Riceviamo e pubblichiamo
“Tridico distante dalla realtà calabrese. Sui Tis servono serietà e fatti, non politica a distanza”
“Le dichiarazioni di Pasquale Tridico dimostrano, ancora una volta, una profonda distanza dalla realtà del territorio calabrese e dai processi complessi che da anni stiamo affrontando per rimediare a scelte sbagliate ereditate dal passato.
È una politica fatta da lontano, potremmo definirla una vera e propria politica a distanza, che non conosce né i problemi reali né il lavoro concreto che le istituzioni regionali stanno portando avanti con serietà, responsabilità e trasparenza”.
“Tridico parla di abbandono, ma la verità è ben diversa: nessuno è stato lasciato indietro. L’ultimo tavolo di confronto con NIdiL Cgil, Felsa Cisl, UilTemp, Cgil, Cisl e Uil Calabria e sindacati autonomi Usb e Csa – alla presenza del presidente Roberto Occhiuto, dei dirigenti regionali – ha illustrato in modo chiaro e puntuale lo stato delle procedure, i passaggi operativi già avviati e quelli imminenti. Un lavoro costante, condiviso e frutto di una reale concertazione, lontano anni luce dalle semplificazioni propagandistiche”.
Nel dettaglio, la Regione ha fornito numeri e atti concreti: 455 decreti già pubblicati, 295 enti coinvolti, 1.693 assunzioni previste tramite avviamento a selezione ex art. 16 della legge 56/87.
“Su richiesta dei sindacati abbiamo deciso di accelerare ulteriormente, procedendo alla pubblicazione immediata delle graduatorie, a partire da quelle provvisorie nei prossimi giorni, seguite da quelle definitive. È stato ribadito che non esiste alcuna discrezionalità politica: i Comuni dovranno attenersi rigorosamente all’ordine di graduatoria e la prova di idoneità non ha natura selettiva”.
Sulle istruttorie Cosfel, questo lo stato reale delle pratiche: 25 enti ok, 1 ente ko, 9 enti in istruttoria, 8 enti senza istanza presentata e 11 enti con istanza da riproporre su cui si sta lavorando per definire tempi certi ed evitare ulteriori sospensioni dei lavoratori.
Per quanto riguarda, invece, i lavoratori già fuoriusciti dagli enti utilizzatori – circa 320 soggetti, cui si aggiungeranno altri 67 – è stato definito un percorso transitorio nell’ambito del Progetto GOL, con convocazioni dai Centri per l’impiego a partire da febbraio, una durata stimata di sei mesi e un sostegno economico complessivo di circa 4.200 euro, di cui 2.000 già erogati.
“Fa sorridere che Tridico invochi oggi il rispetto per i Tis. I tirocini di inclusione sociale sono esattamente il frutto delle politiche del centrosinistra degli anni passati: assistenzialismo puro, bacini di precariato creati senza una visione strutturale, che hanno alimentato per anni false aspettative e precarietà permanente. È su quelle scelte che oggi siamo chiamati a intervenire.
Il presidente Occhiuto, al contrario, ha avuto il coraggio politico di chiedere lo svuotamento di quei bacini e di lavorare per soluzioni certe e definitive. Il dipartimento Lavoro negli ultimi due anni ha operato con competenza e serietà su tutte le principali vertenze storiche del precariato: legge 31, legge 40, legge 15, Lsu-Lpu, borsisti e stagisti Arpal, legge 28 e molte altre. Un lavoro enorme, concreto e documentato, anche con un dossier dettagliato che chiunque può verificare consultando gli atti ufficiali e i numerosi provvedimenti adottati”.
“Siamo oggi a un passo dalla risoluzione di una situazione incresciosa, nell’immobilismo dell’opposizione e creata negli anni attraverso l’uso distorto dei tirocini e delle promesse elettorali. Lo stiamo facendo mettendoci la faccia, le competenze, le risorse regionali e grazie anche a un supporto serio e determinante del Governo nazionale.
Non permetteremo a nessuno tantomeno a chi sembra vivere in una perenne campagna elettorale, di fare demagogia e proclami per destabilizzare i tirocinanti. La dignità del lavoro non si difende con gli slogan, ma con atti concreti, responsabilità e soluzioni strutturali. Ed è esattamente ciò che questa Regione sta facendo”.
Parchi marini nel cuore di Life Terramare
Con il progetto LIFE TerrAmare i Parchi marini calabresi entrano in una dimensione europea di responsabilità, conoscenza e azione, mettendo insieme ambiente, comunità e visione di lungo periodo.
