istruttoria (rapporto Eures 2024), non per mancanza di coraggio, ma per il peso e l’umiliazione che spesso accompagnano il percorso giudiziario.

Perché, come emerso con chiarezza dal confronto, il contrasto alla violenza di genere non è una battaglia di parte, ma una responsabilità comune.

La presentazione

Un momento di confronto pubblico per approfondire uno dei temi più delicati e discussi del dibattito politico e giuridico nazionale.

È questo lo spirito dell’iniziativa “Donne al Centro – per difendere il consenso e l’autodeterminazione”, in programma oggi alle ore 17.30 alla Biblioteca Comunale di Vibo Valentia, promossa da Azione Vibo Valentia insieme al direttivo regionale del partito.

L’incontro nasce con l’obiettivo di aprire uno spazio di riflessione informata sulla riformulazione del disegno di legge proposta dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno, che elimina il riferimento esplicito al consenso, discostandosi dall’impostazione della Convenzione di Istanbul, e introduce la nozione di “volontà contraria all’atto sessuale”.

Una “sterzata” da parte del Governo dopo che, il 19 novembre 2025, la Camera aveva approvato all’unanimità una proposta di legge che avrebbe finalmente sollevato le vittime dall’onere della prova.

La discussione si colloca a distanza di trent’anni dalla legge sulla violenza sessuale in Italia.

Era il 15 febbraio 1996 quando entrava in vigore la legge che abrogava gli articoli del Codice Rocco – il codice penale di epoca fascista – che inquadravano lo stupro tra i delitti contro la moralità pubblica e il buon costume.

Con la riforma, la violenza sessuale veniva ricollocata tra i delitti contro la persona, riconoscendo la lesione dell’autodeterminazione individuale e non più un’offesa all’ordine morale.

L’appuntamento sarà l’occasione per comprendere le implicazioni di quella che non è solo un’operazione di semantica, analizzarne le conseguenze giuridiche e culturali e rispondere ai molti interrogativi emersi nella società civile, grazie ai contributi di esperti del diritto, associazioni del territorio e rappresentanti politici.

Ad aprire l’incontro saranno i saluti istituzionali del Sindaco di Vibo, Enzo Romeo, del coordinatore regionale di Azione, Francesco De Nisi e del commissario cittadino di Azione, Marisa Galati.

Seguiranno gli interventi di Raffaella Santelli, vicepresidente dell’associazione Le Foglie di Dafne, dell’avvocato Elda De Masi, consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Vibo, e di Ettore Rosato, segretario del comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. L’incontro sarà introdotto e moderato dalla giornalista Rosita Mercatante.

Le conclusioni saranno affidate a Elena Bonetti, presidente della commissione d’inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto e, dal 2019 al 2021, ministro per le pari opportunità e la famiglia. 

Uno dei risvolti concreti dell’iniziativa sarà anche la discussione sulle proposte politiche volte a rafforzare la partecipazione femminile in tutti i settori, sostenere la conciliazione tra vita lavorativa e familiare e valorizzare il lavoro di cura, spesso invisibile.

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