Riceviamo e pubblichiamo

Il 27 gennaio non è solo una data sul calendario. È un giorno che chiede rispetto e consapevolezza».

«La Giornata della Memoria non ci ricorda soltanto la liberazione di Auschwitz nel 1945, ma ci costringe a guardare in faccia ciò che è stato davvero: donne, uomini e bambini privati di tutto, perfino del nome, ridotti a numeri, spogliati della dignità prima ancora che della vita».

Richiamate le parole di Primo Levi: «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre». «Sono parole che oggi pesano più che mai».

Per il capogruppo regionale, la Shoah non può essere relegata a una parentesi del passato.

«Non è stato un incidente della storia ma il risultato di scelte politiche, culturali e sociali precise: leggi razziali, propaganda dell’odio, silenzi e complicità. Ed è per questo che ricordare non può essere un gesto formale o rituale».

«Ricordare significa prendere posizione significa interrogare il presente, in un tempo in cui razzismo, antisemitismo e linguaggi di odio tornano a farsi strada, a volte in modo esplicito, altre in forme più subdole».

«La memoria non è retorica è un impegno quotidiano. È difesa dei valori dell’antifascismo, della Costituzione, dell’uguaglianza e della libertà.

Custodire la memoria vuol dire scegliere ogni giorno da che parte stare: dalla parte dei diritti, della dignità, dell’umanità.

Perché ricordare non è guardare indietro, ma tenere gli occhi aperti sul presente e assumersi una responsabilità verso il futuro».

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