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Riceviamo e pubblichiamo

La prevenzione dei reati digitali contro i minori non può essere delegata soltanto alla repressione, né affidata a interventi sporadici di sensibilizzazione perché il digitale, oggi, è un ambiente di vita: è lì che i ragazzi abitano ogni giorno, costruiscono identità e reputazione, ma è sempre lì che, spesso senza rendersene conto, possono incorrere in umiliazione, ricatto, isolamento, violenza.

Da questa idea nasce il Cybercrime Film Festival – Premio Lucia Abiuso, iniziativa ideata dal Corecom Calabria, con la compartecipazione della Calabria Film Commission, la piena condivisione e il fattivo supporto dell’assessorato regionale alla Legalità, che è stata presentata, questa mattina, nella Sala Verde della Cittadella Regionale.

Il festival è stato patrocinato anche dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, dalla presidenza del Consiglio Regionale della Calabria e dalla Fondazione Politeama di Catanzaro.

Possono partecipare al concorso le scuole secondarie di secondo grado, le università e le accademie aventi sede su tutto il territorio nazionale. La partecipazione, con la realizzazione di cortometraggi della durata minima di 5 minuti e massima di 10 minuti, può avvenire in forma individuale o collettiva. Le opere devono essere originali e inedite.

Un progetto che ambisce a diventare una delle più importanti iniziative di media education a livello nazionale.

La sua forza sta in un principio semplice ma rivoluzionario: non dobbiamo più limitarci a parlare ai ragazzi, dobbiamo metterli nelle condizioni di parlare loro.

Per questo i cortometraggi in concorso sono realizzati esclusivamente dagli studenti, e saranno loro stessi ragazzi a votarli sui social e nei luoghi digitali che vivono ogni giorno”.

Il Cybercrime Film Festival nasce anche nel ricordo di Lucia Abiuso, insegnante di Catanzaro che ha dedicato tutta la sua vita all’impegno sociale e all’educazione dei giovani.

Il bando è consultabile sul sito del Corecom Calabria, al seguente link https://corecom.consrc.it/hp2/default.asp?selez=Cybercrime, mentre la domanda di partecipazione e tutta la documentazione a corredo potrà essere presentata a partire dal 1 marzo 2026 e dovrà pervenire, pena l’esclusione, a mezzo pec, all’indirizzo corecom.cal@pec.consrc.it , non oltre le ore 23:59 del 1 settembre 2026.

Occhiuto incontra ambasciatore Hammer

«Ieri mattina negli uffici della Regione, a Catanzaro, incontro tra l’ambasciatore Mike Hammer, incaricato d’affari statunitense a Cuba, accompagnato da Terrence Flynn, console generale degli Stati Uniti d’America a Napoli.

Lungo colloquio, tra i due, parlando delle urgenti necessità della sanità calabrese e delle complessità riguardo la missione dei medici cubani».

A Hammer che i medici cubani che stanno consentendo di mantenere aperti gli ospedali e i pronto soccorso della Calabria sono ancora una necessità per la nostra Regione, perché la mia priorità assoluta è quella di assicurare il diritto alla cura dei cittadini calabresi che già hanno un sistema sanitario in condizione di grande difficoltà.

Agli interlocutori è stato spiegato si ha in animo, in questo 2026, di incrementare la missione dei medici cubani fino a 1000 camici bianchi caraibici.

Nelle ultime settimane, però, anche in ragione di una proficua collaborazione instaurata con il Dipartimento di Stato Usa e con il consolato americano, si è deciso di verificare una strada alternativa per il reclutamento degli ulteriori medici, e lo abbiamo fatto attraverso la pubblicazione – avvenuta a metà gennaio – di una manifestazione di interesse che si rivolge a tutti i camici bianchi Ue ed extra Ue che vogliano venire a lavorare in Calabria.

In conclusione, è stato detto a Hammer che i medici stranieri sono assolutamente necessari, ma che la nostra Regione è disponibile ad accogliere tutti i medici – comunitari, extracomunitari, cubani non vincolati alla missione già esistente – che in autonomia vogliano venire a lavorare in Calabria, ed è disponibile a dare loro tutto il supporto logistico ed economico che abbiamo già garantito ai medici cubani che da qualche anno vivono da noi».

Liste d’attesa in Sanità

Tempi di attesa “incompatibili con i Livelli essenziali di assistenza”, cittadini costretti a rinunciare alle cure o a rivolgersi al privato, assenza di un piano straordinario pubblico e misurabile.

Si chiedono “iniziative urgenti per la riduzione delle liste d’attesa nel Servizio sanitario regionale”, evidenziando come “in vaste aree della Regione Calabria i cittadini continuano a subire tempi di attesa incompatibili con i Livelli essenziali di assistenza (LEA), con punte che costringono un numero crescente di utenti a rinunciare alle cure o a rivolgersi alla sanità privata”.

Nel testo si sottolinea che “in larga parte del territorio regionale si registrano attese per prestazioni diagnostiche e visite specialistiche rinviate di mesi, quando non di anni” e che il fenomeno rappresenta “una delle principali cause di diseguaglianza nell’accesso alle prestazioni sanitarie”.

