Riceviamo e pubblichiamo

Torna al centro del dibattito la vicenda del polo scolastico di Paola (Cs), segnata da un passaggio complesso di dimensionamento e chiarita da una recente sentenza del Tribunale del lavoro di Cosenza.

Il provvedimento ha disposto il reintegro della preside Miriam Curti, ristabilendo un principio fondamentale: nel caso in esame non si trattava di una fusione tra istituti, bensì di un’aggregazione.

La vicenda ha avuto un primo passaggio davanti al Tribunale Amministrativo Regionale, che non ha rigettato il ricorso, ma ha chiarito un aspetto decisivo: la competenza a decidere non spettava al giudice amministrativo.

Il Tar ha infatti indicato come competente il giudice del Lavoro. È stato quindi il Tribunale del lavoro, una volta investito della causa, a entrare nel merito e a disporre il reintegro di Curti.

Il Tribunale ha ricostruito con precisione il quadro normativo e fattuale, evidenziando come l’istituto Pizzini-Pisani fosse individuato quale scuola “aggregante”.

In tale configurazione, la titolarità della dirigenza resta in capo al preside dell’istituto principale, mentre l’eventuale posizione di soprannumerarietà riguarda esclusivamente i dirigenti delle scuole aggregate.

Da qui il riconoscimento della piena legittimità del ruolo di Curti.

La sentenza non rappresenta solo la risoluzione di una controversia giuridica, ma assume un valore più ampio, perché richiama tutti – istituzioni, scuola e comunità – al rispetto delle regole e alla loro corretta applicazione.

È un richiamo particolarmente significativo proprio nel contesto scolastico, luogo in cui i principi di legalità e cittadinanza non solo si insegnano, ma si praticano quotidianamente.

In questi giorni la comunità scolastica sta vivendo una fase delicata, comprensibilmente segnata da discussioni.

Tuttavia, proprio nei momenti di maggiore incertezza, diventa essenziale mantenere equilibrio e senso delle istituzioni.

Le decisioni della magistratura possono essere oggetto di impugnazione, ma non possono trasformarsi in occasione di divisioni interne o tensioni che rischiano di compromettere il clima educativo.

In questo scenario, il ruolo della comunità educante è centrale.

Docenti e presidi sono chiamati a offrire agli studenti un esempio concreto di responsabilità, misura e rispetto delle regole democratiche.

La scuola non può diventare un terreno di scontro: deve restare uno spazio di crescita, confronto civile e stabilità.

Il reintegro di Curti assume allora anche un valore umano e professionale.

Nel corso degli anni, la sua guida è stata caratterizzata da passione, competenza e visione strategica.

Ha contribuito in modo significativo alla crescita culturale degli studenti, promuovendo progetti di alto valore formativo, rafforzando i rapporti con enti e istituzioni del territorio e avviando percorsi di internazionalizzazione che hanno aperto nuove opportunità per i giovani.

L’apprezzamento diffuso testimonia un lavoro svolto con dedizione e alta professionalità, capace di incidere concretamente sulla qualità dell’offerta formativa e sull’attrattività dell’Istituto.

In questa prospettiva, si può prevedere con certezza che tale impegno proseguirà anche nella nuova dimensione scolastica, frutto dell’aggregazione, continuando a favorire l’eccellenza formativa e lo sviluppo delle nuove generazioni.

Oggi, alla luce della sentenza, la sfida è guardare avanti: coniugare continuità educativa e rispetto delle regole, evitando che il confronto degeneri in contrapposizione.

Il patrimonio costruito negli anni rappresenta un valore da preservare e sviluppare.

Perché la scuola non è solo il luogo in cui si insegnano le regole.

È, prima di tutto, il luogo in cui si dimostra, ogni giorno, che valgono davvero.

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