Riceviamo e pubblichiamo
L’instabilità Geo politica in Medio Oriente si riverbera sull’oscillazione dei mercati del Petrolio e dell’energia.
Il conflitto che USA e Israele hanno scatenato contro il regime iraniano sta generando conseguenze imprevedibili in tutto il mondo sulle fonti di approvvigionamento energetico.
Sul valico di Eretz si concentra il 20% del traffico commerciale di Petrolio e del 40% del traffico di Gas liquefatto.
In pochi giorni dall’inizio del conflitto la quotazione del Petrolio è passata da 40 dollari al barile a quasi 145 dollari. Quella del gas da 50 a 400.
La particolarità di questo valico è che contorniato di imbarcazioni battente bandiera di Stati cosiddetti “canaglia”, che è sufficiente che si facciano esplodere per non consentire il funzionamento dei traffici commerciali. Questo genera un effetto domino negativo su tutta l’economia mondiale.
Per l’Italia il fattore approvvigionamenti è ancora più grave; chiusi come siamo nella morsa del gas russo che, per ovvi motivi, Putin oggi lo esporta a quotazioni stratosferiche.
E gli USA che, divenendo l’unico Stato monopolista, impongono la loro offerta, non consentendo a così a paesi come l’Italia di poter negoziare il prezzo.
Insomma una tempesta perfetta che genera per pochi enormi guadagni, per molti un un’ulteriore condizione di sudditanza.
L’economia di guerra cambia i connotati dell’economia capitalistica.