Si punta il dito contro la gestione commissariale, osservando che “il regime di commissariamento non può costituire un alibi per l’inerzia programmatoria né trasformarsi in una zona franca rispetto alle responsabilità politiche e amministrative”. Anzi, prosegue, dovrebbe garantire “maggiore capacità di intervento e tempestività decisionale”.

Tra le questioni poste nell’interrogazione vi è la richiesta di conoscere “i dati reali, aggiornati e certificati sui tempi di attesa nelle Aziende del Ssr calabrese, distinti per classe di priorità, struttura erogatrice e tipologia di prestazione”, oltre a chiarire “per quali ragioni la Regione/Struttura commissariale non abbia ancora adottato un piano straordinario organico di abbattimento delle liste d’attesa analogo, per intensità e strumenti, a quelli attivati in altre regioni”.

Si chiede inoltre se e quando il presidente-commissario intenda presentare “un programma regionale con target vincolanti per le Aziende sanitarie, cronoprogramma pubblico e sistema di monitoraggio mensile trasparente”.

Tra le misure sollecitate figurano il “recall sistematico dei pazienti in lista”, le “aperture straordinarie di ambulatori e sale operatorie”, l’“estensione delle fasce orarie di erogazione delle prestazioni” e la “piena integrazione e interoperabilità del CUP regionale”.

L’interrogazione affronta anche il tema dell’attività libero-professionale intramoenia e dell’applicazione del D.lgs. 124/1998, che consente all’assistito, in caso di superamento dei tempi massimi, di accedere all’attività intramoenia sostenendo il solo ticket.

Infine, Bruno domanda se non sia “grave e politicamente insostenibile l’assenza, ad oggi, di un piano straordinario pubblico, finanziato e monitorato per l’abbattimento delle liste d’attesa in Calabria”, chiedendo quali “risultati concreti e misurabili” si intendano garantire entro il 2026.

Metromare Tirreno

sul versante ionico ritardi decennali, un trasporto “leggero” su ferro avrebbe un impatto positivo diretto su turismo, viabilità e prevenzione del rischio. Ogni progetto in merito a infrastrutture moderne va preso in considerazione, ma è necessario un approccio che tenga insieme esigenze e bisogni dell’intero territorio regionale.”

In questi giorni si discute della cosiddetta “Metromare del Tirreno”, metropolitana di superficie tra Tortora (Cs) e Lamezia T. (Cz), pensata per rafforzare i collegamenti turistici e l’accesso all’aeroporto nel periodo estivo.

È un’idea interessante e merita attenzione, perché ogni servizio in più su ferro significa meno traffico, più sicurezza e un territorio più competitivo. Ma c’è un punto che dovrebbe essere evidente, ma a volte pare ignorato: LE COSTE DELLA CALABRIA SONO DUE!

Ad oggi, il versante tirrenico è servito dall’autostrada e da una linea ferroviaria che, nonostante i dubbi sull’Alta Velocità, garantiscono servizi per la mobilità.

Certamente l’avvio della Metromare favorirebbe ulteriormente i collegamenti, rafforzando l’offerta turistica e alleggerendo il traffico lungo la Statale 18.

Ma è giusto ricordare che, sul versante ionico, invece, ci troviamo di fronte ad un ritardo infrastrutturale che dura da decenni, con il trasporto pubblico locale che non rappresenta un’alternativa reale per tanti cittadini, pendolari e turisti.

I continui rimandi nei lavori di ammodernamento della Statale 106 (per la tratta a sud di Soverato (Cz), ad esempio, non esiste alcun progetto) e nei lavori per l’elettrificazione della linea ferroviaria ionica (in particolare nel tratto sud) continuano a creare disagi a residenti e pendolari e rendono difficile pianificare un vero sviluppo turistico di una tra le aree più attrattive della Calabria, caratterizzata da un mare straordinario e da borghi storici di rara bellezza.

La Statale 106 è la strada pericolosissima che tutti, purtroppo, conosciamo. Una strada che attraversa numerosi centri abitati, in cui si registrano frequentemente incidenti gravissimi e che in estate diventa spesso un imbuto, con code e tempi imprevedibili che rendono difficile perfino raggiungere lavoro, servizi e presìdi sanitari.

Da troppo tempo, sulla costa ionica, si sente parlare di “metropolitana di superficie” come di un’idea sempre evocata e mai realizzata: una soluzione che torna ciclicamente nel dibattito pubblico, mentre la realtà quotidiana resta quella i calabresi vivono ogni giorno.

Se la Regione ritiene strategico sperimentare un servizio del genere sul Tirreno, ritengo allora necessario ampliare la prospettiva e immaginare tale sviluppo anche sulla costa ionica, dove l’assenza di alternative pesa di più e costa di più, in termini di disagi e di sicurezza.

Un servizio con corse più frequenti, orari affidabili e integrazione con bus locali avrebbe un impatto diretto anche sulla prevenzione del rischio, offrendo un’alternativa reale all’auto nelle fasce più delicate (notte, weekend, alta stagione), quando aumenta la mobilità “sociale” verso locali, eventi e discoteche.

Ogni investimento in infrastrutture efficienti e moderne può e deve essere preso in considerazione, ma è necessario un approccio sistemico che tenga insieme esigenze e bisogni dell’intero territorio regionale.

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