Riceviamo e pubblichiamo

Non giungono buone notizie da Roma riguardo la vertenza dei 150 lavoratori del call center “aCapo” di Crotone. Il bando per la commessa di Roma Capitale che penalizza le società e gli operatori senza una territorialità nell’area di Roma, a quanto pare, non verrà modificato, mettendo seriamente a rischio l’attività e tanti posti di lavoro in un territorio già compromesso sul versante occupazionale. Bisogna fare di più!

Tutti gli attori interessati, a cominciare dalla Regione Calabria, devono convergere su una linea unica d’azione per poter fare tutto il possibile affinchè vengano tutelati questi lavoratori.

Lavoratori che in tanti anni di lavoro hanno acquisito un know-how importante, che non può e non deve essere disperso.

Rimango a disposizione per qualunque tipo di intervento che possa risultare utile alla risoluzione di questa brutta vicenda.

Personalmente, mi farò portavoce anche a livello nazionale con i referenti del Partito Democratico per valutare di concerto le eventuali strade da percorrere.

Una situazione del genere non può concludersi nel silenzio da parte delle istituzioni: tutta la politica, a tutti i livelli deve fare la propria parte!

Bruno 1

«La RSA di Girifalco non può restare una struttura formalmente accreditata ma di fatto svuotata della sua funzione». È quanto afferma il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente” che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Presidente della Giunta regionale, in qualità di Commissario ad acta per la sanità, per fare piena luce sulla situazione della Residenza sanitaria assistenziale di Girifalco.

«I ricoveri risultano bloccati dal 2010 – sottolinea Bruno – nonostante la struttura risulti accreditata “ex lege”, come più volte confermato dall’ASP di Catanzaro. Siamo di fronte a un paradosso che va affrontato e risolto, perché sta producendo effetti pesanti sia sul piano dell’assistenza che su quello occupazionale».

Nell’interrogazione, il consigliere regionale ricostruisce una vicenda che si trascina da anni, segnata da sollecitazioni rimaste senza risposte concrete. «Lo stop prolungato dei ricoveri – evidenzia – ha determinato una progressiva riduzione del numero dei pazienti ospitati e, di conseguenza, una contrazione dell’organico. Molti lavoratori hanno chiesto il trasferimento, anche per il timore che la RSA possa andare incontro a una chiusura di fatto per mancanza di utenza».

Un circolo vizioso che, secondo Bruno, va spezzato intervenendo sul nodo centrale della questione. «La riattivazione dei ricoveri è il punto da cui ripartire – afferma – perché solo così sarà possibile rilanciare la struttura e affrontare anche il tema del personale, che oggi continua a garantire il servizio con grande senso di responsabilità, spesso sostenendo carichi di lavoro al limite di quanto previsto dal contratto».

Il consigliere regionale chiede quindi alla Regione e al Commissario ad acta di chiarire le ragioni amministrative, organizzative o sanitarie che hanno portato al blocco dei ricoveri e di indicare quali iniziative urgenti si intendano assumere per sbloccare la situazione. «Ho chiesto anche – aggiunge – se sia previsto un piano di rilancio della RSA e se non si ritenga necessario convocare con urgenza un tavolo di confronto con Regione, ASP, Comune di Girifalco, rappresentanze dei lavoratori e associazioni del territorio».

«La RSA di Girifalco – conclude Enzo Bruno – rappresenta un presidio sociosanitario importante per l’area. Lasciarla in questa condizione significa penalizzare in particolare gli anziani e i lavoratori. È arrivato il momento di dare risposte chiare e assumere decisioni conseguenti».

Bruno 2

«La vertenza del servizio “Chiama Roma” non può essere archiviata come una questione tecnica o burocratica.

Qui è in gioco il lavoro, la dignità e il futuro di circa 150 lavoratrici e lavoratori di Crotone che da oltre dieci anni garantiscono, con professionalità e continuità, un servizio pubblico essenziale per la Capitale».

È quanto afferma il consigliere regionale Enzo Bruno, interviene sulla vicenda che rischia di travolgere il call center crotonese impiegato nella commessa del Comune di Roma.

«Parliamo di persone che hanno costruito competenze, stabilità e qualità del servizio nel tempo – sottolinea Bruno – e che oggi si vedono improvvisamente messe ai margini da un bando che introduce criteri penalizzanti e discriminatori, come il punteggio aggiuntivo legato alla territorialità romana, del tutto fuori luogo per un servizio storico già strutturato a Crotone».

Secondo il consigliere regionale, il rischio concreto è quello di «un licenziamento mascherato», attraverso l’ipotesi di trasferimenti forzati a oltre 600 chilometri di distanza, «una prospettiva irrealistica e socialmente inaccettabile, soprattutto per lavoratori part-time e per un territorio che vive già una condizione occupazionale fragile».