Sottoscritta la convenzione che vede l’Ente Parchi marini regionali (Epmr) tra i partner del progetto LIFE TerrAmare, iniziativa candidata al programma LIFE dell’Unione Europea e destinata a svilupparsi lungo un arco temporale di sei anni. Un progetto ambizioso, che colloca i Parchi non ai margini, ma al centro di una rete internazionale impegnata nella conservazione degli habitat costieri, nella tutela della biodiversità e nella costruzione di modelli replicabili di gestione sostenibile delle spiagge emerse e sommerse.
Nel disegno di LIFE TerrAmare, i Parchi marini calabresi non sono semplici territori di applicazione, ma co-protagonisti di un percorso che punta a migliorare in modo misurabile lo stato di conservazione di habitat strategici come le praterie di Posidonia oceanica, le dune costiere e i sistemi retrodunali, intervenendo su pressioni antropiche, specie aliene e fragilità strutturali. È un cambio di paradigma che supera la logica dell’intervento episodico per affermare un approccio integrato, fondato su monitoraggio scientifico, partecipazione delle comunità locali, coinvolgimento degli operatori economici del mare e responsabilizzazione dei cittadini.
Il valore aggiunto del progetto risiede nella sua capacità di tenere insieme conservazione e fruizione, tutela e uso responsabile. Le Comunità della spiaggia ecologica – spiega ancora il direttore generale di EPMR – cuore operativo di TerrAmare, rappresentano una visione nuova: studenti, volontari, imprese turistiche, pescatori e associazioni ambientali chiamati a condividere regole, conoscenza e cura degli ecosistemi costieri. In questa cornice – aggiunge – la tutela non viene percepita come vincolo, ma come infrastruttura invisibile che rende possibile una fruizione di qualità, durabile e compatibile con l’identità dei luoghi.
L’azione del programma europeo si innesta, in Calabria, su un sistema di Siti Natura 2000 che rappresenta la vera ossatura ecologica delle coste regionali, interessando aree di straordinario valore naturalistico come i fondali di Capo Vaticano, la Secca di Amendolara, la Baia di Soverato, i fondali di Pizzo Calabro, l’Isola di Dino e altri tratti costieri ricompresi nella rete europea di tutela.
Luoghi nei quali – precisa il massimo dirigente dell’Ente – la presenza di habitat prioritari, dalle praterie di Posidonia oceanica ai sistemi dunali, impone un salto di qualità nella gestione, passando dalla semplice perimetrazione alla costruzione di modelli attivi di conservazione, fruizione regolata e partecipazione delle comunità locali. È su questi siti – sottolinea – che il progetto intende misurare l’efficacia di un approccio integrato, capace di coniugare rigore scientifico, governance multilivello e responsabilità condivisa.
“L’adesione al progetto LIFE – dichiara il direttore generale dell’Ente Parchi marini regionali della Calabria, Raffaele Greco – si inserisce in piena coerenza con la strategia della Regione Calabria guidata dal presidente Roberto Occhiuto, che ha individuato nella sostenibilità, nella valorizzazione delle risorse endogene e nella dimensione europea delle politiche ambientali uno degli assi portanti dell’azione di governo.
È una traiettoria condivisa, nella convinzione che tutela ambientale e sviluppo turistico non siano obiettivi alternativi, ma parti di un’unica strategia di crescita equilibrata e competitiva. Con LIFE TerrAmare, i Parchi marini calabresi entrano stabilmente in una rete mediterranea che guarda oltre i confini regionali e nazionali, condividendo metodologie, buone pratiche e strumenti di governance.
Un passaggio che rafforza il ruolo dell’Ente come presidio di biodiversità, ma anche come piattaforma di cooperazione internazionale, capace di trasformare la tutela degli ecosistemi costieri in un’opportunità concreta di conoscenza, occupazione qualificata e sviluppo sostenibile”.
Ambiti territoriali sociali, convocati tutti i Comuni
Rafforzare la capacità dei territori di rispondere ai bisogni delle persone, migliorare l’efficacia dei servizi, rendere più consapevole e orientata ai risultati la programmazione sociale. È da questa necessità, concreta e non più rinviabile, che prende forma il ciclo di incontri operativi avviato dalla Regione Calabria con tutti i comuni afferenti agli Ambiti territoriali sociali (ATS).
“Abbiamo il dovere di fermarci, analizzare e scegliere con l’obiettivo di rafforzare la capacità dei territori di rispondere ai bisogni delle persone. Questo significa rendere più efficaci i servizi, valorizzare le risorse disponibili e costruire una programmazione più integrata, consapevole e orientata ai risultati”.
