India e Virus Nipah, 5 casi e misure immediate.
Le autorità indiane stanno intervenendo in modo rapido con quarantene e sorveglianza locale, dopo la conferma dei casi in Bengala Occidentale.
Secondo gli specialisti, Nipah è tra i virus più aggressivi conosciuti e, al momento, non sono disponibili vaccini o terapie specifiche.
Tra i contagiati compaiono anche medici e infermieri, dettaglio che richiama grande attenzione in ambito ospedaliero. C’è il timore di una diffusione rapida, ma i focolai sono al momento circoscritti e in monitoraggio, con l’obiettivo di spezzare sul nascere eventuali catene di trasmissione.
Misure annunciate: quarantena locale e sorveglianza dei contatti.
Interventi ritenuti cruciali: isolamento dei casi, cordoni sanitari e quarantena dei contatti stretti.
Nipah: rischi, sintomi e vie di trasmissione
Per l’Oms è un virus da priorità alta: la combinazione di letalità elevata e potenziali mutazioni ne fa un sorvegliato speciale.
I primi segnali includono febbre, vomito e stanchezza; nei quadri più severi possono insorgere problemi respiratori e coinvolgimento cerebrale.
Il serbatoio principale sono i pipistrelli della frutta del Sud-est asiatico; possibili passaggi anche tramite maiali. Il contagio tra persone può avvenire, ma non in modo efficiente: richiede contatto ravvicinato con fluidi corporei, spesso in famiglia o in ospedale.
Sintomi iniziali: febbre, nausea/vomito, astenia.
Possibili complicanze: disturbi respiratori e forme encefaliche gravi.
Trasmissione: da pipistrelli (serbatoio) e maiali; tra umani con contatto stretto e fluidi.
Dove circola: focolai ricorrenti in Bangladesh, India, Malesia e Singapore; nessun caso in Occidente.
Cosa dicono gli esperti: cautela sì, allarme no
Gli epidemiologi ricordano che non si tratta di una minaccia nuova: i focolai si ripresentano nel Sud-est asiatico, di solito con dimensioni limitate.
La situazione attuale in India richiede attenzione e cautela, ma non è indicata come allarme globale.
Nel cinema (Contagion) si ipotizzava un salto verso la pandemia; nella realtà non è affatto scontato, anche se lo sviluppo di vaccini è considerato prioritario proprio per la severità clinica.
Fondamentali, per contenere l’epidemia, restano isolamento, cordoni sanitari e quarantena dei contatti.
Dati storici: nel 1998-99 tra Malesia e Singapore si contarono 265 casi e oltre 100 decessi.
Kerala 2018: 23 casi e 21 decessi, a testimoniare l’elevata gravità clinica.
