Riceviamo e pubblichiamo

Ad ogni legislatura, in Italia, la maggioranza di turno, esercitando una cattiva abitudine, modifica in corso le regole del gioco.

Ad un anno dalla fine di questa Legislatura, la premier Meloni, accortasi che con la vecchia legge elettorale, il Rosatellum, non riesce a conquistare la maggioranza parlamentare in tutti e due i rami del parlamento per le prossime elezioni politiche, modifica la legge elettorale vigente.

Stravolgendo la vecchia legge elettorale e introducendo discutibili punti in nome del raggiungimento della stabilità dell’esecutivo, anche in considerazione di determinare una maggioranza parlamentare che, nella prossima Legislatura, eleggerà il nuovo Presidente della Repubblica.

Punti cardine di questa nuova legge elettorale sono: un premio di maggioranza che alla coalizione che prende più voti tra quelli che superano il 40%, assegna il 17% in più di deputati e il 7% in più di Senatori. Se nessuno delle due coalizioni supererà il 40% ma riuscirà a conseguire dal 35 al 40%, si contenderà il premio di maggioranza con la vittoria successiva di un eventuale ballottaggio.

Altri punti cardini della legge sono: l’introduzione di due soglie di sbarramento, una al 3%, da superare per poter partecipare all’assegnazione dei seggi, per le liste che non si presentano in coalizione e del 10% per i seggi che vengono invece assegnati alla coalizione.

L’altro punto molto discutibile è rappresentato dal mantenimento delle cosiddette liste bloccate con alternanza di genere e sistema proporzionale corte, composte da un massimo di 6 candidati, che non consentono ai cittadini elettori di potersi scegliere, con le preferenze, il proprio Rappresentante in Parlamento.

Un altro punto dal probabile rilievo di inconstituzionalita è l’estensione dell’assegnazione dei seggi al Senato non più su base di circoscrizione regionale ma su base di circoscrizione nazionale; punto formalmente esplicitato in Costituzione.

L’altro punto ancora non chiaro è rappresentato dall’indicazione del candidato Premier a cui il Presidente della Repubblica successivamente affiderà l’incarico di formare il Governo, non scritto sulla scheda elettorale ma sulla presentazione del programma ufficiale.

Tutto questo complesso meccanismo adesso deve essere approvato dal Parlamento ma sicuramente rischia di avere, se non ci saranno dei cambiamenti sostanziali, profondi rilievi di inconstituzionalita, ma, come sempre succede in Italia, si interviene a danno fatto.

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