«È grave – aggiunge Bruno – che un ente pubblico come il Comune di Roma non valuti l’impatto sociale delle proprie scelte. Ancora più grave è il richiamo a un contratto collettivo diverso da quello delle Telecomunicazioni, in contrasto con le indicazioni ministeriali. Le regole esistono e vanno rispettate: nei cambi di appalto devono essere garantiti continuità occupazionale, diritti contrattuali e mantenimento della sede di lavoro».

Per Enzo Bruno la vertenza assume un valore che va oltre il singolo appalto: «Qui si misura la credibilità delle istituzioni quando si parla di equità territoriale. Non possiamo accettare che il peso delle riorganizzazioni ricada sempre sulle stesse aree del Paese, scaricando sul Mezzogiorno i costi sociali di decisioni prese altrove».

Accanto alla denuncia, Bruno avanza una proposta chiara: «Chiediamo l’eliminazione degli elementi discriminatori e l’applicazione piena della clausola sociale. Serve un tavolo istituzionale che coinvolga Comune di Roma, Regione Calabria, parti sociali e azienda, per costruire una soluzione che tuteli il lavoro e garantisca la qualità del servizio».

«Difendere questi lavoratori – conclude – significa difendere un’idea diversa di politiche pubbliche, in cui il lavoro non è una variabile sacrificabile. Crotone e la Calabria non possono continuare a pagare il prezzo più alto. Su questo non faremo passi indietro».

Bruno 3

«Parliamo di una Commissione – sottolinea Bruno – che ha una caratura sociale altissima e che non può limitarsi a un ruolo formale. La Calabria vive ancora oggi una contraddizione profonda: territori che vengono raccontati come “isole felici” ma che, proprio per questo, rischiano di abbassare la guardia. È spesso lì che l’illegalità si insinua con maggiore facilità».

Bruno richiama l’attenzione sugli episodi recenti che stanno interessando diverse aree della regione, in particolare gli attacchi ai bancomat nelle zone interne. «Non si tratta solo di fatti criminali – evidenzia – ma di azioni che incidono direttamente sulla vita quotidiana delle comunità.

In molti piccoli centri un bancomat rappresenta un servizio essenziale: colpirlo significa minare la tranquillità delle popolazioni e alimentare un senso di insicurezza diffusa. Per questo ho chiesto al presidente Polimeni che la Commissione si riunisse immediatamente: la Regione deve far sentire la propria presenza».

Secondo Bruno, pur non disponendo dei poteri della Commissione parlamentare antimafia, l’organismo regionale può e deve costruire una propria forza. «I nostri poteri sono limitati, è vero – afferma – ma possono essere rafforzati attraverso il lavoro, la continuità e il radicamento. Dobbiamo essere presenti nelle scuole, accanto ai sindaci, nel mondo dell’impresa, per dare un segnale chiaro: la Regione Calabria c’è ed è impegnata concretamente nel contrasto alla ’ndrangheta e a ogni forma di illegalità diffusa».

Da qui la proposta di un cambio di passo rispetto alle precedenti legislature. «Serve un programma strutturato – spiega – fatto di convocazioni frequenti, seminari, incontri pubblici in tutte le province calabresi, con particolare attenzione ai territori più esposti. Il nostro lavoro non sarà soltanto legislativo, ma soprattutto di studio, analisi e costruzione di una cultura della legalità».

Un passaggio centrale dell’intervento riguarda la riflessione sugli strumenti normativi oggi in vigore. «Dobbiamo avere il coraggio di interrogarci sull’efficacia di misure come lo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose – sostiene Bruno –. Sciogliere un Consiglio comunale eletto e lasciare intatta la struttura tecnico-amministrativa pone un problema evidente: così non sempre si bonifica davvero il sistema. Molti degli atti che incidono sull’illegalità diffusa non sono politici, ma amministrativi. Su questo è necessario aprire un confronto serio, informato e non ideologico, anche a livello nazionale».

In questa direzione, Bruno propone di avviare i lavori della Commissione con un’impostazione di alto profilo. «Per iniziare con il piede giusto – afferma – ho suggerito di valutare un’iniziativa di approfondimento invitando uno dei massimi esperti nazionali sul fenomeno della ’ndrangheta, Enzo Ciconte, autore di decine di libri sul fenomeno».

«Ciconte – prosegue – è impegnato da anni come consulente in diverse realtà del Paese, tra cui l’Emilia-Romagna, dove la pervasività delle infiltrazioni mafiose ha assunto dimensioni tali da richiedere un’attenzione costante. La sua esperienza accademica e il suo lavoro di ricerca rappresentano un contributo prezioso per comprendere a fondo i meccanismi della criminalità organizzata e orientare in modo efficace il lavoro della Commissione, che dovrebbe valutare una forma di collaborazione permanente».

«La Commissione – conclude – ha davanti a sé una sfida complessa ma decisiva. Dobbiamo reinventarne il ruolo, renderla utile, presente e credibile. Solo così potremo rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e fare della Regione Calabria una presenza viva e riconoscibile nei territori».

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