Gli incontri si svolgeranno presso la Cittadella regionale e coinvolgeranno, secondo un calendario articolato, tutti gli Ambiti territoriali sociali della Calabria.
Mercoledì 21 gennaio, alle ore 10.30, presso la sala verde, sono convocati gli Ambiti territoriali sociali della provincia di Cosenza, con i Comuni capofila di Cosenza, Acri, Amantea, Cariati, Castrovillari, Corigliano-Rossano, Montalto Uffugo, Paola, Praia a Mare, Rende, Rogliano, San Marco Argentano, Trebisacce e San Giovanni in Fiore. Alle ore 15.00, poi, sempre nella Sala Verde, l’incontro è dedicato agli ATS della provincia di Reggio Calabria, con i Comuni capofila di Reggio Calabria, Caulonia, Locri, Melito Porto Salvo, Polistena, Rosarno, Taurianova e Villa San Giovanni.
Venerdì 23 gennaio, invece, alle ore 10.30, presso la sala oro, sarà la volta dei comuni d’Ambito delle province di Crotone e Vibo Valentia (Crotone, Vibo Valentia, Cirò Marina, Mesoraca, Serra San Bruno e Spilinga) mentre alle 14.30, nella Sala Verde, si chiuderà con quelli della provincia della città capoluogo (Catanzaro, Lamezia Terme, Soverato e Soveria Mannelli).
In questo quadro, si è chiesto espressamente ai Comuni capofila degli Ambiti territoriali sociali di estendere l’invito alla partecipazione agli incontri a tutti i Comuni afferenti ai rispettivi Ambiti, al fine di garantire un coinvolgimento pieno e rappresentativo dell’intero sistema territoriale.
Il percorso di confronto è finalizzato all’analisi della situazione attuale del sistema regionale dei servizi sociali, con particolare riferimento alla gestione associata degli interventi, alla qualità della programmazione, al monitoraggio delle azioni e alla rendicontazione delle risorse destinate alle politiche sociali.
“Il ruolo degli ATS è centrale. È su questo livello che si gioca la capacità del welfare di essere davvero vicino alle persone, di integrare servizi e competenze, di trasformare le risorse in risposte concrete. La Regione intende accompagnare questo processo con ascolto, metodo e responsabilità condivisa”.
I Comuni capofila sono invitati a garantire la più ampia e qualificata partecipazione dei Comuni afferenti ai rispettivi Ambiti, affinché il confronto avviato possa tradursi in un rafforzamento reale della governance territoriale e in modelli di welfare più efficaci, inclusivi e sostenibili.
Alecci su nuovi… fondi per S.Anna H Catanzaro
Accolgo con favore le notizie relative all’interesse da parte di alcuni imprenditori calabresi riguardo la riconversione della struttura del Sant’Anna Hospital di Catanzaro.
Il tempo a disposizione non è tantissimo, e proprio per questo motivo occorre verificare e dare subito seguito a queste intenzioni per garantire la sopravvivenza di un vero e proprio polo d’eccellenza dal punto di vista sanitario, un punto di riferimento per tantissimi pazienti, non solo della provincia di Catanzaro, ma provenienti da altre province e regioni limitrofe.
La riconversione della struttura e nuovi investimenti potrebbero, inoltre, assicurare la continuità del lavoro per tanti medici e altre figure professionali che in questi anni hanno prestato servizio presso il Sant’Anna, raggiungendo un ottimo livello di specializzazione. Oltre che, naturalmente, dare vita nuovamente ad un importante sviluppo economico dell’area circostante grazie al conseguente indotto, così come succedeva nei decenni passati.
A questo punto appare fondamentale anche la volontà da parte della Regione Calabria di accompagnare con atti concreti la riconversione del Sant’Anna Hospital, al fine di rendere al più presto operativa la struttura e garantire ai cittadini sempre maggiori standard sulle prestazioni sanitari e l’aumento dei posti letto.
Stroncare definitivamente il tentativo di ripartenza di questa struttura sarebbe un altro duro colpo inferto all’offerta sanitaria del territorio e vorrebbe dire la perdita di centinaia di posti di lavoro, un prezzo da pagare troppo alto per il nostro già difficile territorio.
Per questo motivo auspico che il Presidente Occhiuto partecipi fattivamente ai prossimi incontri che potrebbero risultare decisivi, mantenendo risorse e impegni verso la sanità catanzarese.
Bruno
«Non è populismo denunciare ciò che i dati ufficiali certificano. Non lo diciamo noi che la sanità calabrese non funziona: lo affermano i sindacati, gli organismi di controllo, il Piano nazionale esiti di Agenas. Continuare a raccontare una sanità che non esiste significa negare i bisogni reali dei cittadini».
Se oggi il consiglio regionale si occupa di sanità è grazie alla mobilitazione dei comitati e dei cittadini di Polistena, che hanno avuto il merito di riportare all’attenzione pubblica una condizione ormai insostenibile.
Nel capoluogo esisteva una struttura di eccellenza come Villa Sant’Anna, punto di riferimento nazionale nel campo della senologia. Oggi quella realtà non c’è più. Ci sono imprenditori disponibili a investire per restituire alla città una struttura adeguata, consapevoli della tradizione e delle competenze che Catanzaro ha espresso per anni in questo settore.
Chiediamo alle istituzioni regionali di dare attenzione a questa vicenda, di ascoltare chi vuole investire e di rispettare una città che ha rappresentato un presidio fondamentale nella cura e nella prevenzione.
Sarebbe stato forse più utile approvare una mozione di indirizzo rivolta al commissario, affinché adottasse un DCA, come già avvenuto in passato. Anche questa strada, tuttavia, resterebbe in contrasto con una normativa nazionale ancora vigente, che potrebbe essere modificata solo con l’eventuale approvazione di un emendamento in sede di conversione del decreto Milleproroghe.
L’impostazione appare però perché restringe il reclutamento ai soli medici in pensione. L’essere in pensione sembra costituire l’unico titolo previsto, senza alcun riferimento al possesso della specializzazione nella disciplina da ricoprire, che è invece indispensabile per qualunque attività ospedaliera. Inoltre, non è fissato alcun limite di età, mentre l’idoneità psico-fisica resta una variabile piuttosto incerta. Mancano infine criteri chiari sulla tariffazione delle prestazioni».
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Cogliere l’opportunità, con coraggio e visione, di rilanciare il Sant’Anna Hospital, una struttura sanitaria che ha scritto pagine importanti della sanità calabrese, segnando profondamente la vita economica e sociale di Catanzaro.
È quanto ha chiesto il consigliere regionale Enzo Bruno, nel corso dell’ultima seduta del Consiglio regionale, rivolgendosi al presidente della Giunta, Roberto Occhiuto.
«A Catanzaro c’era una struttura che per anni ha rappresentato molto più di un presidio sanitario. Il Sant’Anna Hospital, per tutti Villa Sant’Anna, è stata una struttura di cura, di speranza, di eccellenza riconosciuta ben oltre i confini regionali. Un punto di riferimento della cardiochirurgia italiana che ha permesso a migliaia di calabresi di curarsi nella propria terra, senza dover affrontare il peso umano ed economico dell’emigrazione sanitaria. Il Sant’Anna – sottolinea Bruno – non è solo un edificio. È un intreccio di storie, di volti, di professionalità. È il lavoro quotidiano di donne e uomini che per anni hanno garantito diagnosi, cure, sollievo. È il ricordo di pazienti arrivati da ogni angolo della Calabria e tornati a casa con una speranza in più».
Bruno richiama anche il ruolo sociale ed economico che il “Sant’Anna” ha avuto nel tempo: «È stata una vera fabbrica della salute, capace di formare professionisti, garantire centinaia di posti di lavoro e diventare un faro per il quartiere di Pontepiccolo. Attorno a quella struttura viveva un tessuto fatto di piccoli esercizi, famiglie, relazioni. Se si stacca la spina definitivamente al Sant’Anna Hospital, si spegne un pezzo di città».
«Se esiste un tentativo serio e responsabile che permetta di discutere di una prospettiva di rilancio, bisogna valutare, provare e approfondire: bisogna andare avanti – afferma Bruno –. Lo dobbiamo prima di tutto ai lavoratori e alle lavoratrici di quella struttura e alla difesa del diritto alla cura: ogni presidio in più nella nostra terra è uno strumento per ridurre l’odiosa e costosa pratica dell’emigrazione sanitaria. Catanzaro ha tutte le carte in regola per continuare a ospitare un presidio sanitario di alto livello: c’è una tradizione, ci sono competenze, c’è un bisogno reale del territorio».
«Per questo – conclude Enzo Bruno – chiedo al presidente Occhiuto e al Dipartimento Salute di valutare con attenzione ogni possibilità utile a salvaguardare e rilanciare questa struttura. Si tratta di senso di responsabilità verso i lavoratori e le lavoratrici, verso una città e verso una regione che ha il diritto di credere ancora in una sanità di qualità».
